Cultura

Aspettando l’8 marzo

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Triangle-FOTO-OPERAIE-1di Laura Baldelli

Il cinema racconta il lavoro delle donne.
Le donne raccontano le donne.

E’ uscito coraggiosamente in alcune sale italiane il documentario “Triangle”, della regista Costanza Quadriglio, presentato lo scorso novembre al Torino film festival, nella sezione dedicata al lavoro, curata da Paolo Virzì, aggiudicandosi il Premio Cipputi. La regista ha voluto accostare il dramma consumato nel 1911 nell’incendio della fabbrica tessile di New-York ( il più grave incidente della storia industriale della città, dove morirono 146 lavoratrici tessili) alla tragedia delle operaie tessili di Barletta del 2011, morte come schiave sfruttate per pochi euro, sepolte sotto le macerie dopo il crollo di un fabbricato fatiscente. 

L’idea era scaturita dopo la visione di materiale d’epoca sulla fabbrica americana Triangle e dalla lettura del testo di Leon Stein “The Triangle fire”, così la regista ha deciso di raccontare assieme le due tragedie del lavoro femminile così lontane nel tempo e nello spazio geografico. 

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Cronache da un campo di battaglia

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La logica dello sterminio in Italia
Una recensione di “Cronache da un campo di battaglia”, di Filippo Violi

CRONACHE DA UN CAMPO DI BATTAGLIA cover

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Cronache da un campo di battaglia

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La logica dello sterminio in Italia
Una recensione di “Cronache da un campo di battaglia”, di Filippo Violi

CRONACHE DA UN CAMPO DI BATTAGLIA cover

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Rosi, un intellettuale intransigente e colto, amante della sua Napoli

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da www.comunisti-italiani.it

Francesco Rosi è stato una dei più importanti uomini di cinema del Novecento, un regista che ha saputo magistralmente raccontare le grandi trasformazioni sociali, economiche, culturali, morali che hanno, dal dopoguerra in poi, segnato profondamente le vicende collettive dell’Italia uscita dal secondo conflitto mondiale.

La sua lunga e proficua opera è stata fondamentale soprattutto per la formazione della coscienza civile e politica delle giovani generazioni che, negli anni Sessanta e Settanta, si interrogavano sulla storia del nostro Paese, sui suoi mali antichi e recenti e lottavano per costruire un’Italia democratica, in cui fossero finalmente realizzati i valori ed i principi della Costituzione repubblicana e non esistessero più odiose discriminazioni di classe.

Il cinema di Rosi è stata una continua ed attenta riflessione sui meccanismi del potere (“Il caso Mattei “del 1973; “Cadaveri eccellenti” del 1975), sulla pavidità ed arroganza delle classi dirigenti locali e nazionali (“Mani sulla città” del 1963), sulle tragedie della guerra ( “Uomini contro del 1971″ e “La tregua” del 1995), sulla mafia (“Salvatore Giuliano” del 1961; “Lucky Luciano” del 1973; “Dimenticare Palermo” del 1989), sul terrorismo(“Tre fratelli” del 1980),su Napoli e sul condizionamento esercitato dalla violenza camorristica (“La sfida” del 1957), sulla scoperta del Mezzogiorno e della cultura contadina (“Cristo si è fermato ad Eboli” del 1978).

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Quel comunista di Henri Cartier-Bresson

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cartierbressondi Laura Baldelli

A Roma, al museo dell'Ara Pacis, la mostra su tutta l'opera e il pensiero di Harri Cartier Bresson, curata ed allestita da Clement Cheroux per conto della Fondazione Cartier Bresson e del Centre Pompidou, già inaugurata a Parigi nel dicembre 2013. Sono esposti solo gli originali delle foto, per la sezione colore la visione digitale e grande novità anche dipinti e disegni. L'intento è quello di presentare un autore che si è dedicato a molti aspetti espressivi-culturali: un Cartier Bresson fatto di tanti Cartier Bresson, perchè sempre attento e curioso a quello che accadeva nel mondo.

Fu definito infatti “l’occhio assoluto” del ‘900, perché ha testimoniato un secolo, è stato pittore, regista e per caso fotografo-reporter, ma talmente poi impegnato in questo ruolo, che fondò la cooperativa Magnum Photo, dove sono passati i maggiori fotografi del secolo. Egli considerò sia il disegno che la fotografia, non un lavoro, ma “un duro piacere” e con queste parole ha descritto la sua opera di fotografo: “Fare fotografie è trattenere il respiro quando tutte le proprie facoltà convergono di fronte alla realtà che fugge. E' in quel momento che eseguire alla perfezione un'immagine diventa una grande gioia fisica ed intellettuale.”

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Quel comunista di Henri Cartier-Bresson

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cartierbressondi Laura Baldelli

A Roma, al museo dell'Ara Pacis, la mostra su tutta l'opera e il pensiero di Harri Cartier Bresson, curata ed allestita da Clement Cheroux per conto della Fondazione Cartier Bresson e del Centre Pompidou, già inaugurata a Parigi nel dicembre 2013. Sono esposti solo gli originali delle foto, per la sezione colore la visione digitale e grande novità anche dipinti e disegni. L'intento è quello di presentare un autore che si è dedicato a molti aspetti espressivi-culturali: un Cartier Bresson fatto di tanti Cartier Bresson, perchè sempre attento e curioso a quello che accadeva nel mondo.

Fu definito infatti “l’occhio assoluto” del ‘900, perché ha testimoniato un secolo, è stato pittore, regista e per caso fotografo-reporter, ma talmente poi impegnato in questo ruolo, che fondò la cooperativa Magnum Photo, dove sono passati i maggiori fotografi del secolo. Egli considerò sia il disegno che la fotografia, non un lavoro, ma “un duro piacere” e con queste parole ha descritto la sua opera di fotografo: “Fare fotografie è trattenere il respiro quando tutte le proprie facoltà convergono di fronte alla realtà che fugge. E' in quel momento che eseguire alla perfezione un'immagine diventa una grande gioia fisica ed intellettuale.”

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La logica dello sterminio in Italia

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cronachedauncampodabattagliadi Pasquale Cicalese

Una recensione di “Cronache da un campo di battaglia”, di Filippo Violi

Diciamolo subito, fin dalle prime battute, è l’urgenza del tempo che ce lo richiede: questo è un libro di denuncia sociale. 

Un romanzo che si allargherà di sicuro a macchia d’olio, come una lava incandescente che non potrà lasciare indifferenti, ma che creerà di sicuro, come lo stesso autore scrive, “ scoppi, sconquassi fin dentro l’animo del lettore, con lo stesso effetto di una pallottola vagante proveniente dalla canna del fucile”.

Scritto con raffinata leggerezza, con spigliato sarcasmo e con un'acutezza di pensiero che trascende ogni confine, l’autore con gioco d’astuzia è riuscito nell’arduo tentativo di mescolare nel romanzo l’arte della filosofia, della politica, dell’economia al fine di costruire un “sapere storico di lotta da consegnare alle future generazione”. 

Considerato un 1984 moderno, l’autore si fa cantore del disastro politico, economico e sociale che vive l’intero Paese e, più, specificamente un territorio periferico e marginale quale la Calabria, la sua amata terra. 

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