Cultura

Cronache da un campo di battaglia

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cronachedauncampodabattagliadi Leonardo Santoro | da www.politicasenzarete.com

La provincia è un ente territoriale di rilevanza costituzionale. Insieme alle regioni, ai comuni, alle città metropolitane, alle università, alle scuole, alle caserme, agli ospedali, ai tribunali, alla corte costituzionale, alle sedi periferiche dell'agenzia delle entrate, ai sistemi siatel, entratel, sogei, isee, imu, tari, allo stato civile, all'albo pretorio (l'elenco è lungo), forma lo Stato.

Lo Stato non è la somma di tutti gli enti territoriali. Un insieme di province non è sufficiente per formare uno Stato. E secondo alcuni, non è neanche necessario. Potrebbero darsi Stati senza provincie, e persino Stati senza territorio. Le vicende palestinesi, sin dalla costituzione dell'OLP, ne sono un esempio.

Che cos'è allora lo Stato?

Internet, per esempio, fa parte dello Stato?

Dello Stato – si dice – fanno parte esclusivamente gli enti cosiddetti costituzionali, la burocrazia, insomma. A patto che in essa vengano compresi gli organi elettivi, e che gli eletti vengano assimilati ai funzionari.

Non c'è nulla che permetta di distinguere un funzionario da un eletto. La virtù di entrambi – direbbe Jünger - consiste nel funzionare. Ed è un bene, anche in tempi tranquilli, non farsi illusioni. Se poi c'è chi ritiene che l'eletto eserciti una funzione creatrice, in quanto scrive e vota le leggi, mentre il funzionario vero e proprio sarebbe un mero esecutore, non c'è bisogno di scomodare Benjamin per dimostrare che anche un semplice funzionario di polizia crea diritto, quando, «per ragioni di sicurezza», si rende protagonista di vessazioni brutali senza alcun rapporto con fini giuridici, o in casi di oltraggio in cui non sussiste una chiara situazione giuridica. A dimostrarlo sono sufficienti gli episodi recenti di persone detenute e torturate in ogni giurisdizione occidentale (italiana compresa), o la sorveglianza continua a cui sono stati sottoposti molti individui (persino capi di Stato e di governo) senza la garanzia di alcuna norma.

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La grande scommessa

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grande scommessa 8 1000x600di Fabrizio Simoncini per Marx21.it

Se di “grande scommessa” si trattava, dal punto di vista cinematografico possiamo affermare che è stata ampiamente vinta. Il film di Adam McKay rappresenta una vera gemma nel panorama del cinema USA riguardo il saper raccontare in modo suggestivo, quasi appassionante, la devastante crisi finanziaria del 2008. L’enorme bolla cresciuta nel mercato immobiliare americano ha lasciato ferite profonde nel tessuto sociale e ora, come è accaduto per altri avvenimenti destrutturanti per la storia degli Stati Uniti (leggi guerra in Vietnam) alcuni registi di culto provano a raccontarli. Ci avevano già provato altri due film importanti, quali “Margin Call” del 2011 di J.C. Chandor e Oliver Stone con “Wall street - Il denaro non dorme mai” del 2010. Due lungometraggi ben fatti nei quali la crisi è raccontata più sul piano psicologico che nei suoi contenuti economici e tecnici. Infatti la trama si dipana scorrendo le emozioni che ciascun personaggio reca con sé e produce nel momento in cui la slavina del collasso finanziario lo travolge. E’ vero: gli squali della finanza vengono descritti in tutta la loro ferocia e spregiudicatezza, si percepisce che a rimetterci in tutto questo sono le persone cosiddette normali, ma al termine di racconti ben intrecciati fra vicende umane a volte improbabili, resta sempre il sapore acre da bocca asciutta che rimanda alla impertinente domanda: ma che è successo veramente nel 2008? Allora ecco prorompere in questo 2016 con tutta la sua portata teorica, e per certi versi risolutiva, “la grande scommessa”.

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Il gobbo del quarticciolo e la sua banda nella resistenza

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IlGobbodiRecchionia cura di Fabrizio Aquilini

Una periferia disperata fatta di palazzi popolari e di baracche di fortuna, di casette senza servizi in materiale di recupero, e di costruzioni disordinate autocostruite. Una povertà palpabile, insieme al disorientamento dello sradicamento dal quartiere dove si è nati e cresciuti. La perdita dei riferimenti urbani e umani insieme alla concentrazione umana senza prospettive di crescita e di lavoro. E sopra tutto, la cappa opprimente dell'occupazione nazista.  Perché si diventa partigiano al Quadraro, a borgata Gordiani, a Centocelle, a Val Melaina? Come fa Giuseppe Albano a diventare “il Gobbo”? E perché e come il Gobbo diventa l'uomo dell'Unione Proletaria di Salvarezza e delle manovre oscure di una Repubblica che ancora non c'è ma che fa già le sue prove generali di contrasto alle forze propulsive sprigionatesi con la Resistenza?

Ed ha senso, oggi, un libro su un personaggio così singolare e controverso, a 70 anni dal 25 aprile che liberò l'Italia dal nazifascismo?

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Il gobbo del quarticciolo e la sua banda nella resistenza

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IlGobbodiRecchionia cura di Fabrizio Aquilini

Una periferia disperata fatta di palazzi popolari e di baracche di fortuna, di casette senza servizi in materiale di recupero, e di costruzioni disordinate autocostruite. Una povertà palpabile, insieme al disorientamento dello sradicamento dal quartiere dove si è nati e cresciuti. La perdita dei riferimenti urbani e umani insieme alla concentrazione umana senza prospettive di crescita e di lavoro. E sopra tutto, la cappa opprimente dell'occupazione nazista.  Perché si diventa partigiano al Quadraro, a borgata Gordiani, a Centocelle, a Val Melaina? Come fa Giuseppe Albano a diventare “il Gobbo”? E perché e come il Gobbo diventa l'uomo dell'Unione Proletaria di Salvarezza e delle manovre oscure di una Repubblica che ancora non c'è ma che fa già le sue prove generali di contrasto alle forze propulsive sprigionatesi con la Resistenza?

Ed ha senso, oggi, un libro su un personaggio così singolare e controverso, a 70 anni dal 25 aprile che liberò l'Italia dal nazifascismo?

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L’arte della documentazione anti-NATO

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da www.pressenza.com

Il classico della strategia “L’arte della guerra” di Sun Tzu ha recentemente ispirato le opere di due famosi autori pacifisti italiani: Alberto l’Abate e Manlio Dinucci.

L’Abate parafrasa il grande autore cinese nel suo “L’arte della Pace” dove realizza una sintesi efficace delle strategie di internevo pacifista nonviolento che aveva già descritto nella sua vasta bibliografia.

“L’arte della guerra. Annali della strategia USA/NATO (1990-2015)” è invece una ragionata ed intelligente ricompilazione di quanto Manlio Dinucci ha scritto in libri e nei suoi articoli sul Manifesto nel corso degli ultimi 25 anni. Edito da Zambon, editore che, dalla sua sede tedesca, sta rimpinguando le sue edizioni in lingua italiana con volumi di grande interesse.

Un volume che esce, intenzionalmente, nel momento che una vasta mobilitazione si sta realizzando in Italia in coincidenza con la Trident Juncture, esercitazione NATO che coinvolge mezzo mediterraneo; volume che dunque vuole dare un sostegno concreto di documentazione alle lotte contro la NATO e la sua politica.

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L’arte della documentazione anti-NATO

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da www.pressenza.com

Il classico della strategia “L’arte della guerra” di Sun Tzu ha recentemente ispirato le opere di due famosi autori pacifisti italiani: Alberto l’Abate e Manlio Dinucci.

L’Abate parafrasa il grande autore cinese nel suo “L’arte della Pace” dove realizza una sintesi efficace delle strategie di internevo pacifista nonviolento che aveva già descritto nella sua vasta bibliografia.

“L’arte della guerra. Annali della strategia USA/NATO (1990-2015)” è invece una ragionata ed intelligente ricompilazione di quanto Manlio Dinucci ha scritto in libri e nei suoi articoli sul Manifesto nel corso degli ultimi 25 anni. Edito da Zambon, editore che, dalla sua sede tedesca, sta rimpinguando le sue edizioni in lingua italiana con volumi di grande interesse.

Un volume che esce, intenzionalmente, nel momento che una vasta mobilitazione si sta realizzando in Italia in coincidenza con la Trident Juncture, esercitazione NATO che coinvolge mezzo mediterraneo; volume che dunque vuole dare un sostegno concreto di documentazione alle lotte contro la NATO e la sua politica.

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Volponi estremo

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volponiestremoPaolo Volponi (1924-1994) è un autore eccentrico, inafferrabile, estremo: di fronte alla generale scomparsa dello scrittore-intellettuale, Volponi condanna ogni specialismo da letterato, rinuncia a una letteratura affabulatoria e di semplice intrattenimento, e mantiene vivi interessi molteplici e fra loro organici (la politica, la storia, la filosofia, l’arte, la scienza). La sua scrittura è plurale e dinamica, irriducibile a questo o quel genere letterario; è sperimentale, spuria, sovversiva, capace di coniugare in modo straordinario dimensione lirica, durata narrativa e affondo saggistico. La letteratura, in Volponi, non è mai una finzione autoreferenziale che prescinde dalla storia, dalle ideologie e dalla dimensione quotidiana dell’esistenza: è piuttosto una pratica che ha una funzione di proposta e di critica dell’esistente. Poeta, romanziere, saggista, collezionista d’arte, dirigente aziendale, parlamentare: Volponi ha sempre concepito la letteratura, anzitutto, come una prassi sociale capace di irrompere nella realtà per migliorarla, come uno strumento eccezionale di conoscenza e di critica del reale. Intellettuale di parte, ha sempre cercato di usare la letteratura e l’arte come strumenti critici per pensare e immaginare una società alternativa a quella capitalistica.

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Volponi estremo

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volponiestremoPaolo Volponi (1924-1994) è un autore eccentrico, inafferrabile, estremo: di fronte alla generale scomparsa dello scrittore-intellettuale, Volponi condanna ogni specialismo da letterato, rinuncia a una letteratura affabulatoria e di semplice intrattenimento, e mantiene vivi interessi molteplici e fra loro organici (la politica, la storia, la filosofia, l’arte, la scienza). La sua scrittura è plurale e dinamica, irriducibile a questo o quel genere letterario; è sperimentale, spuria, sovversiva, capace di coniugare in modo straordinario dimensione lirica, durata narrativa e affondo saggistico. La letteratura, in Volponi, non è mai una finzione autoreferenziale che prescinde dalla storia, dalle ideologie e dalla dimensione quotidiana dell’esistenza: è piuttosto una pratica che ha una funzione di proposta e di critica dell’esistente. Poeta, romanziere, saggista, collezionista d’arte, dirigente aziendale, parlamentare: Volponi ha sempre concepito la letteratura, anzitutto, come una prassi sociale capace di irrompere nella realtà per migliorarla, come uno strumento eccezionale di conoscenza e di critica del reale. Intellettuale di parte, ha sempre cercato di usare la letteratura e l’arte come strumenti critici per pensare e immaginare una società alternativa a quella capitalistica.

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La musica , la politica incontro con Enrico Capuano il fondatore del folk rock italiano

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da infoliberaesicura.blogspot.it

D. Enrico Capuano è il fondatore del nuovo folk rock italiano dal 1982. La tarantella come base e le chitarre distorte... con un pensiero ai Deep Purple e al brano è festa della pfm. Almeno cento concerti l anno... hai girato mezzo mondo tour in Canada a Cuba e 4 tour negli USA.. hai girato molti festival in Europa Bulgaria Lussemburgo Francia Svizzera Polonia….. In 32 anni hai collaborato con tantissimi artisti Franz di Cioccio della pfm con un tour durato due anni , un altro tour bellissimo e originale con zulu dei 99 posse, Grazia Di Michele,Baccini, eccc sei stato 12 volte al concertone del 1 maggio su rai tre e ne hai presentati almeno 4 nella prima fascia televisiva una volta in coppia con Dario Vergassola , hai prodotto almeno un centinaio di dischi di altri artisti con la Blond Records, hai fatto molta radio dal 1977 in poi e molta televisione ...radio casbah è stata a Roma una trasmissione importante per un intera generazione di artisti , hai scritto per molti quotidiani italiani , gira un libro e un film documento su di te grazie a Deborah Farina …. Potrei continuare ancora per molto…. sempre da indipendente … e ora ??

R. Cavolo è la domanda più lunga della mia personale storia di musicista….. ora ? Intanto devo difendere la mia salute… dovrò affrontare un periodo durissimo e ho un appuntamento difficile e rischioso con i medici e me ne fotto di nascondere questa cosa ...l’ambiente cinico di una parte del mondo dello spettacolo mi fa schifo . Spero di essere pronto per la stagione prossima con uno spettacolo ancora più incisivo dove il rock e il folk siano sempre al centro della scena. Ho preparato un singolo che farò uscire presto dal titolo “io non sono” storie d amore e di anarchia potrebbe essere il sottotitolo

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The match - La partita della morte

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thematch locandinaVINCERE E MORIRE, UNA PAGINA DI CALCIO E DI STORIA
di Andrey Malyukov, Russia, 2012

Con l'operazione Barbarossa, cominciata da Hitler nel giugno 1941, l'Unione Sovietica è colta di sorpresa dall'attacco dell'esercito tedesco che occupa l'Ucraina. Alcuni calciatori della Dinamo e del Lokomotiv di Kiev finiscono prigionieri a lavorare nella panetteria interna di un campo di concentramento, protetti da Ivan Kordik, un ceco della Moravia costretto a rifugiarsi a Kiev, appassionato di calcio. Venuti a conoscenza della loro presenza, i tedeschi decidono di sfidarli, una prima volta nel luglio del 1942, e gli ucraini si impongono con un sonoro 5-1. Gli occupanti non la prendono bene e decidono di organizzare una seconda partita che passerà alla storia come "partita della morte". L'incontro si svolge il 9 agosto 1942 allo stadio Zenith di Kiev. Nell'intervallo un ufficiale tedesco cerca di convincere i prigionieri a perdere la partita. La gara si mette bene per i tedeschi, ma l'orgoglio dei campioni ucraini prevale e vincono 5-3. Ciò che più umiliò i tedeschi fu la "sesta" rete, quella non segnata: Klymenko saltò come birilli mezza squadra avversaria, ma invece di depositare la palla in rete, si fermò sulla linea di porta, si girò su se stesso e calciò il pallone verso il centro del campo.

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