Costruire un vasto fronte democratico e di sinistra che impedisca il ritorno del “montismo”

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di Fosco Giannini e Cesare Procaccini | da Il Messaggero Marche del 23 novembre 2012

bandiera rossaL’“antipolitica” contiene in sé il massimo condensato di spirito reazionario. Ma essa si costituisce, nell’essenza, attraverso la rimozione della questione sociale da parte della “politica”. Non vi è paragone tra l’amplificazione del “discorso” sulla legge elettorale e il silenzio sulla questione salariale, su quella della povertà di massa, sulla disoccupazione. La distruzione dello stato sociale, la precarizzazione quale nuovo e drammatico modello capitalistico dell’occupazione, l’impossibilità di vivere – per i salariati e gli stipendiati – oltre la seconda settimana del mese: tutto ciò è il prodotto degli ordini dettati dall’Unione europea ai governi europei, a quelli italiani. Il governo Berlusconi aveva già disseminato, in egual misura, sia una grande sofferenza sociale di massa che una sfrenata e pecoreccia allegria tra le proprie fila. Il governo Monti, cambiando il costume da Joker di Berlusconi con uno smoking, ha alzato con ancora più vigore l’ascia antisociale sui lavoratori e sull’ormai vastissimo popolo dei poveri, dei senzapresente e dei senzafuturo.

Per cambiare lo stato presente delle cose, per formulare una risposta all’altezza del dramma sociale italiano occorre un surplus di pensiero e di azione. Occorre concretezza e determinazione, eliminando, per gli interessi di massa, le due tendenze sempre tra loro speculari: il massimalismo e l’arrendevolezza. Proviamo: la storia italiana del dopoguerra si è divisa in due grandi periodi, con un successivo terzo appena accennato, quello di Monti. Il primo periodo è quello della DC, del PCI e della CGIL. La DC, con tutte le sue ombre oscure, non era un partito liberista; era borghese ma non consustanziale al liberismo. Poi, vi era una grande PCI di lotta, costruttore dei diritti e della democrazia, assieme alla magnifica CGIL di Di Vittorio. L’insieme di tutto ciò fece sì che in quella fase non si costituisse, nel nostro paese, un ordine liberista. Anche nel ventennio berlusconiano, nonostante i duri attacchi sociali e la volgarità al potere, un ordine liberista compiuto non si è pienamente affermato. E’ stato il governo Monti, invece, con il suo scientifico, freddo ed elegante progetto antisociale ad evocare, per la prima volta in Italia, un ordine liberista conseguente, organico e strutturato. Ed è per questo che, oggi, è il “montismo” il nemico numero uno dei lavoratori e degli interessi di massa. Il “montismo” non deve rassodarsi come nuovo ordine liberista. E’ questa la battaglia delle forze democratiche, di sinistra e comuniste. Inoltre: l’Unione europea cerca da tempo, in Italia, il proprio partito di massa di riferimento, che ancora non c’è. Non c’è ancora ma stanno cercando di costruirlo: Montezemolo, Casini, Alfano e quasi tutto il PDL, l’Acli, la CISL, Passera, Riccardi, Comunione e Liberazione: tutti assieme per mettere in campo il partito dell’Unione europea, della Confindustria, della borghesia italiana, al fine d’istaurare, con Monti alla guida, quell’ordine liberista e antioperaio che il governo Monti ha solo preannunciato.

Noi comunisti ci battiamo, innanzitutto, contro questa, nefasta, eventualità. E, con lo spirito unitario che contraddistingue la nostra cultura e la nostra storia, ci adoperiamo per costruire, per le prossime elezioni politiche nazionali, un vasto fronte democratico e di sinistra che impedisca il ritorno del “montismo” e la costituzione del suo regime liberista. Occorre strappare il PD alle mortali sirene montiste e unirlo a tutte le forze della sinistra. Per una nuova politica che non contempli solo sacrifici per i lavoratori ma che introduca la patrimoniale, cancelli l’IMU, difenda la scuola e la sanità pubblica. Riducendo le spese militari e abolendo le guerre. Per questa serie di motivi, affinché si costituisca quest’alleanza democratica e di sinistra e in quest’alleanza si facciano sentire con più forza le voci della sinistra, noi comunisti, oggi, partecipiamo alle primarie del centro sinistra, votando e indicando di votare per Nichi Vendola, per la sua battaglia antimontiana e antiliberista. Perché, assieme a noi, Vendola raccoglie le firme in piazza per il referendum per l’articolo 18, per l’abolizione dell’articolo 8 e in difesa delle pensioni. Poi, l’abbiamo detto: se al ballottaggio finissero Bersani e Renzi, non abbiamo dubbi: il voto sarebbe per Bersani. Non certo per chi strizza non un occhio, ma tutti e due ( Renzi sa farlo) alla destra.

Senatore Fosco Giannini ( segreteria nazionale PdCI )
Cesare Procaccini ( segretario regionale PdCI Marche )

* l'articolo è apparso ne “Il Messaggero” Marche del 23 novembre 2012