L'imperialismo minaccia il Congo

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di Carlos Lopes Pereira | da www.avante.pt

congo miliziaTraduzione a cura di Marx21.it

I paesi dell'Africa Australe hanno deciso di inviare truppe nell'Est della Repubblica Democratica del Congo (RDC), allo scopo di stabilizzare la regione del Kivu, dove gruppi armati hanno condotto azioni militari. La forza africana, denominata Forza Internazionale Neutra (FIN), sarà comandata dalla Tanzania e costituita da soldati di questo paese e del Sudafrica.

La decisione è stata assunta sabato 8 dicembre, a Dar Es Salam, dal vertice straordinario dei capi di Stato e di governo della Comunità per lo Sviluppo dell'Africa Australe (SADC), convocato dal suo presidente, Armando Guebuza, del Mozambico. Nell'Est del Congo già si trova una forza delle Nazioni Unite, la MONUSCO, ma il SADC ritiene che essa garantisca appena le attività umanitarie, in una zona in cui sono riportate quotidianamente “morti, violenze e saccheggi, tra gli altri crimini praticati da gruppi armati”. E chiede all'ONU che modifichi il mandato di questa forza, conferendole “poteri di reazione armata diretta in caso di attacco”.


Il vertice di Dar Es Salam ha riaffermato “l'indivisibilità e il rispetto della sovranità e dell'integrità territoriale” della RDC, ha manifestato profonda preoccupazione per il deterioramento della situazione della sicurezza e umanitaria nell'Est del paese, e “ha condannato vigorosamente il gruppo M23 e i suoi attacchi contro le popolazioni civili, le forze di mantenimento della pace dell'ONU e le agenzie umanitarie, tra gli altri mali”.

A conclusione del vertice, il presidente Guebuza ha dichiarato che “siamo aperti al dialogo, ma non siamo disposti a continuare a vedere persone indifese che vengono uccise”.

Guebuza ha rivelato che il SADC opererà insieme alla Conferenza Internazionale dei Grandi Laghi (CIEPD), all'Unione Africana e alla stessa ONU in ricerca di sostegni per il successo della forza militare africana.

A sua volta, il presidente del CIEPD, Yoweri Museweni, dell'Uganda, ha sostenuto che i quasi 20.000 effettivi dislocati nel Congo sotto la bandiera dell'ONU stanno promuovendo una sorta di “turismo militare”, dal momento che anche con la loro presenza la RDC continua ad essere destabilizzata.

Nello stesso giorno in cui si svolgeva a Dar Es Salma il vertice del SADC, rappresentanti del governo della RDC e del Movimento 23 Marzo – il gruppo “ribelle” responsabile delle azioni di guerra nel Kivu – si riunivano a Kampala, capitale ugandese, per negoziare la pace nell'Est congolese.

Sulla situazione nella RDC, la Repubblica di Angola, sua vicina, ha posizioni chiare, che aiutano a comprendere meglio ciò che avviene in uno dei maggiori e potenzialmente più ricchi paesi africani.

“La situazione nell'Est della RDC viene presentata dagli aggressori come un attacco dei “ribelli”. In verità è un'invasione esterna con forti appoggi da parte delle potenze occidentali, le stesse che hanno rafforzato l'Uganda e il Ruanda. I gruppi armati innalzano una bandiera creata frettolosamente, perché sembrava sconveniente issare le bandiere di quelli che appoggiano l'aggressione”, ha scritto giorni fa il Jornal de Angola.

In un editoriale intitolato “Dopo il Sudan, il Congo”, il quotidiano ha accusato non solo i governi ugandese e ruandese ma anche “i paesi occidentali che appoggiano il regime di Paul Kagame” di voler fare “arrivare a Kinshasa” i “ribelli” e di minacciare la pace nella regione dei Grandi Laghi e nell'Africa Australe.

“In Libia è stata data luce verde alla NATO per deporre il presidente di un paese sovrano. Nella Repubblica Democratica del Congo i gruppi armati possono rovesciare, senza alcun problema, un governo legittimato dal voto popolare. Apparentemente interessano solo le risorse minerarie del Kivu, che del resto vengono già saccheggiate da decenni dai paesi occidentali che stanno dietro l'aggressione”, nota il Jornal de Angola.

Il giornale denuncia che “l'obiettivo dei fabbricanti di armi è provocare una guerra nei Grandi Laghi che porti allo smembramento della Repubblica Democratica del Congo”. Accusa l'ONU e la NATO di fomentare una nuova guerra nel Congo, di volere “creare nei Grandi Laghi l'esempio che giustifichi futuri attacchi alla sovranità di ogni stato africano, fino a cancellare la mappa dell'Africa disegnata alla Conferenza di Berlino”. E difende il fatto che “mantenere le frontiere ereditate dal colonialismo”, al contrario di ciò che è avvenuto nel Sudan, “è un compromesso onorevole, inviolabile e non negoziabile”.

Le nuove minacce che incombono sulla patria di Patrice Lumumba evidenziano come l'imperialismo continui a dividere per dominare. E a utilizzare tutti i mezzi, compresa la guerra, per ricolonizzare l'Africa – con la connivenza di alleati indigeni – e proseguire con lo sfruttamento delle sue ricchezze e dei suoi popoli.