Internazionale

L’Italia nella Coalizione «antiterrorismo»

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di maio 1di Manlio Dinucci

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, accogliendo a Roma i cinque militari feriti in Iraq, ha dichiarato che «lo Stato italiano mai indietreggerà di un centimetro di fronte alla minaccia terroristica e reagirà con tutta la sua forza di fronte a chi semina terrore». 

E’ quindi volato a Washington per partecipare alla riunione del gruppo ristretto della «Coalizione globale contro Daesh» di cui fanno parte, sotto guida Usa, Turchia, Arabia Saudita, Qatar, Giordania e altri paesi che hanno sostenuto Daesh/Isis e analoghe formazioni terroristiche, fornendo loro armi e addestramento (come abbiamo documentato su questo giornale). 

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Un contributo per conoscere la regione dello Xinjiang

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xinjiang ballidi Fabio Massimo Parenti

Circa due mesi fa mi sono recato in Xinjiang in compagnia di una delegazione internazionale composta da studiosi provenienti da paesi asiatici ed europei. A seguito di questo viaggio di studio, avevo elaborato un breve resoconto che richiede un ulteriore approfondimento.

Lo Xinjiang, infatti, è coinvolto in una campagna mediatica sui diritti umani volta a screditare l’operato del governo cinese, accusato ripetutamente di violare i diritti umani della etnia musulmana uigura, maggioritaria in Xinjiang.

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La NATO araba sta prendendo forma?

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vigna natoaraba 02Riceviamo dal compagno Enrico Vigna e volentieri pubblichiamo

a cura di Enrico Vigna - novembre 2019

Secondo molti analisti e studiosi militari internazionali, ma anche in molti quotidiani arabi, in questi ultimi mesi, sta prendendo corpo un obbiettivo da molto tempo perseguito dagli USA, e cioè la costruzione di una NATO Araba sotto la guida dell’Arabia Saudita.

Molte riunioni avvenute in quest’anno, risapute, ma i cui contenuti non sono stati resi pubblici, hanno visto la partecipazione di funzionari d’alto livello di Stati Uniti, degli Stati del Golfo e della Giordania, queste riunioni fanno capire che si sta preparando il decollo della cosiddetta “Alleanza strategica per il Medio Oriente” (MESA).

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L'opposizione convoca una mobilitazione per il 16 novembre per creare l'atmosfera per un nuovo ciclo di destabilizzazione

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milicianacionalbolivarianada misionverdad.com

Alla vigilia della mobilitazione golpista in Venezuela del 16 novembre su Mision Verdad è uscito un interessante articolo che mette in relazione il colpo di Stato in Bolivia con la lotta contro il legittimo governo venezuelano

15 novembre 2019

Traduzione di Marco Pondrelli

Approfittando dello slancio del violento cambio di regime in Bolivia, gli operatori che continuamente tentano il colpo di stato in Venezuela hanno messo a punto una strategia, durante questa settimana, per lanciare un nuovo ciclo di violenza di fronte alle proteste indette per questo 16 novembre.

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Sul Golpe in Bolivia

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pinera moralesdi Roberto Vallepiano

Riceviamo e pubblichiamo

Mentre Evo Morales Ayma stava pronunciando la frase: "il colpo di stato è compiuto" la sua abitazione veniva saccheggiata e distrutta dalle bande criminali dell'estrema destra fiancheggiate nei raid dalla Polizia boliviana.

Hanno profanato la casa del Presidente più amato dal popolo boliviano, scrivendo insulti e frasi oscene sui muri, rubando e fracassando tutto.

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Prendi il litio e resta!

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sale pile boliviadi Enzo Pellegrin

Riuscito per ora il golpe neoliberista in Bolivia

Il 15 marzo del 2018, Maurizio Stefanini, articolista del Foglio, si doleva che l’enorme riserva di Litio presente in Bolivia fosse nelle mani dello “statalismo” e del “cattivo esempio” di Evo Morales. (1) Nel medesimo articolo si evidenziava che, al contrario, Cile ed Argentina, le altre due “Arabie Saudite” del Litio, avevano generato una vera e propria “corsa al litio”, come ai romantici tempi dello Yukon.

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Germania, un amaro risveglio

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germania frecciagiuEditoriale del 9 novembre su Milano-Finanza di Guido Salerno Aletta

La complessa situazione economica e finanziaria della Germania, ed ancor più il nuovo e divaricante scenario sociopolitico che la caratterizza, sono il risultato non certo inatteso di una strategia tanto mal congegnata quanto assai pretenziosa, che tante contraddizioni ha ben nascosto per anni: da un ventennio almeno, si è arroccata nelle produzioni tradizionali delle auto, della manifattura meccanica e della chimica, deflazionando i salari per aumentare le vendite ed i profitti all’estero. Un mercantilismo di vecchio stampo.

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