Sempre più truppe francesi ed europee nel Sahel

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Afrique Francedi Carlos Lopes Pereira

Avante!”, Settimanale del Partito Comunista Portoghese

da http://avante.pt

Traduzione di Mauro Gemma per Marx21.it

Abbasso la Francia!, Fuori la Francia!, No all'imperialismo!, Alt al genocidio francese nei paesi del Sahel!! No al franco CFA!, Liberazione del Mali! - erano gli slogan scritti sui cartelli di una manifestazione, con migliaia di persone, in Piazza Indipendenza, a Bamako, il 10 gennaio.


Negli ultimi mesi ci sono state altre proteste di questo tipo, non solo nella capitale del Mali, ma anche a Niamey e Ouagadougou, contro la presenza militare francese nel Sahel, che in questi anni non solo ha fermato l'azione dei jihadisti ma ne ha provocato un aumento, con un numero crescente di vittime e sfollati civili e militari.

Le proteste popolari di Maliani, Nigerini e Burkinesi contro l'intervento della Francia nei loro paesi evidentemente hanno offeso Emmanuel Macron. A dicembre, alla fine del vertice della NATO a Londra, il presidente francese, elogiando "l'importante lavoro" di Parigi nella lotta antiterroristica e la cooperazione in materia di sicurezza con i paesi del Sahel, ha imposto un "chiarimento" del quadro e delle condizioni politiche dell’intervento francese nella regione. E ha anche preteso che i partner africani affermassero che l'intervento militare francese è arrivato su loro richiesta e non con "propositi neo-coloniali".

La furia di Macron avrebbe anche a che fare con gli sviluppi della situazione militare nella regione, caratterizzata da un aumento degli attacchi da parte di gruppi jihadisti e del numero di vittime, specialmente in Mali, Niger e Burkina Faso. Questo, nonostante le migliaia di effettivi che compongono il personale dell'operazione francese Barkhane, le forze delle Nazioni Unite e degli "istruttori" e dei "consiglieri" statunitensi e dell'Unione europea e degli eserciti africani.

Le richieste del presidente francese hanno portato a convocare un vertice tra Francia e G5 Sahel, che si è svolto lunedì 13 febbraio a Pau, nei Pirenei. I risultati dell'incontro dimostrano che le minacce di Macron sono state una messa in scena, che ha cercato di lasciar intendere che avrebbe potuto ritirare le truppe di spedizione francesi.

I cinque capi di stato africani (Burkina Faso, Mali, Mauritania, Niger e Ciad), riuniti a Pau su invito della loro controparte francese, hanno difeso la continuità non solo del coinvolgimento militare francese nel Sahel, ma anche del "sostegno cruciale" degli Stati Uniti . Il riferimento al ruolo di Washington potrebbe avere avuto a che fare con una dichiarazione degli alti funzionari del Pentagono secondo cui gli Stati Uniti potrebbero ridurre le loro truppe in Africa.

Macron e i suoi alleati africani hanno approvato anche "un nuovo quadro politico, strategico e operativo", chiamato Coalizione per il Sahel, che riunisce il G5 Sahel, la forza di Barkhane e i paesi partner.

In particolare, i leader hanno deciso di "concentrare immediatamente i loro sforzi militari nelle tre aree di confine" (Mali, Burkina, Niger), sotto il comando di Barkhane e la forza congiunta del G5 Sahel, un'area di confine in cui si sono registrati i recenti attacchi attribuiti al " Stato islamico nel Grande Sahara.

L'incontro di Pau ha sancito la creazione di un gruppo di forze speciali europee, denominata Takuba, che sarà integrata nel comando congiunto. Un nuovo vertice Francia-G5 Sahel è stato convocato per giugno a Nouachott (Mauritania).

Il presidente Macron ha confermato l'aumento del coinvolgimento militare francese nel Sahel, annunciando anche il dispiegamento di 220 soldati per rafforzare la forza di Barkhane, che conta già 4.500 effettivi.