Siria: Il Canard Enchainè rivela piano NATO contro Damasco

Stampa

di Geraldina Colotti* | su il Manifesto

 

siriaSecondo il settimanale satirico francese, sempre bene informato, la Nato avrebbe preparato un intervento armato «limitato» in Siria, predisposto a partire dalla Turchia. La Francia intanto propone «corridoi umanitari» in Siria.

 

Roma, 24 novembre 2011, Nena News – Dopo aver fatto da battistrada in Libia, la Francia morde il freno anche sulla Siria. Ieri ha riconosciuto Il Consiglio nazionale – una delle due principali componenti dell’opposizione, formatisi all’estero e composta principalmente dai Fratelli musulmani – come «interlocutore legittimo» di Parigi. Al termine di un incontro con Burhan Ghalioun, leader del Cns, tenutosi nella capitale francese, Juppé ha annunciato che la Francia proporrà all’Unione europea di esaminare la possibilità che vengano istituiti «corridoi umanitari» in Siria. «I corridoi umanitari – ha aggiunto Juppé – sono un punto che abbiamo esaminato con Ghalioun e chiederò alla prossima riunione del consiglio dei ministri europei di mettere questo punto all’ordine del giorno». Secondo il settimanale satirico francese, Canard Enchainé (sempre bene informato, e che questa volta cita fonti anonime del ministero della Difesa), la Nato avrebbe già preparato un intervento armato «limitato» in Siria, predisposto a partire dalla Turchia e con la partecipazione, in un primo momento, di Francia, Gran Bretagna e militari turchi. Il progetto prevederebbe anche l’addestramento alla guerriglia dei disertori siriani da parte dei servizi segreti francesi. Le fonti citate parlano di «Turchia base di un intervento limitato, prudente e umanitario della Nato, senza azione offensiva». I servizi segreti francesi, secondo il Canard, sono già stati inviati al Nord del Libano e in Turchia per costituire i primi contingenti dell’Esercito siriano libero: raggruppando i disertori che sono fuggiti dalla Siria e allenandoli per la guerriglia urbana. Martedì, Parigi aveva applaudito alla risoluzione adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni unite che condannava la «sanguinosa repressione» del regime di Bashar al-Assad. La «comunità internazionale», divisa sul voto al Consiglio di sicurezza per via del sostegno della Cina e della Russia alla Siria, continua a premere su al-Assad perché lasci il potere.


Ieri, anche l’ambasciatore russo in Siria, Athimatullah Kolmohammadov, ha incontrato i rappresentanti di un’altra formazione di opposizione a Damasco, l’Ente di coordinamento delle forze per il Cambiamento democratico guidato da Hasan Abdel Athim. Si tratta del primo incontro di un diplomatico russo con un esponente dell’opposizione interna in Siria da quando è iniziata la rivolta, lo scorso marzo. Abdel Athim ha afferamto: «Abbiamo espresso all’ambasciatore la nostra posizione sostenendo che non c’è nessuna serietà in un dialogo che non porti a un cambiamento del regime e che non trasformi lo Stato in uno Stato democratico, pluralista e parlamentare. Il dialogo deve avvenire nell’ambito di una fase di transizione nella quale siano delineati i compiti di ogni parte. Abbiamo inoltre espresso – ha aggiunto – la nostra insoddisfazione nei confronti della posizione assunta dalla Russia riguardo la crisi in Siria». La Russia è stata finora la più ferma nella difesa del suo alleato nella regione e buon cliente della sua industria di armi. Il porto di Tartus dovrebbe accogliere la sola base navale destinata ai sottomarini nucleari russi nel Mediterraneo.


La situazione in Siria è giunta a «un punto di non ritorno», ha affermato il presidente turco Abdullah Gul, che ha accusato il governo siriano di «oppressione e violenze contro il suo popolo». E ieri, civili libanesi della regione di Aarsal, a maggioranza sunnita, nella valle orientale della Bekaa frontaliera con la Siria, hanno aperto il fuoco contro una pattuglia dell’esercito giunta sul luogo per arrestare dei ricercati. Secondo i locali, i militari, giunti a bordo di due auto civili, volevano catturare degli attivisti siriani in fuga dalla repressione nel loro paese.


* Questo articolo e’ stato pubblicato il 24 novembre 2011 dal quotidiano Il Manifesto