Internazionale

I tempi cambiano ma non al Cremlino

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bandiera russia 2655662 960 720L'ultimo editoriale di Guido Salerno Aletta

Putin prepara il dopo Putin, ma allo stesso tempo dimostra di avere più potere che mai, non solo sul piano delle relazioni internazionali quanto sul versante interno. Non prepara una futura successione individuando un Delfino, ma abbozzando un modello di riorganizzazione dello Stato in cui avrà comunque un ruolo di influenza sulle strategie internazionali, anche dopo il 2024, quando arriverà a scadenza l’incarico di Presidente della Federazione Russa. 

Le riforme costituzionali abbozzate nel discorso tenuto il 15 gennaio scorso davanti all’Assemblea Federale non comportano dunque una riduzione dei poteri dei futuri Presidenti, ancorché il ruolo del Parlamento sarà più incisivo rispetto al potere attuale di accettazione o meno, in blocco, del governo designato dal Presidente. Non c’è dunque all’orizzonte una Russia deputinizzata, una Russia i cui Presidenti saranno privati dei vasti poteri di cui Putin ha fatto ampiamente uso, ma una Russia in cui Putin manterrà la propria influenza sulle scelte di politica estera e di difesa.

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Droni assassini “alleanza per la sorveglianza della terra“

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cappello dronidi Francesco Cappello

My mother, my father
My sister and my brother
My son and my daughter
Killed by drones
Our lives between your finger and your thumb
Can you feel anything?
Are you dead inside?
Now you can kill from the safety of your home with drones
Amen

Notizie fabbricabili ad alta risoluzione 

Di recente è accaduto che un giornalista abbia utilizzato le immagini video di un gioco per spiegare la dinamica con cui Qassem Soleimani è stato colpito e ucciso dall’attacco di un “MQ-9 mietitore“ che lo ha preso di mira, insieme al convoglio che lo accompagnava, nel corso di una missione diplomatica in Iraq. Si trattava della simulazione di una ripresa dall’alto, attraverso la telecamera di un drone, che è stata diffusa dai media come fosse reale; un videogioco di guerra per aiutare i lettori a immaginare come sia stato “terminato», per usare lespressione di Donald Trump, il generale iraniano. 

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Guerra e pace dell’Energia

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demostenespubblichiamo la presentazione del libro di Demostenes Floros

La strategia dell’Italia per il gas naturale tra Federazione Russa e Nato

I gasdotti che uniscono, e che potrebbero unire nel futuro prossimo, l’Unione europea e la Federazione russa rappresentano la contraddizione esistente tra i rapporti politici e militari (leggasi NATO) tra i Paesi europei e gli Stati Uniti da una parte e gli interessi energetici e commerciali di Berlino, Parigi, Roma, Ankara con Mosca – porta verso l’Asia – dall’altra.

Ogni pipeline definisce infatti una serie di relazioni industriali e geopolitiche. In Italia, nel corso degli ultimi quindici anni, i diversi governi che si sono susseguiti – pur con pregi e limiti differenti – sono stati incapaci nel sostenere una linea di equilibrio tra Stati Uniti e Federazione Russa avente l’obiettivo di perseguire, in primo luogo, gli interessi nazionali italiani all’interno di un contesto multipolare profondamente mutato.

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Il nuovo risiko dell'energia nel Golfo

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iran nowardi Demostenes Floros

da https://www.aboutenergy.com

La morte del generale iraniano Suleimani ha messo in evidenza il ruolo della Cina negli equilibri geopolitici connessi all'area del Golfo: l'Iran è un tassello fondamentale nella Nuova Via della Seta. Almeno per tre motivi

Dopo l’assassinio di Qassem Suleimani, capo delle Guardie Islamiche, e di Abu Mahdi Almuhadis, capo di Kata’ib Hezbollah, avvenuto all’alba del 3 gennaio 2020 a Baghdad, l’Iran ha reagito bombardato le basi americane in Iraq di al-Asad (area a maggioranza sunnita) e di Erbil (Kurdistan iracheno), evitando rappresaglie che potessero mettere a repentaglio l’export di petrolio nel Golfo, da cui transitano all’incirca 18.000.000 b/g, poco meno del 20% del fabbisogno globale di oro nero. Secondo il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, la reazione iraniana non ha causato alcuna perdita tra i soldati USA: “La valutazione di vittime e danni si sta verificando ora. Fin qui tutto bene!”, ha twittato il 7 gennaio 2020. In realtà, quasi tutti gli analisti occidentali hanno messo in evidenza la natura sostanzialmente dimostrativa della risposta dell’Iran.

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Pazza America: chi comanda chi?

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filospinato usariceviamo e pubblichiamo

di Enrico Sanna

da https://mysterionweb.wordpress.com

Intervista a Fausto Giudice:

Figlio e nipote di emigrati e di profughi, Fausto Giudice, nato in Italia (1949), è cresciuto in Tunisia, dov’è tornato a vivere dopo 45 anni passati in Europa. È scrittore, traduttore, editore, cofondatore e coordinatore della rete dei  traduttori per le diversità linguistiche Taxcala: 
http://tlaxcala-int.org. E oggi Mysterion ospita l’intervista che gli abbiamo fatto. In questa breve premessa voglio fare una piccola considerazione sui gravissimi eventi che hanno acuito la crisi in atto in Medio Oriente, che hanno ulteriormente peggiorato i già pessimi rapporti fra Iran e USA e che stanno purtroppo caratterizzando questo inizio 2020. Potremmo essere all’inizio di una nuova guerra e quest’articolo nasce proprio per provare a chiare qual è lo stato di cose negli ambienti del potere degli Stati Uniti e per cercare di capire quali sono i pensieri che affollano le menti di chi comanda laggiù. La situazione è talmente complessa e le informazioni così scarse e contraddittorie che non mi sento di aggiungere altro in questa premessa, eccetto una riflessione sull’assunzioni di responsabilità, da parte del governo di Teheran, in merito alla caduta del Boeing 737 diretto a Kiev, che ha provocato la morte, secondo le fonti ufficiali, di 176 persone. Ricordo a tutti che il 17 Luglio 2014, nel mezzo della crisi Ucraina, precipitò a Donetsk l’MH17, un Boeing della Malaysian Airlines, in volo da Amsterdam e diretto a Kuala Lumpur (il più importante aeroporto malesiano situato nel distretto di Sepang) e precipitato in circostanze poco chiare. Le cause di quest’ultimo incidente sono ancora avvolte nel mistero. Poiché il dubbio vale in ogni faccenda ignota, allora viene da sé che le dichiarazioni ufficiali iraniane potrebbero nascondere qualcosa. Che in entrambe le faccende ci sia lo zampino di Zio Sam?

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Gli aggressori garanti della «sovranità» libica

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dinucci mappa libiadi Manlio Dinucci

il manifesto 21 gennaio 2020

Alla Conferenza di Berlino il segretario di stato Usa Mike Pompeo ha richiesto «la fine dell’interferenza straniera in Libia, l’embargo sulle armi e un durevole cessate il fuoco».  Lo stesso hanno fatto Francia, Regno Unito e Italia, gli stessi paesi che nove anni fa formavano insieme agli Usa la punta di lancia della guerra Nato contro la Libia. 

Prima avevano armato contro il governo di Tripoli settori tribali e gruppi islamici, e infiltrato forze speciali tra cui migliaia di commandos qatariani. Quindi, dichiarando di voler fermare Gheddafi «massacratore del suo popolo», veniva lanciata l’operazione bellica sotto comando Usa. 

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Soleimani è morto, viva Soleimani!

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soleimaniriceviamo e pubblichiamo

di Bollettino Culturale

da https://bollettinoculturale.blogspot.com/

Il 2020 inizia sotto il segno della guerra. In Libia, armati di scarponi e droni, stanno arrivando i turchi per sostenere Sarraj e i fondamentalisti islamici, in cambio del riconoscimento degli interessi turchi sui giacimenti di gas ciprioti in contrapposizione alla autorizzazioni date dal governo cipriota all’italiana Eni e alla francese Total per l'esplorazione dell’area interessata, a Tripoli. Sfideranno gli assalti del generale Haftar, sostenuto dalla maggioranza del mondo arabo sunnita, la Francia, gli USA e la Russia che ha già inviato i propri mercenari in suo soccorso.

Stiamo parlando di una nuova escalation che colpirà la popolazione libica senza pietà, soprattutto ora che le truppe di Haftar stanno assediando nuovamente Tripoli.

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Gli Stati Uniti sono in una battaglia epocale per fermare l’integrazione dell’Eurasia

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Belton road 2di Pepe Escobar

Traduzione: Luciano Lago

da https://www.controinformazione.info

Gli Stati Uniti si trovano in una “battaglia per i secoli” contro la Russia / Cina per fermare l’integrazione eurasiatica – Le cose andranno molto peggio

I turbolenti anni venti sono iniziati con il botto dell’assassinio mirato del generale iraniano Qasem Soleimani.

Eppure un botto più grande ci attende per tutto il decennio: la miriade di declinazioni del Nuovo Grande Gioco in Eurasia, che mette gli Stati Uniti contro la Russia, la Cina e l’Iran, i tre principali nodi dell’integrazione dell’Eurasia.

Ogni atto rivoluzionario in geopolitica e geoeconomia nel prossimo decennio dovrà essere analizzato in relazione a questo epico scontro.

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