Prosegue l'attacco imperialista contro i BRICS. Ora tocca al Sudafrica

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jacob zuma 1di Deisy Francis Mexidor
da “Prensa Latina

Traduzione di Marx21.it

Per Chris Mathlako, membro dell'Ufficio Politico del Partito Comunista Sudafricano (SACP), si stanno creando pretesti per “creare instabilità in Sudafrica”.

In una dichiarazione a Prensa Latina, Mathlako ha sostenuto che i partiti dell'opposizione condividono gli stessi obiettivi delle potenze imperiali, specialmente gli Stati Uniti e l'Unione Europea. “Aspirano a provocare una “rivoluzione colorata” simile ad altre dello stesso tipo già note come quella dell'Ucraina, ma con caratteristiche sudafricane”, ha dichiarato.

L'Assemblea Nazionale del Sudafrica ha respinto, il 5 aprile, la mozione di sfiducia presentata dal partito di opposizione Alleanza Democratica (AD) che chiedeva un processo politico contro il presidente Jacob Zuma, per forzare le sue dimissioni.

Il risultato non sorprende. La manovra – ancora una volta – era destinata al fallimento, dal momento che il Congresso Nazionale Africano (ANC) controlla 249 dei 400 seggi nell'emiciclo.


Prima del voto, il portavoce dell'ANC nel Parlamento, Moloto Mothapo, ha affermato che ci si aspettava che i membri del Legislativo emettessero il loro giudizio in linea con le affiliazioni di partito. “Qualcuno si aspettava forse che si esprimessero diversamente dall'ANC?”, si è chiesto.

E' la terza volta nell'ultimo anno che i banchi dell'opposizione cercano di promuovere un movimento che rimuova Zuma e l'ANC dal potere.

Ora hanno utilizzato il pretesto del recente verdetto della Corte Costituzionale in merito al controverso caso Nkandla, in relazione a migliorie alla residenza privata del presidente.

Secondo il conteggio, sono stati 233 i NO all'uscita dalla scena di Zuma e 143 i SI, ma perché Alleanza Democratica e i Combattenti per la Libertà Economica – i principali avversari dell'ANC - potessero avere successo, era necessario il sostegno di due terzi dei deputati (266).

Alleanza Democratica, storicamente il partito della minoranza bianca, ha invocato l'articolo 89 della Costituzione, allo scopo di rimuovere il presidente in carica.

Il segretario generale dell'ANC, Gwede Mantashe, aveva anticipato che tale manovra sarebbe stata sottoposta alla discussione, ma che non aveva una base costituzionale.

“A nostro avviso non esiste una base per la proposta”, aveva comunicato alla stampa in risposta alle aspettative create dalla mozione presentata da Alleanza Democratica.

Il Comitato Nazionale dell'ANC si era riunito per valutare lo scenario dopo che la Corte Costituzionale si era pronunciata su Nkandla.

Mantashe ha dichiarato che l'ANC ha accettato la discolpa pubblica del presidente pronunciata alla televisione locale.

Il tribunale aveva concluso che Zuma non aveva assolto al proprio dovere costituzionale di ignorare le misure correttive dei protettori pubblici, in riferimento alle riparazioni della sua residenza a Nkandla, nel KwaZulu-Natal.

Nel 2014, il Difensore del Popolo Thuli Madonsela aveva riferito in un rapporto che il capo dello Stato avrebbe dovuto rimborsare i fondi utilizzati in queste migliorie in ragione del fatto che “avrebbe beneficiato indebitamente di un enorme investimento di capitale” non collegato a questioni di sicurezza.

Nell'emettere la propria sentenza, il presidente del Tribunale Mogoeng Mogoeng ha avvertito, inoltre, che il Tesoro ha 60 giorni di tempo per stabilire l'ammontare che dovrà pagare Zuma e altri 45 giorni perché diventi effettivo il versamento del denaro.

In febbraio, il leader dei Combattenti per la Libertà Economica, Julius Malema – già presidente della Lega Giovanile dell'ANC fino al 2012, anno in cui fu anche espulso dal partito di governo – aveva proclamato in una marcia convocata a Johannesburg che “è solo l'inizio”.

A ciò si riferiva quando ha spiegato la strategia per provocare un processo per “garantire che il presidente Jacob Zuma si dimetta da Capo dello Stato”.

Per Chris Mathlako, membro dell'Ufficio Politico del Partito Comunista Sudafricano (SACP), le sfide risultanti da tale scenario sono il pretesto per “creare instabilità in Sudafrica”.

In una dichiarazione a Prensa Latina, Mathlako ha assicurato che i partiti dell'opposizione condividono in fin dei conti gli stessi obiettivi delle potenze imperiali, specialmente gli Stati Uniti e l'Unione Europea.

“Aspirano a provocare una “rivoluzione colorata” simile ad altre dello stesso tipo già note come quella dell'Ucraina, ma con caratteristiche sudafricane”, ha aggiunto il capo delle Relazioni Internazionali del SACP.

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