Internazionale

Per l'immediato rilascio dei prigionieri politici palestinesi dalle carceri israeliane

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cppc palComunicato del Consiglio Portoghese per la Pace e la Cooperazione

da wpc-in.org

Traduzione di Lorenzo Battisti per Marx21

Il Consiglio Portoghese per la Pace e la Cooperazione ha rilasciato il 17 aprile (Giornata Internazionale di Solidarietà con i Prigionieri Palestinesi nelle carceri israeliane) il seguente comunicato. In questa occasione il CPPC rinnova la sua solidarietà con il popolo palestinese e la sua giusta causa e saluta l'organizzazione sorella del Comitato Palestinese per la Pace e la Solidarietà.  

Nel giorno dei Prigionieri Politici Palestinesi, il Consiglio Portoghese per la Pace e la Cooperazione (CPPC) riafferma la sua ferma solidarietà con il popolo palestinese e, in particolare, con i 7 mila prigionieri politici palestinesi incarcerati nelle prigioni israeliane, in quella che è una delle più brutali espressioni dell'occupazione illegale della Palestina.

Dall'inizio dell'occupazione, circa 950 mila prigionieri politici palestinesi sono passati dalle prigioni israeliane. In pratica non c'è famiglia che non abbia avuto o abbia almeno uno dei suoi membri imprigionato.

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Le catene di «ancoraggio» agli Usa

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trump gentilonidi Manlio Dinucci
il manifesto 25 aprile 2017

Giornali e telegiornali hanno dato scarso rilievo all’incontro Trump-Gentiloni. Eppure è stato  un evento tutt’altro che formale. 

Per Gentiloni si trattava di fugare le ombre sull’atteggiamento del suo governo verso il nuovo presidente Usa, lasciate dall’aperto sostegno del governo Renzi (in cui Gentiloni era ministro degli esteri) a Obama e alla Clinton contro Trump nelle elezioni presidenziali. 

Gentiloni c’è riuscito benissimo ribadendo, indipendentemente da chi sieda alla Casa Bianca,  l’«ancoraggio storico» dell’Italia agli Stati uniti, «pilastro della nostra politica estera». 

Il presidente Trump ha reso merito all’Italia, ricordando che «oltre 30 mila militari americani e loro familiari sono stazionati attraverso tutto il vostro paese» e che l’Italia, dopo gli Usa, «è il secondo maggiore contributore di truppe nei conflitti in Iraq e Afghanistan». 

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Breve storia della NATO dal 1991 ad oggi (Parte 5)

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Bush3 esercitodi Manlio Dinucci

Parte 1 / Parte 2 / Parte 3 / Parte 4

AFGHANISTAN: LA PRIMA GUERRA DELLA NATO AL DI FUORI DELL’AREA EURO-ATLANTICA 

Il reale motivo dell’intervento Usa/Nato in Afghanistan non è la sua liberazione dai taleban, che erano stati addestrati e armati in Pakistan in una operazione diretta dalla Cia per conquistare il potere a Kabul, ma l’occupazione di quest’area di primaria importanza strategica per gli Stati Uniti. 

L’Afghanistan è al crocevia tra Medio Oriente, Asia centrale, meridionale e orientale. In quest’area (nel Golfo e nel Caspio) si trovano le maggiori riserve petrolifere del mondo. Si trovano tre grandi potenze – Cina, Russia e India – la cui forza sta crescendo e influendo sugli assetti globali. Come aveva avvertito il Pentagono nel rapporto del 30 settembre 2001, «esiste la possibilità che emerga in Asia un rivale militare con una formidabile base di risorse». 

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Venezuela, immagini censurate dal mainstream: manifestanti oppositori assaltano ospedale pediatrico

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di Fabrizio Verde
da lantidiplomatico.it

Il ministro degli Esteri Delcy Rodriguez ha denunciato che «bande armate ingaggiate dall’opposizione hanno attaccato un ospedale pediatrico dove erano ricoverati 54 bambini»

Mentre i media mainstream continuano a mostrare senza soluzione di continuità immagini fortemente emotive - probabilmente studiate a tavolino - come quella della donna ferma davanti a un blindato che richiama quanto accaduto durante le proteste a Piazza Tienammen, continuano le azioni violente e i saccheggi delle bande armate guidate dall’opposizione venezuelana.

Ovviamente in questo caso il circuito informativo mainstream si mostra quantomeno distratto, infatti queste immagini non vengono trasmesse nei notiziari, e le azioni nemmeno menzionate nei vari articoli che raccontano come il ‘dittatore’ Maduro stia brutalmente reprimendo le pacifiche manifestazioni dell’opposizione.

Nella giornata di ieri l’ennesima azione inqualificabile: il ministro degli Esteri Delcy Rodriguez ha denunciato che «bande armate ingaggiate dall’opposizione hanno attaccato un ospedale pediatrico dove erano ricoverati 54 bambini». L’ospedale pediatrico Hugo Chavez ubicato nel quartiere El Valle di Caracas.

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Marwan Barghouthi dalla prigione di Hadarim

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da zeitun.info | fonte AssopacePalestina

Articolo originale pubblicato sul NY Times il 16.4.2017

Dopo la pubblicazione dell’articolo Barghouthi è stato messo in isolamento!

“Dopo aver trascorso gli ultimi 15 anni in una prigione israeliana, sono stato sia un testimone, sia vittima, del sistema illegale di Israele di arresti arbitrari di massa e maltrattamenti di prigionieri palestinesi.

Dopo aver esaurito tutte le altre opzioni, ho deciso che non c’era altra scelta che resistere a questi abusi cominciando uno sciopero della fame.

Circa 1.000 prigionieri palestinesi hanno deciso di prendere parte a questo sciopero, che inizia oggi, giorno che qui celebriamo come Giorno dei prigionieri. Lo sciopero della fame è la forma più pacifica di resistenza a disposizione. Esso infligge dolore esclusivamente a coloro che vi partecipano e ai loro cari, nella speranza che gli stomaci vuoti e il sacrificio aiutino il messaggio a risuonare al di là dei confini delle buie celle.

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La guerra di Trump

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trump guerra rtdi Atilio Boron* | da alainet.org

Traduzione di Marx21.it

Fiaccato da sconfitte consecutive al Congresso – il rifiuto del suo progetto di eliminazione dell'Obamacare – e sul piano giudiziario, sulla questione dei veti all'immigrazione dai paesi musulmani, Donald Trump si è appellato a una risorsa tanto vecchia quanto efficace: iniziare una guerra per costruire consenso interno. Il magnate di New York è stato costretto a farlo: il suo indice di gradimento tra l'opinione pubblica è sceso dal 46 al 38 per cento in poche settimane; un settore dei repubblicani lo ha assediato “da sinistra” per i suoi conflitti con altri poteri dello stato e le sue stravaganze politiche e personali; un altro ha fatto lo stesso “da destra”, con i fanatici del Tea Party in testa, che gli chiedevano più durezza nelle sue politiche anti-immigrazione e di taglio della spesa pubblica e, sul piano internazionale, nessuna concessione alla Russia e alla Cina. Da parte loro, i democratici non hanno mai cessato le ostilità. Sul piano internazionale le cose non si sono presentate meglio: male con la Merkel durante la sua visita alla Casa Bianca, un'altalena esasperante nella relazione con la Russia e un'inquietante ambiguità in merito ai rapporti tra Stati Uniti e Cina. Con l'attacco alla Siria, Trump spera di fornire alla sua amministrazione la tenuta di governo che gli sta venendo meno.

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La Francia Ribelle

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insoumiseIntervista a Raquel Garrido, portavoce di France Insoumise | a cura di Cole Stangler

da jacobinmag.com
Traduzione di Mattia Di Gangi per Marx21.it

Con l'approssimarsi del giorno delle elezioni presidenziali in Francia, riteniamo utile pubblicare la traduzione di una lunga intervista a Raquel Garrido, portavoce nazionale del movimento France Insoumise, di cui è leader  Jean-Luc Mélenchon, allo scopo di favorire una maggiore comprensione del programma politico “populista” (ispirato in particolare alle esperienze latinoamericane e spagnola e a un “patriottismo” che si richiama ai valori più avanzati della Rivoluzione francese e al primato della sovranità popolare, in contrapposizione alla deriva nazionalista e razzista della destra lepenista) del candidato che sta raccogliendo (almeno secondo i sondaggi) un vastissimo consenso tra quella parte certo non marginale del popolo francese che ancora si batte per una prospettiva di progresso, emancipazione sociale e valori di solidarietà e di cui fanno parte anche i comunisti.

Pur non ritrovandoci a condividere almeno una parte (non irrilevante) delle considerazioni espresse in questa intervista, pensiamo però che solo un rimando diretto alle fonti sia in grado di sgombrare il campo dalle troppe interpretazioni superficiali, “provinciali” e spesso distorcenti che stanno caratterizzando, nella sinistra italiana, l'approccio sia di “estimatori” che di “detrattori” di Jean-Luc Mélenchon e dello schieramento che lo sostiene.

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Sulla "russofobia"

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russia bandiere pratodi Fosco Giannini, segreteria nazionale PCI

Lo scorso 12 aprile il direttore del sito “ Marx21.it ”, il compagno Mauro Gemma, pubblica un suo indignato commento in merito ad una “irresponsabile” dichiarazione rilasciata il giorno prima da Erasmo Palazzotto, vice presidente della Commissione Esteri della Camera e responsabile esteri di Sinistra Italiana.

Il direttore di “Marx21.it”, ricordando, in apertura del proprio commento, che il quattro aprile ultimo scorso la Rada ucraina ( il Parlamento) ha decretato - fatto politicamente, culturalmente e moralmente inquietante - la definitiva riabilitazione dei collaborazionisti hitleriani ucraini; che il testo della legge è stato letto alla Rada da Yury Shukhevych, deputato nazi-fascista e figlio del massacratore di comunisti, di partigiani, di civili ed ebrei Roman Shukhevych; che rispetto a tale, raccapricciante, notizia non vi è stata, in Italia, nel Parlamento italiano, nella sinistra politica e istituzionale italiana nessuna reazione e solo silenzio; ricordando tutto ciò, Mauro Gemma rimarca, con giustificata indignazione, appunto, il fatto che invece - al posto di una condanna della riabilitazione dei filo nazisti nell’Ucraina filo-Usa e filo UE- il deputato di “SI” Erasmo Palazzotto diffonde alla Camera una dichiarazione secondo la quale “Notizie di stampa trapelate dall’estero hanno rivelato che in Cecenia alcune caserme militari sono state trasformate per correggere uomini dall’orientamento sessuale non tradizionale o sospetto…”.

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Cina-Corea popolare: tra disimpegno e alleanza

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cina coreadelnorddi Diego Angelo Bertozzi per Marx21.it

Per diversi opinionisti i recenti bombardamenti statunitensi in Siria e Afghanistan non sono solo il segnale di una rinnovata arroganza imperiale, ma una sorta di “avviso” fatto recapitare alla Corea popolare, facendo ventilare l’ipotesi di un attacco militare preventivo, con conseguenze che potrebbero essere disastrose non solo a livello regionale. Centrale, in questo quadro di tensione crescente, è il rapporto tra la Cina popolare e la Corea del Nord, paesi a regime socialista legati dal 1961 da un patto di assistenza militare e politica.

Da tempo a Pechino si è aperta una discussione – ormai pubblica – sul rapporto con Pyongyang, con opzioni sul tavolo che giungono persino ad una sorta di totale disimpegno. Resta, tuttavia, il rilevante peso strategico che quest’ultima rappresenta: nel pieno sviluppo di una politica di accerchiamento, se da una parte Pechino preferisce evitare tensioni che giustifichino il rafforzamento della presenza “securitaria” statunitense nella propria periferia, dall’altra non può accettare il collasso del regime guidato da Kim Jong-un ed una conseguente unificazione della penisola coreana con la presenza di truppe e strutture militari statunitensi. L’esempio dell’allargamento della Nato nell’Europa orientale costituisce un precedente preoccupante. Ad oggi permane, quindi, una sorta di “costrizione” alla protezione del Paese confinante.

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Gli Elmetti bianchi soccorrono le vittime del terrorismo?

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siria rashidien bombaconvogliodi M.C.
da sibialiria.org

Anche i media occidentali hanno riferito del gravissimo attentato che, nell’area Rashidien alla periferia di Aleppo, ha ucciso oltre cento abitanti delle cittadine a maggioranza sciita di Al-Foua' e Kefraya, assediate da tre anni da Jabhat al Nusra (ora Jabhat Fateh Al Sham, in ogni caso al Qaeda in Siria), e dagli altri miliziani armati che controllano la provincia di Idlib, dove si trovano le due località. Come è spiegato qui, quelle persone stavano finalmente per raggiungere in pullman zone sicure ma nella sosta a Rashidien è avvenuta l’esplosione.

Ed ecco, nella tragedia, la nota apparentemente strana: fra i soccorritori delle vittime appaiono gli Elmetti bianchi (White Helmets), che per la maggioranza dei media Nato/Golfo sono gli eroi di Aleppo orientale ma che, per storia e gesta, sono collaterali ad Al Nusra, corresponsabili di atti crudeli nonché ottimi attori/attori (da Oscar: i loro video diventati documentario sono stati premiati negli Usa) e manipolatori, o peggio, di bambini (come indica il Rapporto di un’associazione medica svedese.

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