Attivo regionale PdCI - 24 novembre 2012

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relazione di Lucia Mango

pdciNon possiamo non partire dalla situazione che sta vivendo da anni, ma che in questi giorni registra una recrudescenza, come ciclicamente accade, quella del popolo palestinese, relegato nella striscia di Gaza e massacrato da continui bombardamenti da parte di Israele che, quando con una scusa, quando rispondendo ai flebili attacchi mossi da Hamas, utilizza il proprio arsenale contro un popolo privato della propria libertà e del proprio territorio. A questo proposito vi propongo di assumere un breve odg di sostegno al popolo palestinese, di cui troppe volte ci dimentichiamo la sofferenza, presi come siamo dalle nostre vicende.


Quando si parla della situazione palestinese non si può ignorare il fatto che, di fronte alla pressoché totale indifferenza internazionale, il governo di Israele gode del pieno appoggio degli Stati Uniti . A questo riguardo è interessante fare mente locale sul fatto che nelle recenti elezioni alla presidenza degli Usa la stragrande maggioranza della sinistra italiana, molti di noi compresi, hanno salutato con soddisfazione la vittoria di Obama che, pur segnando una differenza notevole sul piano dell’universalità dei diritti tipici delle socialdemocrazie, non sposta niente sul piano della politica imperialistica degli Usa. Questo perché, da comunisti, siamo in grado di discernere ciò che è meglio tra opzioni politiche, anzi direi che è nostro compito non confinarsi dietro uno sterile ‘tanto peggio, tanto meglio’, quando tra le opzioni in campo non vediamo la realizzazione del socialismo. Come abbiamo già sottolineato il mese scorso, se guardiamo un po’ al di là dei nostri amari confini il mondo sta vivendo come su binari paralleli. Da una parte la crisi grave dei paesi a capitalismo avanzato, economica negli Usa, anche politica in Europa, dove la Bce ha di fatto commissariato i governi dell’Unione Europea, dove chi più chi meno, l’Italia è capofila, ha ceduto sovranità a un’Europa che non è l’Europa dei popoli ma quella delle banche e del capitale finanziario. Un’Europa che vive un impoverimento progressivo della classe media e vede i lavoratori tartassati sul piano economico e dei diritti da una crisi che non hanno causato. Dall’altro lato vediamo che in molti paesi in via di sviluppo i poveri del così detto Brics, in Venezuela dove si riafferma il socialismo bolivariano, in Cile dove il Pc ha buona affermazione, in Cina dove il congresso del Pcc riafferma la necessità di introdurre maggiori diritti e tutele nel mondo del lavoro.

Insomma in molte parti del mondo milioni di persone si affrancano dalla povertà e conquistano diritti cercando vie diverse per lo sviluppo da quella che l’occidente ha conosciuto, diverse dal capitalismo selvaggio. Naturalmente questo non significa che noi non dobbiamo lottare per realizzare l’Europa che vogliamo, quella dei popoli e dell’universalità dei diritti, non quella che conosciamo adesso, costituita per essere un mercato con i lavoratori dei paesi membri che vivono una selvaggia concorrenza al ribasso che li vede gli uni contro gli altri, credo però che un occhio al quadro internazionale ci possa giovare sia nell’analisi sia nel ritrovare una spinta. Se però siamo in grado di analizzare la situazione internazionale e quella statunitense, scegliendo, da comunisti di sostenere o di parteggiare per le posizioni più avanzate a maggior ragione dobbiamo essere in grado di fare lo stesso nell’analisi della situazione italiana. Dopo 20 anni di berlusconismo e di progressiva destrutturazione della nostra giovane repubblica, costituita sul dettato costituzionale, di impoverimento culturale e di assunzione del denaro e del potere quale unico valore di massa, arriva il governo Monti, un governo tecnico non eletto dai cittadini, sostenuto da una maggioranza anomala, quella Pd - Pdl che sta di fatto a colpi di decreti e di fiducie minando non solo la struttura e la tenuta sociale del paese con le riforme del lavoro, delle pensioni, con l’introduzione dell’obbligo di pareggio di bilancio in Costituzione, la legge di stabilità, etc…ma sta perfino mettendo in discussione la struttura democratica di questo paese ( vedi ruolo svolto da Napolitano) cavalcando la sfiducia nella politica e nei partiti che la nostra Costituzione riconosce quale strumento fondamentale dell’esercizio della rappresentanza, sulla quale si basa la nostra democrazia rappresentativa, appunto. Dobbiamo aver sempre presente questo quando ragioniamo dell’antipolitica, della guerra senza quartiere ai costi della politica pur riconoscendo gli errori dei partiti ma non del nostro sul piano dell’etica e dell’onestà, non dobbiamo dimenticare che questa campagna viene portata avanti da anni, massicciamente, con l’unico scopo di ridurre l’agibilità democratica di questo paese. Prova ne sia che le conseguenze hanno intaccato in modo irrisorio i privilegi che invece andavano aboliti, in lieve modo i ruoli e gli enti di secondo livello ovvero quelli di nomina, invece hanno compiuto una devastazione degli organi di rappresentanza democratica, a partire dai consigli di circoscrizione, per arrivare alla riduzione delle province e alla vergognosa trasformazione di esse in enti di secondo livello, passando per la riduzione del numero dei consiglieri sia nei comuni che nelle regioni, consigli già impoveriti da continue legge elettorali maggioritarie e che caricavano di competenze giunte indicate da sindaci e presidenti a discapito dei consigli.

E’in questo quadro che abbiamo dovuto scegliere ‘che fare’, domanda ricorrente e che evoca cose importanti per i comunisti. Ecco che anche nella contingenza della politica italiana il nostro partito si è prefisso il fine di perseguire il risultato migliore per questo paese in questo momento.

Evitare che ci sia un Monto bis, o almeno provare a farlo, nel tentativo di far sì che il parlamento torni a riprendersi la propria sovranità nominando un governo che porti avanti una politica più progressista possibile, stante la situazione data. Da qui la scelta di provare a costruire il centro sinistra senza ignorare le difficoltà di cercare un accordo con chi continuare a sostenere questo governo ma convinti che questa sia la via per provare a togliere questo paese da una spirale regressiva e portare i comunisti in parlamento, nel luogo in cui si possono concretamente rappresentare gli interessi dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati, perché questo è il compito dei comunisti: essere la spalla e la voce dei deboli ma non su Facebook dove siamo relegati da extraparlamentari ma laddove si compiono le scelte che li riguardano. Quindi, se vogliamo essere sinceri, almeno tra noi, dobbiamo ammettere che la possibilità di costruire un centro sinistra vero e degno di tale nome, che si doti di un programma non dico di sinistra ma almeno di progresso, occorre che si verifichino due ipotesi: 1) che Renzi non vinca le primarie di domani, 2) che Vendola abbia una buona affermazione al primo turno, per dare più peso a quelle che saranno le richieste della sinistra, soprattutto riguardo ai referendum che sosteniamo assieme. Ecco perché la scelta, pur dolorosa, di partecipare alle primarie è parsa la cosa da fare, perché questa volta non potevano stare a guardare ciò che in parte dipende anche da noi, a differenza di tutto ciò, che riguarda la nostra esistenza da vicino ma sulla quale in verità non abbiamo avuto modo di decidere in quanto extraparlamentari nostro malgrado (vedi legge elettorale).

Ecco io credo che se riuscissimo ad evitare il Monti Bis e riuscissimo a far prevalere nel Pd coloro che sono più simili a Enrico Rossi, esportando a livello nazionale il modello toscano, sicuramente non avremmo realizzato il socialismo ma avremmo da comunisti , nel breve periodo, svolto bene il nostro compito nella situazione data ed avendo ben presenti i rapporti di forza attuali, gettando le basi per rovesciarli nel medio periodo, per cambiare la società nel lungo.