I popoli del Sahel resistono all’occupazione coloniale (anche dell’Italia)

E-mail Stampa PDF

africanunion flagdi Carlos Lopes Pereira

Avante!”, Settimanale del Partito Comunista Portoghese

da http://www.avante.pt

Traduzione di Mauro Gemma per Marx21.it

L'aggressione militare degli Stati Uniti e dei suoi alleati della NATO contro la Libia, nel 2011, è nota per aver distrutto l'unità dello Stato africano, fomentato guerre intestine durature, spianato la strada a interferenze straniere, rovinato uno dei paesi più sviluppati dell'Africa. Ha provocato un "caos controllato", così come è avvenuto per altri interventi dell'imperialismo USA, dall'Afghanistan e dall'Iraq allo Yemen e alla Siria, per depredare e saccheggiare più agevolmente la ricchezza dei loro popoli.


Nel caso libico, un'altra conseguenza dell'aggressione imperialista è stata la destabilizzazione del Mali e dell'intera fascia del Sahel. Quasi un decennio dopo, insurrezioni separatiste, attività di gruppi terroristici, conflitti interetnici e presenza di truppe straniere, tutte con un alto numero di vittime e sfollati, oggi caratterizzano la situazione in una ricca sottoregione (petrolio, oro, uranio ...) ma dove la povertà si diffonde e la dipendenza aumenta.

Ma i popoli resistono, è certo. In Mali, ad esempio, ci sono state manifestazioni che hanno mobilitato decine di migliaia di cittadini nelle proteste di piazza contro l'insicurezza e la disoccupazione. Il presidente maliano Ibrahim Boubakar Keita, molto contestato, è stato costretto a incontrarsi a Bamako con l'Imam Mahmoud Dicko, leader del movimento di protesta, per cercare di risolvere la crisi.

In questo contesto, un altro vertice tra la Francia e il G5 Sahel (Mauritania, Mali, Burkina Faso, Niger e Ciad) si è tenuto il 30 giugno a Nouakchot, sei mesi dopo un incontro analogo a Pau , nei Pirenei francesi, dove è stato deciso di "intensificare la lotta antiterrorista".

L'obiettivo ora è "continuare ad avanzare con un programma comune per l'area", dove la Francia ha un dispositivo militare di oltre cinquemila soldati, la cosiddetta Operazione Barkhane. Inoltre, la missione delle Nazioni Unite (Minusma), con 14.000 soldati e i consiglieri militari dell'Unione Europea, rimane in Mali, mentre cerca di creare una forza congiunta del G5 con altre 5.000 effettivi.

Al vertice nella capitale mauritana hanno partecipato i presidenti saheliani Mohamed Ould Ghazouani, l'ospite; Ibrahim Keita (Mali); Roch Kaboré (Burkina Faso); Mahamadou Issoufou (Niger); e Idriss Déby (Ciad). Era presente anche il presidente francese, Emmanuel Macron; il capo del governo spagnolo, Pedro Sanchez; il presidente della Commissione dell'Unione Africana, Moussa Mahamat; e il segretario generale dell'Organizzazione francofona internazionale, Louise Mushikiwabo. Hanno partecipato in videoconferenza la Cancelliera tedesca Angela Merkel, il Primo Ministro italiano Giuseppe Conte (il parlamento italiano ha approvato praticamente all’unanimità il dispiegamento di 200 militari e 20 mezzi terrestri nel Sahel a supporto della task force internazionale Takuba, NdT) e il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres.

Alla fine del vertice di Nouakchot, Macron ha sostenuto che Parigi e i suoi alleati sono riusciti, negli ultimi mesi, dal punto di vista militare, a "invertire l'equilibrio delle forze" nella lotta contro gruppi di jihadisti e ha garantito che "la vittoria è possibile nel Sahel '.

Si vedrà se l'ottimismo del presidente francese sarà confermato. Ma è certo che la vera vittoria delle popolazioni saheliane e sahariane sarà la fine delle guerre e il ritiro delle truppe straniere, l'instaurazione duratura della pace e la creazione di condizioni per lo sviluppo dei loro paesi, con il rafforzamento della sovranità e la fine della dipendenza neo-coloniale.