Italia tra nato e unione europea un paese complice dell’imperialismo e a sovranità limitata

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1949natosummit natodel Comitato Contro la Guerra di Milano

L’attuale collocazione geopolitica dell’Italia, come del resto quella dei Paesi europei, deriva dagli equilibri che seguirono gli anni successivi al secondo conflitto mondiale.

Nonostante gran parte del costo della guerra contro le armate Hitleriane sia stato sostenuto dall’ Unione Sovietica, che con i suoi oltre 26 milioni di caduti ha dato il più grande contributo alla liberazione dell’ Europa dal nazi-fascismo, furono gli Stati Uniti ad assicurarsi il controllo del “campo occidentale”.


In questo quadro il Piano Marshall fu decisivo per la ricostruzione del capitalismo occidentale sotto l’egemonia statunitense.

Oltre ad obbligare i paesi beneficiari degli “aiuti” ad entrare nel circuito della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale, in maniera tale da legarli sempre più al sistema capitalista statunitense, usarono a loro vantaggio la dipendenza economica di questi Paesi, per intensificare anche la loro egemonia politica, sia con una forte ingerenza nella politica interna degli stati per limitarne la sovranità, sia favorendo, fin dall’inizio, il processo di integrazione che ha poi portato alla nascita dell’ Unione Europea.

La storia smentisce l’idea secondo la quale la UE sia nata come un polo autonomo e alternativo agli USA. Arrivarono dagli USA i finanziamenti ai movimenti europeisti del primo dopoguerra; furono gli USA a spingere per la fondazione della CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’acciaio), che nella realtà dei fatti aveva come scopo principale quello della produzione di armamenti destinati alla NATO.

NATO, che sin dalla sua nascita, è sempre stata uno strumento dell’egemonia militare e politica statunitense sui propri alleati subalterni.

Sin dal primo dopoguerra, l’idea di un’Europa Federale e la NATO nascono in funzione antisovietica e con il fine di mantenere l’egemonia mondiale a Washington.

I Paesi entrati a far parte dell’Unione Europea sono stati gradualmente attratti all’interno della sfera atlantica. Il processo di allargamento ad Est dell’Unione Europea ha dunque coinciso con l’allargamento ad Est della NATO.

Nel quadro della subalternità atlantica italiana e senza mai mettere in discussione gli interessi statunitensi, il Paese manteneva comunque degli spazi di autonomia politica, economica e internazionale, che poneva l’Italia in un ruolo di mediazione nell’area mediterranea, in ottimi rapporto con il mondo arabo, con l’Iran, addirittura in rapporti di collaborazione economica e tecnologica con l’Unione Sovietica.

Con l’avvento prima dello SME, poi della moneta unica e conseguente perdita della propria sovranità monetaria, che ha favorito economicamente e politicamente l’asse franco-tedesco,soprattutto la Germania, a danno dei Paesi della Belt Oil, l’Italia si è trovata stretta tra la subalternità agli Stati Uniti e quella all’asse franco-tedesco, rimettendo così in discussione lo spazio che si era ritagliata. Anche i più disincantati e brillanti analisti politici o economisti del calibro di Joseph Stiglitz sono fortemente critici sulla costruzione dell’Unione Europea, poiché sostengono come fin dall’inizio fosse prevedibile che la mancanza di “fondamentali” comuni presenti in essa, originasse disparità ed iniquità che ne avrebbero colpito gli stati membri.

La liberalizzazione del sistema bancario italiano avvenuta ad iniziare dalla separazione tra la Banca d’Italia e il Ministero del Tesoro, per cui la Banca d’Italia non sarà più garante per la sottoscrizione dei titoli sul debito pubblico, aumentandolo così in modo esponenziale, la deregolamentazione dei flussi finanziari, il processo di privatizzazione delle “alture” strategiche con il loro apparato produttivo, la loro ricerca ed il corredo di rapporti internazionali che portavano con se ha reso il Paese più fragile, un Paese dal peso politico minore nello scacchiere internazionale, che non esercita quasi nessuna influenza. Qualche lustro fa, l’Italia praticava ancora una politica mediterranea tale da destare le inquietudini di USA, UK e Francia.

Attualmente l’Italia si caratterizza per la mancanza di autonomia che la porta ad accodarsi in avventure militaresche, con la mal riposta speranza di sedere infine al tavolo della spartizione, tra Paesi che hanno il tratto dell’imperialismo ben collaudato e sedimentato, rimanendo tuttavia con il classico pugno di mosche nella mano. La libia insegna.