Internazionale

Deir ez Zor, Siria. Un nome che dovrebbe far vergognare tutto l’Occidente.

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ISIS video Deir Ezzor 696x391a cura di Enrico Vigna, SOS SIRIA/CIVG

Riceviamo dal compagno Enrico Vigna e volentieri pubblichiamo

Una catastrofe umanitaria nascosta, la complicità verso una tragedia ignobile

Padre Elias Janji, prete armeno cattolico siriano sui mezzi di informazione occidentali: “I media europei ci hanno tradito, non dicono la verità”.

Deir ez Zor o Deir Ezzor, una città nel governatorato omonimo della Siria orientale, era la settima più grande città del Paese; situata a circa 450 km da Damasco, situata sulle rive del fiume Eufrate, aveva circa 215.000 residenti. La maggioranza dei suoi abitanti è formata da arabi musulmani, oltre a una forte e radicata comunità armena siriana; a Deir ez Zor convivevano tutti insieme sunniti, assiri siriaci, arabi e kurdi e cristiani. 

La città era famosa soprattutto per un bellissimo antico ponte sull’Eufrate ora distrutto, e per la “Chiesa Memoriale del Genocidio Armeno”, una chiesa che ricordava il massacro di decine di migliaia di armeni, avvenuto proprio sulle rive del fiume, i quali erano sopravvissuti al genocidio turco, che ogni anno il 24 aprile ospitava migliaia di pellegrini armeni per commemorare il genocidio.

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Israele corre in soccorso di Daesh in Siria

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da abrilabril.pt | Traduzione di Marx21.it

Iran: l'attacco israeliano è “aggressione flagrante” alla Siria

Un diplomatico iraniano ha denunciato il recente attacco israeliano in Siria e ha chiesto all'ONU di prendere misure per impedire la sua ripetizione. Avigdor Lieberman, ministro israeliano della Difesa, ha minacciato di distruggere le difese antiaeree della Siria.

Bahram Qassemi, portavoce del Ministero degli Affari Esteri iraniano, ha condannato l'invasione dello spazio aereo siriano e l'attacco perpetrato nel territorio del paese arabo, venerdì scorso, da diversi aerei israeliani – un aggressione a cui Damasco ha risposto abbattendone uno e colpendone un altro, secondo le informazioni ufficiali diffuse da fonti militari siriane. Israele nega l'abbattimento di qualsiasi aeromobile.

L'attacco, sferrato nella parte orientale della provincia di Homs, presumibilmente per distruggere armamenti destinati al movimento di resistenza libanese Hezbollah, è stato definito dalle autorità siriane un' “aggressione” e un “tentativo disperato”, da parte di Tel Aviv, di “sollevare il morale” di Daesh, “distogliendo l'attenzione dalle vittorie che l'Esercito Arabo Siriano sta ottenendo contro le organizzazioni terroristiche”, si legge in un comunicato ripreso da Press TV.

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Stable quotes

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Demostenes Floros | abo.net

Versione in italiano

In February, oil hovered firmly around $55/ barrel with both OPEC and non-OPEC countries moving forward with their production cuts despite Libya and Nigeria, exempt from the agreement, increasing their local extraction level

In February, oil prices were steady at around $55/b because, both OPEC, and non-OPEC countries have been carrying on their reduction programme in full compliance, despite the fact that Libya and Nigeria, which are exempt from cuts, have increased their extractions. Precisely, according to the International Energy Agency, the oil producers linked to the 2016 November agreement cut 1.04 million barrels out of 1.16 million barrels promised.

From a geopolitical point of view, it is interesting to put into light that the OPEC countries, which indirectly fought the war in Syria and lost it, such as Saudi Arabia and Qatar, have slashed their output more than they had to do. Among the non-OPEC producers that won that war, the Russian Federation has been respecting its cut plan in full compliance too.

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Quotazione stabile

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benzina pistoledi Demostenes Floros | da abo.net

English version

A febbraio il petrolio ha stabilmente prezzato attorno ai 55 dollari al barile dato che sia i paesi OPEC che i non-OPEC stanno portando avanti il taglio della produzione, nonostante Libia e Nigeria, esonerate dall'accordo, abbiano incrementato le proprie estrazioni.

A febbraio, il petrolio ha stabilmente prezzato attorno ai 55 $/b in quanto, sia i paesi OPEC, sia i non-OPEC, hanno proseguito nell’adempimento del programma di riduzione della produzione in conformità con gli accordi di novembre, nonostante Libia e Nigeria – che sono escluse dai medesimi – abbiano incrementato le proprie estrazioni. Più precisamente, in base ai dati forniti dall’International Energy Agency, i produttori di petrolio vincolati alle decisioni prese nel corso dell’ultimo meeting di Vienna hanno tagliato 1,04 milioni b/g su 1,16 milioni b/g promessi.

Da un punto di vista strettamente geopolitico, è interessante osservare che i paesi OPEC – i quali hanno indirettamente combattuto e perso la guerra in Siria, come l’Arabia Saudita e il Qatar – hanno tagliato il proprio output per un ammontare superiore rispetto a quanto dovuto. Tra i produttori non-OPEC che hanno invece vinto la guerra, la Federazione Russa sta correttamente adempiendo ai propri obblighi.

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Lukashenko: la quinta colonna sta cercando insediarsi in Bielorussia

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da Sputnik News

Il presidente della Bielorussia Aleksandr Lukashenko ha detto che la quinta colonna, con il sostegno delle agenzie di intelligence occidentali, sta cercando di insinuarsi nel paese.

"Ci interessano più di tutto i tentativi dei metodi moderni di confronto, per pompare la situazione interna della Bielorussia e condurre azioni contro il paese" ha detto Lukashenko citato da Belta. Il presidente ha sottolineato che questo lo sta cercando di fare la quinta colonna, con il sostegno delle agenzie di intelligence occidentali.

"Lo sta compiendo la nostra quinta colonna, con il sostegno delle intelligence occidentali, con finanziamenti occidentali, con i nostri delinquenti, che sono scappati all'estero che compiono il tentativo di far degenerare la situazione in Bielorussia" ha spiegato il Capo dello Stato.

Il presidente ha aggiunto che le autorità fronteggeranno la situazione. Lukashenko ha detto che intende continuare a sviluppare la cooperazione con la Russia nel settore militare.

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Le specificità dell’economia del Vietnam

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vietnam donne fruttadi Fabio Massimo Parenti*

La Repubblica Socialista del Vietnam ci ricorda ciò che dovrebbe essere patrimonio della cultura internazionale. Ovvero, che vi sono molteplici strade allo sviluppo, ciascuna appropriata alle differenti condizioni storico-geografiche dei singoli paesi. Il fine è comune (ogni popolo ambisce a migliorare le proprie condizioni di vita), le strade sono differenti. Più in particolare, la continuità della prospettiva socialista non significa che Vietnam, Cuba e Cina, ad esempio, abbiano seguito lo stesso identico percorso. Certamente possiamo trovare punti di forza e debolezza comuni, tuttavia, le condizioni storiche, i contesti geopolitici e le peculiarità territoriali offrono esempi di diverse vie nazionali allo sviluppo.

Modello ibrido

Il Vietnam, anche dopo l’avvio del “rinnovamento” (Doi Moi), presenta una traiettoria di sviluppo non assimilabile né al neoliberalismo, né al modello chiamato “Stato per lo sviluppo”, dei paesi di nuova industrializzazione dell’Asia-Pacifico. Con l’apertura progressiva ai mercati internazionali, l’esperienza vietnamita ha ibridato elementi di questi modelli, mantenendo però delle sue peculiarità.

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Sicilia base d’attacco Usa/Nato

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sommergibile 675x350di Manlio Dinucci
il manifesto, 21 marzo 2017

Si svolge dal 12 al 24 marzo, di fronte alle coste mediterranee della Sicilia, l’esercitazione navale Nato Dynamic Manta cui partecipano le marine militari di Stati uniti, Canada, Italia, Francia, Spagna, Grecia e Turchia.

La punta di lancia delle 16 unità navali impegnate è il sottomarino nucleare statunitense da attacco rapido California SSN-781. Armato di un centinaio di siluri e di quasi 150 missili da crociera per attacco a obiettivi terrestri, esso fa parte della Task Force 69, responsabile delle operazioni Usa di guerra sottomarina in Europa e Africa. Oltre che col sottomarino da attacco, la U.S. Navy partecipa all’esercitazione col cacciatorpediniere lanciamissili Porter e aerei da pattugliamento marittimo, con la stazione Muos di Niscemi e la base aeronavale di Sigonella.

La Dynamic Manta 2017 si svolge nell’area del Comando della forza congiunta alleata (il cui quartier generale è a Lago Patria, Napoli), agli ordini dell’ammiraglia statunitense Michelle Howard, che comanda allo stesso tempo le Forze navali Usa in Europa e le Forze navali Usa per l’Africa.

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La petizione dei movimenti sociali in difesa del Venezuela

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venezuela noingerenzada lantidiplomatico.it

I movimenti sociali hanno lanciato una petizione contro la nuova ingerenza del Segretario dell'Osa Almagro contro il Venezuela. Nella pagina web i cittadini di tutto il mondo possono firmare un documento che respinge le posizioni interventiste figlie della guerra d'ingerenza attuale contro Caracas.

Oltre alla firma della petizione, attraverso il sito si può accedere ad un documento di 185 pagine che i movimenti sociali hanno consegnato al ministero degli Esteri del Venezuela, il 15 marzo, dopo che Almagro ha presentato la sua "relazione" in cui minaccia nuovamente di invocare la "Carta democratica" contro il Venezuela e di espellere addirittura il paese dall'organizzazione.

"Con la raccolta di firme cerchiamo di creare una coscienza collettiva in cui possiamo trasformarci tutti come attivisti per i diritti umani nella autodeterminazione del nostro popolo, unico in grado di scegliere il proprio destino e definire il futuro del Paese", ha dichiarato Virginia King, membro della Fondazione latinoamericana per i diritti umani e lo sviluppo sociale,  a Telesur.

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Cosa resta di Sana’a, capitale yemenita

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Più di 10mila le vittime, 40mila i feriti, più di tre milioni gli sfollati, 12 milioni le persone che rischiano la morte per fame e inedia. La tragedia dello Yemen, il paese più povero del mondo arabo ma che ha la disgrazia di trovarsi in posizione strategica, affacciato sul Golfo di Aden, si sta compiendo nell’indifferenza dell’Europa. La grande macchina dei media occidentali ha volutamente oscurato quanto accade in questo Paese per non disturbare i monarchi sauditi ed i lucrosi traffici che gli Usa e i Paesi europei svolgono con le petromonarchie. Oltre a bombardamenti indiscriminati, che proseguono incessanti dal 25 marzo 2015 da parte della coalizione del Golfo, guidata da Arabia Saudita e sostenuta da Usa e Gran Bretagna, lo Yemen è sottoposto a un embargo per via marittima e aerea, imposto attraverso navi da guerra saudite e statunitensi che pattugliano il Mar Rosso e il Golfo di Aden. Senza considerare che anche i porti di attracco sono stati bombardati.

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