Internazionale

L'amico americano di Putin

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trump helsiniki2018Questo articolo di Thomas Friedman, di cui riportiamo ampi stralci, è apparso il 18 luglio su 'la repubblica'. La lettura del testo è molto interessante: Friedman rappresenta l'opposizione a Trump, la quale non attacca il Presidente statunitense per le sue scelte in campo economico o fiscale ma lo critica per avere scelto la distensione con la Russia. L'alternativa preferibile, per Friedman e non solo, sembra essere la guerra. Marco Pondrelli

Fin dall’inizio della sua amministrazione, il presidente Trump ha reagito a ogni nuova informazione proveniente da Cia, Fbi e Nsa sull’ingerenza della Russia nelle nostre ultime elezioni a suo favore accusando Barack Obama o i democratici di essere stati troppo negligenti, ma mai il presidente Vladimir Putin di Russia per il suo cyberattacco senza precedenti al nostro processo democratico. Un comportamento simile da parte di un presidente americano è talmente irrazionale, talmente contrario agli interessi e ai valori americani, che ci conduce a un’unica conclusione: o Donald Trump è un asset dell’intelligence russa oppure gli piace davvero interpretarne uno in televisione.

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Difesa Nazionale e Forze Armate: affermare la sovranità e l'indipendenza nazionali

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pcp bandiera closeupdi Rui Fernandes

da “O Militante”, rivista teorica del Partito Comunista Portoghese, n° 355 luglio-agosto 2018

Traduzione di Mauro Gemma per Marx21.it

Il contributo di Ruiz Fernandes è reperibile anche nella rubrica “i comunisti e la questione nazionale”

L'affermazione di un Portogallo libero e sovrano e di un'Europa di pace e cooperazione, con una nuova politica che rompa con la collusione e la sottomissione agli orientamenti dell'Unione europea (UE), attraverso la rinegoziazione del debito e la liberazione dalla sottomissione all'euro e ala NATO, nel contesto di un'azione determinata per la difesa intransigente degli interessi nazionali, è uno dei pilastri della politica patriottica e di sinistra che difendiamo.

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Il Partito del Popolo Palestinese condanna la visita della Linke tedesca in Israele

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PPP linkeda lariscossa.com

Il Partito del Popolo palestinese ha condannato fermamente il leader del gruppo parlamentare tedesco DIE LINKE, Dietmar Bartsch, per aver piantato alberi in un insediamento israeliano vicino alla striscia di Gaza durante la sua visita in Israele.

In una dichiarazione rilasciata martedì mattina il Partito popolare palestinese ha dichiarato: «Il Partito del Popolo Palestinese (PPP) condanna fermamente la visita del leader della fazione parlamentare tedesca DIE LINKE (Il partito di sinistra), Dieter Bartsch, a uno degli insediamenti vicino alla Striscia di Gaza, dove ha piantato alberi ed espresso solidarietà durante la sua visita in Israele. La visita è stata fatta in collaborazione con l’organizzazione sionista “Kern Kiemet”, nota per la sua grande responsabilità per la politica di pulizia etnica contro i palestinesi, e i loro atti di forza per espellere i palestinesi dalle loro terre, case, villaggi e città.

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Stiglitz – Come si esce dall’euro

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oped eurozone382x222 1160x633di Joseph Stiglitz, 26 giugno 2018
da vocidallestero.it

Uno stimolante articolo del Premio Nobel Joseph Stiglitz che sfata, o prova a sfatare, il mito dell'intangibilità dell'euro.

Qual è il modo migliore per uscire dall’euro? La domanda torna sul tavolo dopo la nascita del governo euroscettico in Italia. Sì, è vero che i principali ministri si sono impegnati a mantenere il paese nel blocco europeo della moneta unica, ma questi impegni non devono essere visti come immutabili. Devono essere considerati nel contesto più ampio della posizione contrattuale italiana. Il nuovo governo vuole chiarire che non è lì per far saltare tutto per aria. Preferirebbe restare nell’eurozona, ma vuole anche il cambiamento.

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Dopo il vertice Trump-Putin, alcuni spunti da un articolo di Federico Rampini (la repubblica, 17 luglio)

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mondo mappamondodi Marco Pondrelli

Solo un grande progetto euro-asiatico ed euro-mediterraneo di cooperazione pacifica, dal Portogallo all’estremo Oriente, all’Africa, può dare ad un’Italia sovrana nuova centralità nello scenario mondiale, e nuove opportunità di crescita e sviluppo.

“Un ordine internazionale sembra sul punto di dissolversi a 70 anni dalla sua fondazione da parte di Franklin Roosevelt, Harry Truman, George Marshall, e una vasta famiglia di leader dell’Europa occidentale di estrazione democristiana, liberale, socialdemocratica.

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Le paure dell'Occidente

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putin helsinki 2018In un articolo apparso su 'la repubblica' del 5 luglio Zucconi ci spiega qual è secondo lui l'obiettivo che Putin sta perseguendo: “resa progressiva dell’avversario storico, l’odiato e invidiato Occidente”.

Questo articolo merita di essere abbondantemente citato.

Scrive Zucconi “La Commissione Intelligence del Senato americano, la Camera alta che ancora difende qualche sembianza di autonomia e di controllo sulla Casa Bianca, ha concluso in questi giorni con un rarissimo esempio di “ bipartisanship” repubblicana e democratica che realmente, come le agenzie di controspionaggio andavano ripetendo inascoltate, organizzazioni russe, indirizzate dal presidente ormai a vita Putin, avevano cercato di intervenire e manipolare le elezioni presidenziale del 2016 con il chiaro intento di danneggiare Hillary Clinton e aiutare il proprio favorito Donald Trump.

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Un nuovo ordine mondiale?

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trump putin helsinki manoLe letture che la stampa ha dato del vertice fra Trump e Putin concordano su di un punto, il vertice, per usare le parole di Guido Salerno Aletta (Milano Finanza, 17 luglio), “segna uno spartiacque storico”. Ovviamente i giudizi cambiano di molto. Secondo Federico Rampini (la repubblica, 17 luglio) “Un ordine internazionale sembra sul punto di dissolversi a 70 anni dalla sua fondazione da parte di Franklin Roosevelt, Harry Truman, George Marshall, e una vasta famiglia di leader dell’Europa occidentale di estrazione democristiana, liberale, socialdemocratica”. In realtà l'ordine internazionale nato dopo il secondo conflitto mondiale è finito nell'89, il mondo segnata dalla politica guerrafondaia di questi anni (Afghanistan, Iraq, Libia, Siria solo per citare gli ultimi) non ricorda il mondo teorizzato da Franklin D. Roosevelt.

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L’establishment Usa dietro il Summit di Helsinki

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helsinki summitdi Manlio Dinucci

«Abbiamo da discutere su tutto, dal commercio al militare, ai missili, al nucleare, alla Cina»: così ha esordito il presidente Trump ieri al Summit di Helsinki. «È arrivata l'ora di parlare in maniera particolareggiata dei nostri rapporti bilaterali e dei punti nevralgici internazionali», ha sottolineato Putin. Ma a decidere quali saranno in futuro i rapporti tra Stati uniti e Russia non sono solo i due presidenti.

Non è un caso che, proprio mentre il presidente degli Stati uniti stava per incontrare quello della Russia, il procuratore speciale Robert Mueller III incriminava 12 russi con l’accusa di aver manipolato negli Usa le elezioni presidenziali, penetrando nelle reti informatiche del Partito democratico per danneggiare la candidata Hillary Clinton. I dodici, accusati di essere agenti del servizio segreto Gru, vengono ufficialmente definiti «i Cospiratori» e incriminati per «cospirazione ai danni degli Stati uniti».

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Douma, i gas nervini e la memoria corta

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syria.w710.h473di Gianandrea Gaiani
da analisidifesa.it

Pubblichiamo un altro articolo sulla relazione Opac in Siria. Nel pezzo, apparso su di un sito non accusabile di simpatie bolsceviche, si riporta correttamente la falsificazione sull'utilizzo di armi chimiche da parte delle truppe governative siriane.

Un rapporto provvisorio dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac) ha annunciato il 6 luglio di non aver trovato la prova dell’utilizzo di gas nervino nell’attacco che secondo le milizie ribelli jihadiste filo-saudite sarebbe stato compiuto il 7-8 aprile scorso dalle truppe governative siriane nel sobborgo di Douma, nell’area di Ghouta Orientale, dove potrebbe invece essere stato usato il cloro.

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Perché la Cina ha successo in Africa e l’Europa no

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africa rivoluzione industriale africanada movisol.org

Il fallimento evidente dell’approccio dell’UE al problema dell’immigrazione è stato tra i temi affrontati alla conferenza dello Schiller Institute a Bad Soden. La proposta di Helga Zepp-LaRouche che l’Europa si unisca alla Cina nello sviluppo dell’Africa come unica soluzione è stata appoggiata da numerosi relatori. Echeggiando questa discussione, gli stessi cinesi hanno aiutato a capire che cosa sia sbagliato nell’approccio europeo. In un articolo pubblicato su Global Times il 5 luglio, He Wenping dell’Istituto Charhar in Cina e Hisham Abu Bakr Metwally del Dipartimento centrale per la politica di Eximport del Ministero dell’Industria e del Commercio egiziano hanno spiegato perché sia “ora che l’Europa impari dalla Cina a impegnarsi in Africa”. Non a caso, He Wenping ha partecipato come relatrice alla conferenza dello Schiller Institute lo scorso novembre.

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