Cultura

La fede opaca del Novecento

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Fortinidi Donatello Santarone
Università degli Studi Roma Tre

In occasione del centenario della nascita del poeta e critico marxista Franco Fortini (1917-2017), riceviamo dal Professor Santarone e volentieri pubblichiamo.


Intervento introduttivo al Convegno promosso in occasione del centenario della nascita di Franco Fortini (1917-2017)

“Attraverso Fortini: poesia educazione mondo”, Università di Roma Tre, Roma, 9 maggio 2017

Fortini diceva talvolta, scherzando, di avere gli anni della Rivoluzione d’Ottobre. Oggi, a cento anni da quell’evento epocale della storia del mondo e a cento anni dalla nascita di Fortini, che di quella storia è stato parte viva e consapevole, possiamo forse omettere il lato un po’ ironico della battuta per dire invece che la Rivoluzione d’Ottobre, con il suo carico storico e allegorico, è una delle matrici fondamentali per capire l’opera e la funzione politico-culturale non solo del poeta e saggista Franco Lattes Fortini, ma di almeno tre o quattro generazioni di intellettuali che nei diversi ambiti del pensiero, della scienza, dell’arte, della politica, hanno segnato la storia “opaca” del Novecento.

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Aleksandar Rankovic e la Jugoslavia socialista

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da aracneeditrice.it

DALLA GUERRA DI LIBERAZIONE AL PLENUM DI BRIONI

L’opera analizza la storia politica di Aleksandar Ranković, a lungo braccio destro di Tito e vicepresidente della Jugoslavia, che venne allontanato da tutte le cariche in seguito al Plenum di Brioni del 1966, durante il quale fu accusato di aver cospirato ai danni di Tito e di altri esponenti di spicco della Lega dei Comunisti.

Vittima di una damnatio memoriae e dell’odio dei suoi ex compagni, Ranković è stato a lungo una figura poco approfondita dalla storiografia, soprattutto da quella italiana.

Per ovviare a ciò l’autore ha consultato numerosi testi scientifici in lingua serbo–croata, inglese, francese, russa, realizzato interviste a testimoni diretti e a esperti del settore.

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Aleksandar Rankovic e la Jugoslavia socialista

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DALLA GUERRA DI LIBERAZIONE AL PLENUM DI BRIONI

L’opera analizza la storia politica di Aleksandar Ranković, a lungo braccio destro di Tito e vicepresidente della Jugoslavia, che venne allontanato da tutte le cariche in seguito al Plenum di Brioni del 1966, durante il quale fu accusato di aver cospirato ai danni di Tito e di altri esponenti di spicco della Lega dei Comunisti.

Vittima di una damnatio memoriae e dell’odio dei suoi ex compagni, Ranković è stato a lungo una figura poco approfondita dalla storiografia, soprattutto da quella italiana.

Per ovviare a ciò l’autore ha consultato numerosi testi scientifici in lingua serbo–croata, inglese, francese, russa, realizzato interviste a testimoni diretti e a esperti del settore.

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Il tradimento della sinistra

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La scomparsa della sinistra coverdi Sergio Cesaratto
da sinistrainrete.info

Il volume di Aldo Barba e Massimo Pivetti è di gran lunga la più importante provocazione intellettuale alla sinistra degli ultimi anni. Pivetti, il più senior della coppia e ben noto economista eterodosso (con fondamentali contributi di analisi economica), non è certo nuovo a queste provocazioni, tanto da meritarsi nel lontano 1976 l’appellativo di “simbionese” (più o meno sinonimo di “terrorista”) da parte di Giancarlo Pajetta. La sinistra avrà tre possibilità di fronte a questo libro: ignorarlo del tutto; criticarlo sulla base degli aspetti più “coloriti” del volume - quelli in cui gli autori s’indignano per certe posizioni della sinistra antagonista; discuterlo a fondo.

E’ facile pronosticare che gran parte della sinistra italiana, troppo intellettualmente pigra o troppo radical-chic per entrare seriamente nel merito, sceglierà le prime due strade (ah, sono solo aridi economisti se non peggio). Ma il volume è ora lì come un macigno a pesare su una sinistra che ha perso, in Italia ma non solo, ogni reale contatto con le classi che rappresentavano un tempo la propria ragione sociale. Una sinistra che non solo ha perduto questo contatto, ma che è ormai da tempo considerata dai ceti popolari come propria nemica. Raccontano gli autori che pare che François Hollande in privato si riferisca ai ceti popolari come agli “sdentati”. Siamo anche convinti che, tuttavia, il volume rappresenterà occasione di dibattito e un randello da usare in ogni occorrenza per quel che resta di una sinistra intellettualmente solida e che delle ragioni di ampi strati della popolazione fa la propria ragion d’essere. 

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Il tradimento della sinistra

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La scomparsa della sinistra coverdi Sergio Cesaratto
da sinistrainrete.info

Il volume di Aldo Barba e Massimo Pivetti è di gran lunga la più importante provocazione intellettuale alla sinistra degli ultimi anni. Pivetti, il più senior della coppia e ben noto economista eterodosso (con fondamentali contributi di analisi economica), non è certo nuovo a queste provocazioni, tanto da meritarsi nel lontano 1976 l’appellativo di “simbionese” (più o meno sinonimo di “terrorista”) da parte di Giancarlo Pajetta. La sinistra avrà tre possibilità di fronte a questo libro: ignorarlo del tutto; criticarlo sulla base degli aspetti più “coloriti” del volume - quelli in cui gli autori s’indignano per certe posizioni della sinistra antagonista; discuterlo a fondo.

E’ facile pronosticare che gran parte della sinistra italiana, troppo intellettualmente pigra o troppo radical-chic per entrare seriamente nel merito, sceglierà le prime due strade (ah, sono solo aridi economisti se non peggio). Ma il volume è ora lì come un macigno a pesare su una sinistra che ha perso, in Italia ma non solo, ogni reale contatto con le classi che rappresentavano un tempo la propria ragione sociale. Una sinistra che non solo ha perduto questo contatto, ma che è ormai da tempo considerata dai ceti popolari come propria nemica. Raccontano gli autori che pare che François Hollande in privato si riferisca ai ceti popolari come agli “sdentati”. Siamo anche convinti che, tuttavia, il volume rappresenterà occasione di dibattito e un randello da usare in ogni occorrenza per quel che resta di una sinistra intellettualmente solida e che delle ragioni di ampi strati della popolazione fa la propria ragion d’essere. 

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“Il futuro oltre la crisi”

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il futuro oltre la crisidi Leo Essen

L’ultimo libro di Giovanni Mazzetti – Il futuro oltre la crisi – si apre con un problema di datazione.

La crisi, com’è risaputo, ha avuto inizio nel 2007. Per marcare la sua importanza, e per farla entrare nella storia a fianco di altri eventi epocali, come La Grande Depressione, La Grande Guerra, La Grande Influenza spagnola, e compagnia bella, le è stato attribuito persino un nome proprio: La Grande Recessione.

La crisi ha colpito duro. Sono fallite alcune banche, altre sono state salvate dagli Stati, e altre ancora si stanno avvicinando all’orlo del precipizio. Sono fallite alcune aziende, e i dipendenti sono stati licenziati, e si ritrovano senza salario e senza reddito. Vivono pieni di stenti e di miseria, e sono oppressi dall’affanno e dalla vergogna che la povertà porta sempre con sé. Mentre ai compagni più fortunati sono stati allungati gli orari e intensificati i ritmi di lavoro. Sono stati cancellati, o sono in via di cancellazione, i cosiddetti diritti sociali, il diritto al lavoro, il diritto ad un sussidio di disoccupazione, all'assistenza sanitaria, all’istruzione, all’abitazione, alla famiglia, alla mobilità, alla pensione, eccetera.

Il 25% dell’industria ha chiuso i battenti. Il parlamento e il governo hanno perso ogni capacità di intervenire sui più minuti effetti della crisi, e si limitano a ratificare provvedimenti decisi in organismi remoti, più o meno democratici.

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“Il futuro oltre la crisi”

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il futuro oltre la crisidi Leo Essen

L’ultimo libro di Giovanni Mazzetti – Il futuro oltre la crisi – si apre con un problema di datazione.

La crisi, com’è risaputo, ha avuto inizio nel 2007. Per marcare la sua importanza, e per farla entrare nella storia a fianco di altri eventi epocali, come La Grande Depressione, La Grande Guerra, La Grande Influenza spagnola, e compagnia bella, le è stato attribuito persino un nome proprio: La Grande Recessione.

La crisi ha colpito duro. Sono fallite alcune banche, altre sono state salvate dagli Stati, e altre ancora si stanno avvicinando all’orlo del precipizio. Sono fallite alcune aziende, e i dipendenti sono stati licenziati, e si ritrovano senza salario e senza reddito. Vivono pieni di stenti e di miseria, e sono oppressi dall’affanno e dalla vergogna che la povertà porta sempre con sé. Mentre ai compagni più fortunati sono stati allungati gli orari e intensificati i ritmi di lavoro. Sono stati cancellati, o sono in via di cancellazione, i cosiddetti diritti sociali, il diritto al lavoro, il diritto ad un sussidio di disoccupazione, all'assistenza sanitaria, all’istruzione, all’abitazione, alla famiglia, alla mobilità, alla pensione, eccetera.

Il 25% dell’industria ha chiuso i battenti. Il parlamento e il governo hanno perso ogni capacità di intervenire sui più minuti effetti della crisi, e si limitano a ratificare provvedimenti decisi in organismi remoti, più o meno democratici.

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