Cultura

Recensione: A cosa serve l’articolo 18

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da pensierieconomici.blogspot.it

articolo-18-dove-il-problema-AltanOrmai da almeno un decennio, l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori è al centro di tentativi di controriforma, da parte di governi e di maggioranze diverse. Molta confusione è stata fatta attorno ad esso, spesso con il solo obiettivo di legittimarne la modifica. Questa confusione ha relegato il dibattito a una discussione tra specialisti del diritto del lavoro, con il resto dell’Italia a fare da pubblico o da tifosi. L’importanza di questo articolo necessita un’attenzione maggiore e più consapevole.

Per diversi motivi l’articolo 18 è diventato una lotta anche simbolica: chi vuole modificarlo (sempre in peggio) ha obiettivi che vanno oltre alla semplice modifica dei rapporti di lavoro. Questo lo si capisce bene se si affronta il problema da due punti di vista: da un punto di vista storico, per analizzare da dove esso nasce, all’interno di quale modello economico e con quali obiettivi; da un punto di vista teorico, a quale sistema di valori e di idee si ispira e da quale sistema alternativo si muovono gli oppositori.

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Recensione: A cosa serve l’articolo 18

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articolo-18-dove-il-problema-AltanOrmai da almeno un decennio, l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori è al centro di tentativi di controriforma, da parte di governi e di maggioranze diverse. Molta confusione è stata fatta attorno ad esso, spesso con il solo obiettivo di legittimarne la modifica. Questa confusione ha relegato il dibattito a una discussione tra specialisti del diritto del lavoro, con il resto dell’Italia a fare da pubblico o da tifosi. L’importanza di questo articolo necessita un’attenzione maggiore e più consapevole.

Per diversi motivi l’articolo 18 è diventato una lotta anche simbolica: chi vuole modificarlo (sempre in peggio) ha obiettivi che vanno oltre alla semplice modifica dei rapporti di lavoro. Questo lo si capisce bene se si affronta il problema da due punti di vista: da un punto di vista storico, per analizzare da dove esso nasce, all’interno di quale modello economico e con quali obiettivi; da un punto di vista teorico, a quale sistema di valori e di idee si ispira e da quale sistema alternativo si muovono gli oppositori.

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Diario di una lotta

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diariodiunalotta

di Giovanni Sarubbi, segretario Provinciale Pdci di Avellino
e Luca Servodio, direzione nazionale PdCI

È stato presentato ad Avellino il libro “Diario di una lotta”, scritto dai lavoratori dell'IRISBUS di Valle Ufita. È una storia di parte, più precisamente un diario di tutto ciò che è successo durante i 117 giorni di lotta che hanno tenuto bloccato lo stabilimento FIAT-IRISBUS di Valle Ufita nel tentativo disperato di impedirne la chiusura che poi è avvenuta. 

Ci sono articoli di giornale, comunicati stampa, dichiarazioni di politici, sindacalisti, amministratori comunali, documenti parlamentari. Il diario si apre il 7 luglio 2011 quando, per la prima volta in Italia, i lavoratori sono messi al corrente del loro destino dalle pagine del quotidiano “Il Mattino” che pubblica la notizia sulla decisione della Fiat di voler chiudere lo stabilimento di Valle Ufita. Il libro si chiude con l'accordo, che il diario chiama “accordo della vergogna”, del 14 dicembre 2011, che ha chiuso lo stabilimento e con una lettera di Rossella Iacobucci, del Comitato Resistenza Operaia che si è formato per sostenere la lotta dei lavoratori IRISBUS.

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di Giovanni Sarubbi, segretario Provinciale Pdci di Avellino
e Luca Servodio, direzione nazionale PdCI

È stato presentato ad Avellino il libro “Diario di una lotta”, scritto dai lavoratori dell'IRISBUS di Valle Ufita. È una storia di parte, più precisamente un diario di tutto ciò che è successo durante i 117 giorni di lotta che hanno tenuto bloccato lo stabilimento FIAT-IRISBUS di Valle Ufita nel tentativo disperato di impedirne la chiusura che poi è avvenuta. 

Ci sono articoli di giornale, comunicati stampa, dichiarazioni di politici, sindacalisti, amministratori comunali, documenti parlamentari. Il diario si apre il 7 luglio 2011 quando, per la prima volta in Italia, i lavoratori sono messi al corrente del loro destino dalle pagine del quotidiano “Il Mattino” che pubblica la notizia sulla decisione della Fiat di voler chiudere lo stabilimento di Valle Ufita. Il libro si chiude con l'accordo, che il diario chiama “accordo della vergogna”, del 14 dicembre 2011, che ha chiuso lo stabilimento e con una lettera di Rossella Iacobucci, del Comitato Resistenza Operaia che si è formato per sostenere la lotta dei lavoratori IRISBUS.

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Emiliano Brancaccio: "Perché l'austerità è di destra"

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di Stefano Galieni | da www.controlacrisi.org

“L’austerità è di destra. E sta distruggendo l’Europa”, (Il Saggiatore, pp.152, 13 euro) è la recentissima pubblicazione di Emiliano Brancaccio e Marco passerella, attraverso cui gli autori provano a dare una lettura estremamente critica di come l’Italia e di fatto l’Europa stiano affrontando la crisi attuale. Ad Emiliano Brancaccio, economista di formazione marxista, chiediamo intanto le ragioni di questo titolo.

«“L’austerità è di destra” vuole essere innanzitutto un monito per la sinistra. Le politiche di austerità sono state infatti praticate da governi di destra, di sinistra ed anche da governi tecnici sostenuti da ampie maggioranze, ma i dati mettono in luce che esse sono sistematicamente ricadute sulle spalle dei lavoratori subordinati e dei gruppi sociali più disagiati. Contrariamente a quel che si dice, queste politiche non hanno mai intaccato gli sprechi e i privilegi. Basti pensare che i costi della cosiddetta “casta” sono aumentati proprio nei periodi di massimo avanzo primario, ovvero di eccesso di prelievo fiscale rispetto alla spesa pubblica al netto degli interessi. Ma quello che conta di più, per chiarire il contenuto del nostro libro, è il sottotitolo. Noi affermiamo infatti che l’austerità “sta distruggendo l’Europa”, perché invece di risanare i bilanci tende a deteriorarli. Per capire questo aspetto, occorre comprendere che il funzionamento di una economia nazionale e i conti di un intero stato non possono mai essere equiparati al funzionamento di una economia familiare.

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Emiliano Brancaccio: "Perché l'austerità è di destra"

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di Stefano Galieni | da www.controlacrisi.org

“L’austerità è di destra. E sta distruggendo l’Europa”, (Il Saggiatore, pp.152, 13 euro) è la recentissima pubblicazione di Emiliano Brancaccio e Marco passerella, attraverso cui gli autori provano a dare una lettura estremamente critica di come l’Italia e di fatto l’Europa stiano affrontando la crisi attuale. Ad Emiliano Brancaccio, economista di formazione marxista, chiediamo intanto le ragioni di questo titolo.

«“L’austerità è di destra” vuole essere innanzitutto un monito per la sinistra. Le politiche di austerità sono state infatti praticate da governi di destra, di sinistra ed anche da governi tecnici sostenuti da ampie maggioranze, ma i dati mettono in luce che esse sono sistematicamente ricadute sulle spalle dei lavoratori subordinati e dei gruppi sociali più disagiati. Contrariamente a quel che si dice, queste politiche non hanno mai intaccato gli sprechi e i privilegi. Basti pensare che i costi della cosiddetta “casta” sono aumentati proprio nei periodi di massimo avanzo primario, ovvero di eccesso di prelievo fiscale rispetto alla spesa pubblica al netto degli interessi. Ma quello che conta di più, per chiarire il contenuto del nostro libro, è il sottotitolo. Noi affermiamo infatti che l’austerità “sta distruggendo l’Europa”, perché invece di risanare i bilanci tende a deteriorarli. Per capire questo aspetto, occorre comprendere che il funzionamento di una economia nazionale e i conti di un intero stato non possono mai essere equiparati al funzionamento di una economia familiare.

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La cruda analisi che mette a nudo il pensiero unico

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di Fabio Raimondi | da il Manifesto

gallino lottadiclasseLa lotta di classe c'è ancora. A dire il vero non è mai sparita, tanto meno negli ultimi trent'anni, solo che è condotta prevalentemente dall'alto, nonostante il processo di «proletarizzazione» in corso. Mentre lavoratori dipendenti e pensionati salvano gli Stati e il welfare coprendo forzatamente i buchi di bilancio che manager e politici inetti hanno prodotto attraverso investimenti fallimentari e politiche regressive, le classi dirigenti attuano la ridistribuzione del reddito dal basso verso l'alto!

Per riprendersi il potere contrattuale che la working class (le classi operaia e media) aveva conquistato con le lotte degli anni '60 e '70, la «classe capitalistica transnazionale» ha lanciato una controffensiva chiamata globalizzazione, il cui asse portante è la finanza. Per chi, intossicato da mantra della scomparsa delle classi, volesse convincersene, può leggere l'intervista di Paola Borgna a Luciano Gallino: La lotta di classe dopo la lotta di classe (Laterza 2012, pp. 214, € 12), dove si forniscono dati scientifici per l'analisi di classe, dando corpo all'assunto che la globalizzazione e la finanziarizzazione dell'economia sono state condotte in chiara funzione antioperaia.

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La cruda analisi che mette a nudo il pensiero unico

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di Fabio Raimondi | da il Manifesto

gallino lottadiclasseLa lotta di classe c'è ancora. A dire il vero non è mai sparita, tanto meno negli ultimi trent'anni, solo che è condotta prevalentemente dall'alto, nonostante il processo di «proletarizzazione» in corso. Mentre lavoratori dipendenti e pensionati salvano gli Stati e il welfare coprendo forzatamente i buchi di bilancio che manager e politici inetti hanno prodotto attraverso investimenti fallimentari e politiche regressive, le classi dirigenti attuano la ridistribuzione del reddito dal basso verso l'alto!

Per riprendersi il potere contrattuale che la working class (le classi operaia e media) aveva conquistato con le lotte degli anni '60 e '70, la «classe capitalistica transnazionale» ha lanciato una controffensiva chiamata globalizzazione, il cui asse portante è la finanza. Per chi, intossicato da mantra della scomparsa delle classi, volesse convincersene, può leggere l'intervista di Paola Borgna a Luciano Gallino: La lotta di classe dopo la lotta di classe (Laterza 2012, pp. 214, € 12), dove si forniscono dati scientifici per l'analisi di classe, dando corpo all'assunto che la globalizzazione e la finanziarizzazione dell'economia sono state condotte in chiara funzione antioperaia.

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