Cultura

Appello per la salvaguardia di fondi librari e archivistici

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libri altoMarx21.it aderisce all'appello 

Nel disinteresse e nell’inerzia generale numerosissimi fondi bibliotecari e archivistici – a volte di grande interesse – sono in questi anni andati perduti. Tanti altri – ancora più numerosi e altrettanto importanti – sono a rischio di dispersione. Soprattutto quelli di militanti e organismi legati alla partecipazione attiva ai fermenti culturali e ai movimenti politici e sociali che, sconfitto il nazifascismo, furono la linfa vitale verso l’emancipazione delle classi subalterne. Si tratta di un patrimonio inestimabile e irrinunciabile del sapere e dell’esperienza collettiva che non è soltanto testimonianza del recente passato o del presente ancora in divenire, ma è premessa e condizione di un futuro e di una crescita non casuali, ma frutto di scelte consapevoli e orientate.

La crisi economica e una politica pragmatica, condizionata e scandita da interessi elettorali, accentuano l’indifferenza verso questo problema che, insieme con la caduta di valori alti e il decadimento del sistema formativo scolastico e universitario, espropria le nuove generazioni dei materiali della conoscenza e della memoria oltre che dei metodi di apprendimento. Infine, una errata rappresentazione induce a sottovalutare o trascurare del tutto il patrimonio  librario e archivistico presupponendo erroneamente non solo che le banche dati esistenti e il sistema informatico generale contengano già tutte le conoscenze necessarie, ma anche che questo sistema sia affidabile e permanente.

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Cronache da un campo di battaglia

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cronachedauncampodabattagliadi Leonardo Santoro | da www.politicasenzarete.com

La provincia è un ente territoriale di rilevanza costituzionale. Insieme alle regioni, ai comuni, alle città metropolitane, alle università, alle scuole, alle caserme, agli ospedali, ai tribunali, alla corte costituzionale, alle sedi periferiche dell'agenzia delle entrate, ai sistemi siatel, entratel, sogei, isee, imu, tari, allo stato civile, all'albo pretorio (l'elenco è lungo), forma lo Stato.

Lo Stato non è la somma di tutti gli enti territoriali. Un insieme di province non è sufficiente per formare uno Stato. E secondo alcuni, non è neanche necessario. Potrebbero darsi Stati senza provincie, e persino Stati senza territorio. Le vicende palestinesi, sin dalla costituzione dell'OLP, ne sono un esempio.

Che cos'è allora lo Stato?

Internet, per esempio, fa parte dello Stato?

Dello Stato – si dice – fanno parte esclusivamente gli enti cosiddetti costituzionali, la burocrazia, insomma. A patto che in essa vengano compresi gli organi elettivi, e che gli eletti vengano assimilati ai funzionari.

Non c'è nulla che permetta di distinguere un funzionario da un eletto. La virtù di entrambi – direbbe Jünger - consiste nel funzionare. Ed è un bene, anche in tempi tranquilli, non farsi illusioni. Se poi c'è chi ritiene che l'eletto eserciti una funzione creatrice, in quanto scrive e vota le leggi, mentre il funzionario vero e proprio sarebbe un mero esecutore, non c'è bisogno di scomodare Benjamin per dimostrare che anche un semplice funzionario di polizia crea diritto, quando, «per ragioni di sicurezza», si rende protagonista di vessazioni brutali senza alcun rapporto con fini giuridici, o in casi di oltraggio in cui non sussiste una chiara situazione giuridica. A dimostrarlo sono sufficienti gli episodi recenti di persone detenute e torturate in ogni giurisdizione occidentale (italiana compresa), o la sorveglianza continua a cui sono stati sottoposti molti individui (persino capi di Stato e di governo) senza la garanzia di alcuna norma.

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Cronache da un campo di battaglia

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cronachedauncampodabattagliadi Leonardo Santoro | da www.politicasenzarete.com

La provincia è un ente territoriale di rilevanza costituzionale. Insieme alle regioni, ai comuni, alle città metropolitane, alle università, alle scuole, alle caserme, agli ospedali, ai tribunali, alla corte costituzionale, alle sedi periferiche dell'agenzia delle entrate, ai sistemi siatel, entratel, sogei, isee, imu, tari, allo stato civile, all'albo pretorio (l'elenco è lungo), forma lo Stato.

Lo Stato non è la somma di tutti gli enti territoriali. Un insieme di province non è sufficiente per formare uno Stato. E secondo alcuni, non è neanche necessario. Potrebbero darsi Stati senza provincie, e persino Stati senza territorio. Le vicende palestinesi, sin dalla costituzione dell'OLP, ne sono un esempio.

Che cos'è allora lo Stato?

Internet, per esempio, fa parte dello Stato?

Dello Stato – si dice – fanno parte esclusivamente gli enti cosiddetti costituzionali, la burocrazia, insomma. A patto che in essa vengano compresi gli organi elettivi, e che gli eletti vengano assimilati ai funzionari.

Non c'è nulla che permetta di distinguere un funzionario da un eletto. La virtù di entrambi – direbbe Jünger - consiste nel funzionare. Ed è un bene, anche in tempi tranquilli, non farsi illusioni. Se poi c'è chi ritiene che l'eletto eserciti una funzione creatrice, in quanto scrive e vota le leggi, mentre il funzionario vero e proprio sarebbe un mero esecutore, non c'è bisogno di scomodare Benjamin per dimostrare che anche un semplice funzionario di polizia crea diritto, quando, «per ragioni di sicurezza», si rende protagonista di vessazioni brutali senza alcun rapporto con fini giuridici, o in casi di oltraggio in cui non sussiste una chiara situazione giuridica. A dimostrarlo sono sufficienti gli episodi recenti di persone detenute e torturate in ogni giurisdizione occidentale (italiana compresa), o la sorveglianza continua a cui sono stati sottoposti molti individui (persino capi di Stato e di governo) senza la garanzia di alcuna norma.

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La grande scommessa

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grande scommessa 8 1000x600di Fabrizio Simoncini per Marx21.it

Se di “grande scommessa” si trattava, dal punto di vista cinematografico possiamo affermare che è stata ampiamente vinta. Il film di Adam McKay rappresenta una vera gemma nel panorama del cinema USA riguardo il saper raccontare in modo suggestivo, quasi appassionante, la devastante crisi finanziaria del 2008. L’enorme bolla cresciuta nel mercato immobiliare americano ha lasciato ferite profonde nel tessuto sociale e ora, come è accaduto per altri avvenimenti destrutturanti per la storia degli Stati Uniti (leggi guerra in Vietnam) alcuni registi di culto provano a raccontarli. Ci avevano già provato altri due film importanti, quali “Margin Call” del 2011 di J.C. Chandor e Oliver Stone con “Wall street - Il denaro non dorme mai” del 2010. Due lungometraggi ben fatti nei quali la crisi è raccontata più sul piano psicologico che nei suoi contenuti economici e tecnici. Infatti la trama si dipana scorrendo le emozioni che ciascun personaggio reca con sé e produce nel momento in cui la slavina del collasso finanziario lo travolge. E’ vero: gli squali della finanza vengono descritti in tutta la loro ferocia e spregiudicatezza, si percepisce che a rimetterci in tutto questo sono le persone cosiddette normali, ma al termine di racconti ben intrecciati fra vicende umane a volte improbabili, resta sempre il sapore acre da bocca asciutta che rimanda alla impertinente domanda: ma che è successo veramente nel 2008? Allora ecco prorompere in questo 2016 con tutta la sua portata teorica, e per certi versi risolutiva, “la grande scommessa”.

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Il gobbo del quarticciolo e la sua banda nella resistenza

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IlGobbodiRecchionia cura di Fabrizio Aquilini

Una periferia disperata fatta di palazzi popolari e di baracche di fortuna, di casette senza servizi in materiale di recupero, e di costruzioni disordinate autocostruite. Una povertà palpabile, insieme al disorientamento dello sradicamento dal quartiere dove si è nati e cresciuti. La perdita dei riferimenti urbani e umani insieme alla concentrazione umana senza prospettive di crescita e di lavoro. E sopra tutto, la cappa opprimente dell'occupazione nazista.  Perché si diventa partigiano al Quadraro, a borgata Gordiani, a Centocelle, a Val Melaina? Come fa Giuseppe Albano a diventare “il Gobbo”? E perché e come il Gobbo diventa l'uomo dell'Unione Proletaria di Salvarezza e delle manovre oscure di una Repubblica che ancora non c'è ma che fa già le sue prove generali di contrasto alle forze propulsive sprigionatesi con la Resistenza?

Ed ha senso, oggi, un libro su un personaggio così singolare e controverso, a 70 anni dal 25 aprile che liberò l'Italia dal nazifascismo?

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Il gobbo del quarticciolo e la sua banda nella resistenza

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IlGobbodiRecchionia cura di Fabrizio Aquilini

Una periferia disperata fatta di palazzi popolari e di baracche di fortuna, di casette senza servizi in materiale di recupero, e di costruzioni disordinate autocostruite. Una povertà palpabile, insieme al disorientamento dello sradicamento dal quartiere dove si è nati e cresciuti. La perdita dei riferimenti urbani e umani insieme alla concentrazione umana senza prospettive di crescita e di lavoro. E sopra tutto, la cappa opprimente dell'occupazione nazista.  Perché si diventa partigiano al Quadraro, a borgata Gordiani, a Centocelle, a Val Melaina? Come fa Giuseppe Albano a diventare “il Gobbo”? E perché e come il Gobbo diventa l'uomo dell'Unione Proletaria di Salvarezza e delle manovre oscure di una Repubblica che ancora non c'è ma che fa già le sue prove generali di contrasto alle forze propulsive sprigionatesi con la Resistenza?

Ed ha senso, oggi, un libro su un personaggio così singolare e controverso, a 70 anni dal 25 aprile che liberò l'Italia dal nazifascismo?

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L’arte della documentazione anti-NATO

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da www.pressenza.com

Il classico della strategia “L’arte della guerra” di Sun Tzu ha recentemente ispirato le opere di due famosi autori pacifisti italiani: Alberto l’Abate e Manlio Dinucci.

L’Abate parafrasa il grande autore cinese nel suo “L’arte della Pace” dove realizza una sintesi efficace delle strategie di internevo pacifista nonviolento che aveva già descritto nella sua vasta bibliografia.

“L’arte della guerra. Annali della strategia USA/NATO (1990-2015)” è invece una ragionata ed intelligente ricompilazione di quanto Manlio Dinucci ha scritto in libri e nei suoi articoli sul Manifesto nel corso degli ultimi 25 anni. Edito da Zambon, editore che, dalla sua sede tedesca, sta rimpinguando le sue edizioni in lingua italiana con volumi di grande interesse.

Un volume che esce, intenzionalmente, nel momento che una vasta mobilitazione si sta realizzando in Italia in coincidenza con la Trident Juncture, esercitazione NATO che coinvolge mezzo mediterraneo; volume che dunque vuole dare un sostegno concreto di documentazione alle lotte contro la NATO e la sua politica.

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L’arte della documentazione anti-NATO

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da www.pressenza.com

Il classico della strategia “L’arte della guerra” di Sun Tzu ha recentemente ispirato le opere di due famosi autori pacifisti italiani: Alberto l’Abate e Manlio Dinucci.

L’Abate parafrasa il grande autore cinese nel suo “L’arte della Pace” dove realizza una sintesi efficace delle strategie di internevo pacifista nonviolento che aveva già descritto nella sua vasta bibliografia.

“L’arte della guerra. Annali della strategia USA/NATO (1990-2015)” è invece una ragionata ed intelligente ricompilazione di quanto Manlio Dinucci ha scritto in libri e nei suoi articoli sul Manifesto nel corso degli ultimi 25 anni. Edito da Zambon, editore che, dalla sua sede tedesca, sta rimpinguando le sue edizioni in lingua italiana con volumi di grande interesse.

Un volume che esce, intenzionalmente, nel momento che una vasta mobilitazione si sta realizzando in Italia in coincidenza con la Trident Juncture, esercitazione NATO che coinvolge mezzo mediterraneo; volume che dunque vuole dare un sostegno concreto di documentazione alle lotte contro la NATO e la sua politica.

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Volponi estremo

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volponiestremoPaolo Volponi (1924-1994) è un autore eccentrico, inafferrabile, estremo: di fronte alla generale scomparsa dello scrittore-intellettuale, Volponi condanna ogni specialismo da letterato, rinuncia a una letteratura affabulatoria e di semplice intrattenimento, e mantiene vivi interessi molteplici e fra loro organici (la politica, la storia, la filosofia, l’arte, la scienza). La sua scrittura è plurale e dinamica, irriducibile a questo o quel genere letterario; è sperimentale, spuria, sovversiva, capace di coniugare in modo straordinario dimensione lirica, durata narrativa e affondo saggistico. La letteratura, in Volponi, non è mai una finzione autoreferenziale che prescinde dalla storia, dalle ideologie e dalla dimensione quotidiana dell’esistenza: è piuttosto una pratica che ha una funzione di proposta e di critica dell’esistente. Poeta, romanziere, saggista, collezionista d’arte, dirigente aziendale, parlamentare: Volponi ha sempre concepito la letteratura, anzitutto, come una prassi sociale capace di irrompere nella realtà per migliorarla, come uno strumento eccezionale di conoscenza e di critica del reale. Intellettuale di parte, ha sempre cercato di usare la letteratura e l’arte come strumenti critici per pensare e immaginare una società alternativa a quella capitalistica.

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Volponi estremo

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volponiestremoPaolo Volponi (1924-1994) è un autore eccentrico, inafferrabile, estremo: di fronte alla generale scomparsa dello scrittore-intellettuale, Volponi condanna ogni specialismo da letterato, rinuncia a una letteratura affabulatoria e di semplice intrattenimento, e mantiene vivi interessi molteplici e fra loro organici (la politica, la storia, la filosofia, l’arte, la scienza). La sua scrittura è plurale e dinamica, irriducibile a questo o quel genere letterario; è sperimentale, spuria, sovversiva, capace di coniugare in modo straordinario dimensione lirica, durata narrativa e affondo saggistico. La letteratura, in Volponi, non è mai una finzione autoreferenziale che prescinde dalla storia, dalle ideologie e dalla dimensione quotidiana dell’esistenza: è piuttosto una pratica che ha una funzione di proposta e di critica dell’esistente. Poeta, romanziere, saggista, collezionista d’arte, dirigente aziendale, parlamentare: Volponi ha sempre concepito la letteratura, anzitutto, come una prassi sociale capace di irrompere nella realtà per migliorarla, come uno strumento eccezionale di conoscenza e di critica del reale. Intellettuale di parte, ha sempre cercato di usare la letteratura e l’arte come strumenti critici per pensare e immaginare una società alternativa a quella capitalistica.

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