Cosa succede davvero in Libia? REPORT

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di Alessandro Squizzato e Simone Marconato

 

Conferenza della Federazione della Sinistra in collaborazione con l’associazione Marx21 a Castelfranco Veneto (TV)


castelfrancoveneto 22091122 settembre, Castelfranco Veneto – Nella sala della biblioteca dedicata a Pacifico Guidolin, socialista locale dei primi del novecento, giovanissimo militante contro la guerra in Libia del 1911, la Federazione della Sinistra ha tenuto il primo incontro pubblico della provincia dall’inizio delle operazioni belliche italiane che ha parlato della guerra in Libia del 2011.

Una casualità curiosa ma significativa per una iniziativa che si è posta l’obiettivo primario di rompere il silenzio, sporadicamente coperto dalla propaganda di guerra, che regna attorno alle operazioni militari italiane, in coerenza con una idea di pacifismo che non fa eccezioni.

Relatori qualificati della serata Fabio Amato, del dipartimento esteri del PRC e Fausto Sorini, dirigente dei Comunisti Italiani e del comitato scientifico dell’associazione Marx21.
Il primo dato che dobbiamo registrare è che nonostante la latitanza dei media – e forse anche per esso - l’interesse c’è; dimostrato da una sala riempita con facilità e dalla gente accalcata in piedi all’ingresso oltre che dal dibattito composto ma vivace. Molte le presenze riconoscibili nell’ambito dell’associazionismo pacifista, un diffuso desiderio di approfondimento su una guerra per cui il movimento nazionale non si è quasi fatto sentire.
Ha aperto gli interventi Amato che ha gettato le basi della discussione ricapitolando le fasi di come si è arrivati alla situazione attuale, dalla costruzione del casus belli, esacerbando il conflitto civile libico, fino alla “preparazione” dell'opinione pubblica: i servizi giornalistici sulla falsa notizia delle fosse comuni, la voce ingigantita dei raid aerei sulle piazze cittadine…
Fino ad arrivare alla rassegna delle posizioni assunte dai vari partiti. In particolare sulla serie di apparenti paradossi per cui le opposizioni incalzavano il governo ad un ruolo più attivo dell’Italia, mentre la Lega Nord e Berlusconi, per ragioni tutt’altro che umanitarie, cercavano di stare su posizioni più defilate.
Sorini ha allargato la visuale discutendo del ruolo degli stati europei e dei blocchi internazionali.
Seguendo i principi di non ingerenza e sovranità nazionale che erano sempre stati patrimonio del pacifismo italiano, ha ricordato che l’alternativa era stata proposta dall’Unione Africana oltre che dai paesi dell’ALBA con una tavolo di mediazione. Proposta peraltro accettata da Gheddafi.
Non è mancato ovviamente infine l’approfondimento sugli interessi in gioco in Libia, vero e proprio scrigno per una grande riserva d’acqua potabile – elemento su cui si combatteranno sempre di più le guerre per il controllo del territorio – e di petrolio economico per la sua facilità di estrazione.
La parte interlocutoria della serata, molto viva e prolungata quasi fino alla mezzanotte, si è concentrata soprattutto sul ruolo che hanno avuto i media.
Ha colpito molto come la selezione e la manipolazione delle notizie sia stata diversa rispetto ad Iraq ed Afghanistan ed abbia fatto apparire una strategia tutto sommato non così dissimile come uno scenario molto meno netto e decifrabile.
L’interesse e l’ottima risposta alle nostre posizioni emersi da una platea che partiva da opinioni molto diversificate credo ci dia una prova del nove proprio del ruolo primario che hanno avuto i media nelle operazioni belliche, riuscendo a prevenire una seria presa di coscienza che con un costruttivo confronto sui fatti sarebbe emersa come successo per l’Iraq e l’Afghanistan.
Infatti forse per la prima volta nella storia recente il movimento pacifista che era storicamente tra i più forti d’Europa è stato disinnescato in partenza dalla morsa di politica e informazione.
La scomparsa delle forze politiche antimperialiste dall’arco parlamentare ha facilitato gli altri partiti a derubricare il pacifismo dalle loro posizioni. Persino il PD e il presidente della Repubblica, che dovrebbe presidiare l’articolo 11 della Costituzione, hanno potuto schierarsi senza mediazioni su posizioni interventiste.
Dall’altro lato le false notizie e il muro televisivo hanno stoppato l’indignazione popolare, confermando una versione dei fatti incompleta.
Quello della propaganda di guerra insomma oggi è divenuto un vero e proprio fronte interno, che ha ogni Stato, che ormai viene combattuto con armi vere e proprie.

Sarà importante tenere presente questo insegnamento per capire come ricalibrare le nostre modalità di intervento contro le guerre di aggressione. A partire da un forte investimento su canali di contro-informazione solidi e organici, tra i militanti pacifisti e antimperialisti fino alla popolazione, che possano compensare almeno in parte la manipolazione mediatica sempre più spietata a cui andremo incontro.