La Costa d’Avorio è un esempio evidente dell’ingerenza e del neocolonialismo

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intervista a Michel Collon
da investigaction.net

Traduzione di Lorenzo Battisti per Marx21.it

Olivier A. Ndenkop / Michel Collon

In questa intervista esclusiva, il giornalista e scrittore belga torna sulla conferenza di Parigi che aveva per tema “Gbagbo contro la Françafrique”

Le journal de l’Afrique (JDA): dal 2011 la Françafrique (la presenza francese in Africa) ha imperversato in diversi paesi africani: Repubblica Centrafricana, Costa d’Avorio, Mali, Libia. Perché scegliere di organizzare una grande conferenza sul caso del Gbagbo?

Michel Collon (MN) : con le forze limitate della nostra squadra Investig’Action, è impossibile trattare tutti questi interventi come sarebbe necessario! Ho molto lavorato sull’aggressione contro la Libia, producendo un libro e un piccolo film, è stata veramente una guerra contro tutta l’Africa.


Ma la Costa d’Avorio è anch’essa un esempio evidente dell’ingerenza e del neocolonialismo. Imprigionare a L’Aia un presidente che ha solamente voluto difendere l’indipendenza del suo paese serve a intimidire tutti quelli che in Africa vorrebbero liberarsi della Françafrique. A mio parere, ne abbiamo parlato troppo poco, e il pubblico largo è rimasto con un’impressione confusa fabbricata dai media. Le tecniche di demonizzazione mediatica hanno funzionato bene. Quindi, verificare i fatti con i testimoni diretti mi sembrava indispensabile per sensibilizzare un pubblico più largo e cominciare a cambiare i rapporti di forza.

JDA : Qual è l’idea generale che si coglie dalle testimonianze raccolte?

MC:  i nostri 17 testimoni principali hanno portato una mole incredibile di fatti concreti, di rivelazioni e di analisi pertinenti. Io stesso ho imparato molto.

La Francia delle multinazionali ha calpestato il diritto internazionale, ha organizzato direttamente i brogli dei risultati delle elezioni (Ggabo aveva vinto, senza alcun dubbio), la corruzione dei politici, il furto di risorse di cacao e di altro, un vero e proprio colpo di stato con rapimento politico. Considerano l’Africa come una loro proprietà e pensano che il governo debba obbedire loro. D’altra parte, prima di Gbagbo, l’ordine del giorno dei consigli dei ministri era deciso a Parigi, e dice tutto!

I responsabili sono Sarkozy, Villepin, Alliot-Marie, Juppé e la loro politica è stata continuata da Hollande, Valls e Kouchner. Ma i veri comandanti sono una serie di multinazionali francesi e altre di cui abbiamo ascoltato le malefatte con precisione.

JDA : l’affare Gbagbo è molto seguito in Africa e oltre. Avete preso posizioni per una larga diffusione delle testimonianze raccolte?

MC: si, sebbene i nostri mezzi siano limitati come ho detto, noi abbiamo fatto attenzione a registrare nelle condizioni migliori. Con il comitato organizzatore, Investig’Action prepara un DVD. Penso che sarà uno strumento prezioso perché ciascuno possa far conoscere quello di cui i media non parlano mai.

JDA: Laurent Gbagbo e i suoi sostenitori sono perseguiti presso la Corte Penale Internazionale e in Costa d’Avorio. Nel mentre, Alassane Ouattara e Guillaume Soro non sembrano preoccupati. Come spiegare questa politica dei due pesi e due misure?

MC: Gli avvocati ci hanno mostrato chiaramente che i processi sono dei bidoni, che l’istruzione del Procuratore a carico, e che malgrado i suoi mezzi enormi, il dossier è vuoto. In realtà, hanno fatto allungare il processo per impedire il ritorno di Gbagbo alla vita politica.

JDA: Il Fondo Monetario Internazionale non smette di elogiare il regime di Ouattara che mostra un tasso di crescita elevato (8,6% nel 2016). Vuol dire che la partenza di Gbagbo è stata una cosa positiva per l’economia ivoriana?

MC: Delle cifre finte! L'ingegnere Ahoua Don Mello, ex ministro, ha mostrato che queste cifre sono false: la “crescita” proviene dal settore delle costruzioni, interamente finanziato dall’”aiuto allo sviluppo”, di cui beneficiano le multinazionali francesi delle costruzioni. Mentre i settori creatori di ricchezza sono crollati del 10% o addirittura del 22% per il petrolio.

JDA: La conferenza di Parigi si è tenuta alla vigilia del primo turno delle presidenziali. Una semplice coincidenza o una strategia?

MC: una coincidenza, ma cascava a fagiolo per mostrare la situazione internazionale. D’altra parte abbiamo chiesto agli 11 candidati quello che volevano fare riguardo questo processo, sull’imprigionamento di Gbagbo e in generale sulla Françafrique, specialmente sul Franco coloniale. Solo tre hanno risposto, con buone posizioni di Mélenchon e di Assalineau...

JDA: L’arrivo di Emmanuel Macron all’Eliseo può cambiare qualche cosa nella Françafrique?

MC: Ecco, è il terzo ad avere risposto. Ma non cambierà alcunché. Non ha risposto alle domande, ma ha inviato un testo di generalità e di bla bla sulla continuazione del bel partenariato tra la Francia e l’Africa. Come hanno fatto tutti i presidenti precedenti.

JDA: Tra i sostenitori di Macron, c’è Bernard Henry Levy. Visto il suo ruolo nel caso libico, non dobbiamo temere altre guerre imperialiste in Africa sotto Macron?

MC: Assolutamente. Macron è un guerrafondaio, allineato agli Stati Uniti, aggressivo verso i palestinesi, e pericoloso per l’Africa. Levy è un venditore di propaganda di guerra che viene inviato ovunque bisogna giustificare un’aggressione coloniale.

JDA: Cosa ne pensate dell’attuale mobilitazione contro il Franco Coloniale?

MC: Molto positiva. È molto importante che tutto il continente si unisca su alcuni obiettivi precisi. Il Franco coloniale è uno strumento centrale per mantenere l’attuale tutela, è giusto prendere di mira questa morsa che blocca i popoli.

JDA: Nel 2013, il Collettivo Investig’Action che voi avete creato e diretto dal 2004, ha lanciato il Journal de l’Afrique. Cosa vi ha spinto a creare questo mensile?

MC: Ero cosciente che non si voleva parlare dei problemi dell’Africa, sull’internet internazionale. E quando se ne parla, raramente si parla degli africani. Ho quindi ritenuto molto importante creare questo incontro mensile, sono molto contento che il testimone abbia potuto essere assicurato dal redattore capo della redazione di Investig’Action, Alex Anfruns, e da voi stessi. È una vera soddisfazione vedere che il JDA si sviluppa bene, contando sulle proprie forze e spero che possa ancora allargare la sua rete di autori, i suoi scambi di idee e il suo impatto. Ne avevo parlato con Hugo Chavez, posso dirvi che considerava l’America Latina e l’Africa come due sorelle che dovevano assolutamente battersi insieme.

JDA: Avete altri progetti per l’Africa?

MC: Ora che   Alex Afruns mi ha sostituito come redattore capo del sito, posso concentrarmi sulla scrittura dei miei libri e sullo sviluppo della nostra casa editoriale. Nel 2018 pubblicheremo un grande manuale strategico di tutta l’Africa, preparato dal celebre sociologo Said Bouamama. E vogliamo ripubblicare un altro libro molto importante, un vero “classico”, sulla storia del continente africano, spero di poterne dire di più a breve.

Ma vorrei sottolineare che la nostra piccola squadra non può niente senza il sostegno e la partecipazione dei suoi lettore. Nella battaglia delle informazioni, il rapporto di forza non potrà cambiare che se ognuno diventa un attore attivo.

Lista dei testimoni

Professeur BALOU-BI, ex prigioniero politico del regime di Ouattara,
Pr. Albert BOURGI, insegnante di diritto
Bernard GENET,  giurista e consigliere di relazioni internazionali
Robert CHARVIN, universitario
Henriette EKWE, giornalista e panafricanista
Bernard HOUDIN, portaparola per l’Europa di Laurent GBAGBO
Guy LABERTIT, ex delegato per l’Africa del Ps
Théophile KOUAMOUO,  giornalista
François MATTEI, giornalista
Clotilde OHOUOCHI, ex ministro in esilio
Maître Habiba TOURE, avvocato
Seed ZEHE, avvocato
Séri ZOKOU, avvocato
Aminata TRAORE, scrittore impegnato
Ahoua DON MELLO, ex ministro in esilio
Georges Peillon