Cultura

Ci ha lasciato Claudio Abbado

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di Paola Pellegrini, Segreteria Nazionale del Partito dei Comunisti Italiani

claudio-abbado-morto 784x0Ci ha lasciato un maestro, un uomo che ha saputo fare della musica la sua arma rivoluzionaria e di cambiamento culturale nelle istituzioni musicali che ha attraversato, e nelle coscienze di chi ha amato la musica anche di più grazie a lui. 

Ricordo come Claudio Abbado come ci abbia insegnato, quando eravamo giovani appassionati e affamati di musica, ad andare oltre la retorica della frase per scoprire la struttura del testo musicale, la ricerca analitica del linguaggio musicale e, delle sue trasformazioni storiche e ideali, alla scoperta della musica come grande viaggio dentro la la storia della cultura umana. 

Ci ha lasciato un uomo che ha dedicato la sua vita alla cultura e alla causa delll'emancipazione culturale delle classi subalterne: per questo lavorò quando dirigeva la Scala, lottando per la qualità e la trasformazione delle Istituzioni Culturali italiane, a partire dal ruolo delle Fondazioni liriche per dare loro quella missione pubblica e sociale, fuori dalle sacche di privilegio e di elitarismo che la miopia delle classi dirigenti italiane non ha mai né saputo nè voluto superare;

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Sabrina Iachetti. La poesia

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di Fosco Giannini | da pdcimarche.wordpress.com

Se un’artista, in questo caso una poetessa, non raggiunge in vita, non diciamo la fama, ma almeno un pò di notorietà; se il suo lavoro poetico è conosciuto solo in ristrettissime cerchie che vanno poco la di là delle (magnifiche) sorelle, degli amici, degli amori e di chi l’ha conosciuta, letta e amata – come chi scrive – solo dopo la sua morte: ciò deve obbligarci a prolungare il silenzio su di lei? Oppure, il rovescio: per il solo fatto che una giovane donna abbia lasciato scritti prima di “andarsene”: ciò, e solo ciò, per lo strano fascino della morte, rende lecito parlare della sua poesia? E ancora: se la poetessa di cui parliamo non ha potuto, per aver rinunciato troppo presto alla vita, lasciarci raccolte intere di poesie, ma una sola, magra, raccolta: tutto ciò fa sì che sia “incongruo” parlare di lei, di tramandare i suoi, seppur pochi, versi?

Di ogni essere umano scomparso è giusto e necessario parlare. E’ l’unico antidoto che conosciamo alla morte. Ma l’esercizio di rimettere in circolo un lavoro poetico che rischia di scivolare nello stesso buio freddo e infinito che avvolge la sua compositrice cade sotto un’altra  legge, diversa da quella che sovraordina la scomparsa degli esseri umani. 

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Montenegro amaro - L’odissea dei soldati italiani tra le Bocche di Cattaro e l’Erzegovina dal luglio 1941 all’ottobre 1943

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fonte www.odradek.it

MONTENEGRO AMARO
L’odissea dei soldati italiani tra le Bocche di Cattaro e l’Erzegovina dal luglio 1941 all’ottobre 1943.
di Giacomo Scotti

Il Montenegro fu regione ribelle, zona di opposizione e resistenza all'aggressione del fascismo italiano e dell’esercito tedesco, coadiuvati dai collaborazionisti cetnici e ustascia. Le divisioni italiane – la “Taurinense” alpina e la “Venezia” di fanteria, oltre a sparsi reparti dell’“Emilia”– ebbero alcune migliaia di caduti e quasi pari furono le perdite dei partigiani jugoslavi, mentre le vittime nella popolazione, compresi vecchi, donne e bambini – morti negli incendi dei villaggi, fucilati nei rastrellamenti e deportati nei campi di concentramento in Albania e Italia – furono circa quarantamila.

Il libro, documentatissimo, è una rappresentazione viva e puntuale della guerra combattuta dalle divisioni partigiane jugoslave contro tedeschi e italiani, e restituisce le due facce della presenza armata italiana in Montenegro e dintorni: la faccia (e il ruolo) dell’invasore a partire dal 1941, e la faccia liberatrice delle migliaia di militari italiani passati a combattere con i partigiani jugoslavi dopo l'8 settembre 1943. 

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Montenegro amaro - L’odissea dei soldati italiani tra le Bocche di Cattaro e l’Erzegovina dal luglio 1941 all’ottobre 1943

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fonte www.odradek.it

MONTENEGRO AMARO
L’odissea dei soldati italiani tra le Bocche di Cattaro e l’Erzegovina dal luglio 1941 all’ottobre 1943.
di Giacomo Scotti

Il Montenegro fu regione ribelle, zona di opposizione e resistenza all'aggressione del fascismo italiano e dell’esercito tedesco, coadiuvati dai collaborazionisti cetnici e ustascia. Le divisioni italiane – la “Taurinense” alpina e la “Venezia” di fanteria, oltre a sparsi reparti dell’“Emilia”– ebbero alcune migliaia di caduti e quasi pari furono le perdite dei partigiani jugoslavi, mentre le vittime nella popolazione, compresi vecchi, donne e bambini – morti negli incendi dei villaggi, fucilati nei rastrellamenti e deportati nei campi di concentramento in Albania e Italia – furono circa quarantamila.

Il libro, documentatissimo, è una rappresentazione viva e puntuale della guerra combattuta dalle divisioni partigiane jugoslave contro tedeschi e italiani, e restituisce le due facce della presenza armata italiana in Montenegro e dintorni: la faccia (e il ruolo) dell’invasore a partire dal 1941, e la faccia liberatrice delle migliaia di militari italiani passati a combattere con i partigiani jugoslavi dopo l'8 settembre 1943. 

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Club Bilderberg e classe capitalistica transnazionale. Un libro di Domenico Moro

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di Alexander Höbel

club bilderberd copertinaSul Gruppo Bilderberg e organismi affini è fiorita in questi anni una letteratura di taglio “complottistico” che, per quanto attraente per molti lettori, di fatto non favorisce una reale comprensione del fenomeno. In una direzione diversa va invece il libro di Domenico Moro (Club Bilderberg. Gli uomini che comandano il mondo, Aliberti 2013), che colloca la questione in un quadro più ampio, quello dell’attuale fase della storia del capitalismo e delle dinamiche della lotta di classe; Moro insomma affronta il problema da un punto di vista marxista.

Se il titolo e il cuore del libro riguardano il Club Bilderberg (cui si aggiunge la più giovane Trilateral), sullo sfondo ci sono questioni più complessive, il ruolo delle élite (e del “ritorno delle élite” parla anche l’ultimo libro di Rita di Leo), i caratteri dell’attuale oligarchia capitalistica trans-nazionale, le forze di classe in campo e gli scontri in atto sul piano globale, la questione della democrazia e della sua crisi.

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