Quattro modeste proposte per l’unità concreta delle forze comuniste

E-mail Stampa PDF

chemnitz marx monumentdopo l'articolo di Norberto Natali pubblichiamo questo contributo dei compagni Daniele Burgio, Massimo Leoni e Roberto Sidoli

di Daniele Burgio, Massimo Leoni e Roberto Sidoli

da https://mondorosso

Nessuno si preoccupi: non vogliamo certo copiare l’inimitabile Jonathan Swift del 1729, quando quest’ultimo suggerì in modo genialmente provocatorio di ingrassare i comunisti – scusate, i bambini denutriti, per darli in seguito da mangiare agli avidi e ricchi latifondisti angloirlandesi.


Chiediamo solo, molto più banalmente, che si costituisca subito un comitato unitario tra le forze comuniste rivolto a smascherare e combattere le aggressioni e le provocazioni di matrice imperialista già in atto in tutto il globo: attacchi che si intensificheranno tra l’altro, in modo più che prevedibile, contro una nazione quale il Venezuela nei prossimi mesi, in occasione delle elezioni legislative previste per l’inizio di dicembre nell’indomito e coraggioso paese latinoamericano.

Seguendo l’utile consiglio del compagno Fosco Giannini, invitiamo inoltre tutte le forze di matrice terzinternazionalista a celebrare in modo unitario il centesimo anniversario della fondazione del glorioso Partito comunista italiano a gennaio, come anche, questa volta invece a fine giugno, quella dell’altrettanto eroico Partito comunista cinese.

Avanziamo altresì, in quarta battuta, l’idea di riprodurre su ampia scala, in modo creativo e ancora più efficace, la positiva e concretissima esperienza unitaria sviluppata di recente dai comunisti delle Marche rispetto all’elezione del loro consiglio regionale, utilizzandola almeno per alcune delle scadenze elettorali che – catastrofi mondiali permettendo – si presenteranno nel nostro paese durante il 2021.

In quinto luogo…

No, nessun “quinto luogo”, compagni.

Uno dei numerosi errori politici che abbiamo infatti commesso come militanti comunisti, nel corso del “trentennio triste” che si è aperto con il lugubre crollo del Muro di Berlino nel 1989, è stata proprio la mancanza da parte nostra di un utile, sano e sobrio realismo: dobbiamo quindi autocriticare pubblicamente tale sbaglio, per una volta seguendo le corrette indicazioni del compagno Stalin secondo cui “l’autocritica è un’arma del bagaglio del bolscevismo, da tenere continuamente presente e che agisce continuamente; essa è inseparabilmente legata con l’intera natura del bolscevismo, con il suo spirito rivoluzionario”.[1]

Pertanto, almeno per una volta, vogliamo essere davvero sobri e realisti: e questa nostra nuova moderazione e senso della misura ci porta a concludere che, se non riusciremo ad unirci come comunisti neanche su un paio delle modeste proposte di cui sopra, dell’unità tra marxisti è meglio riparlare (e, abbiamo paura, solo parlare e riparlare…) tra qualche anno, sempre catastrofi mondiali permettendo.

Note:

[1] J. V. Stalin, “Contro la volgarizzazione della parola d’ordine dell’autocritica”, in paginerosse.worldpress.com