Appunti di riflessione sulla fase attuale

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poterealpopolo attacchinaggiodi Giuseppe Amata per Marx21.it

Il contributo del compagno Giuseppe Amata alla discussione sul risultato delle elezioni del 4 marzo

Dopo le elezioni politiche del 4 marzo molti compagni sono intervenuti nel dibattito sul magro risultato della lista “Potere al Popolo”. Desidero allargare la mia riflessione a un contesto più ampio.

1.  Qualsiasi processo di trasformazione sociale si realizza quando esiste unità tra leadership partito e masse popolari. Queste condizioni sono essenziali, altrimenti si ricade nei soliti errori, come ha dimostrato l’esperienza alle ultime elezioni politiche in Italia della lista “Potere al popolo”.

La scelta di raccordare in una lista unitaria i vari spezzoni di organizzazioni e circoli di base esistenti era a mio modesto avviso corretta, dopo la lunga fase di dispersione della sinistra di classe in seguito ai vistosi errori del gruppo dirigente del Partito della Rifondazione Comunista fondato nel 1991 e soprattutto in seguito agli atti opportunistici dei principali dirigenti come Cossutta e Bertinotti. Però nel corso della campagna elettorale, e lo dimostra lo scarso risultato ottenuto, è risultata evidente in quella lista sia la mancanza di una leadership, sia quella di una forza d’avanguardia (si dovrebbe dire di un partito comunista!) capace di guidare il movimento anche a livello elettorale e sia purtroppo il basso livello di coscienza delle masse popolari, a cominciare dalla classe operaia, che non la poteva supportare. La coscienza di classe antagonistica al modo di produzione capitalistico in Italia è via via diminuita tra la classe operaia e le masse popolari con la socialdemocratizzazione del PCI ed è quasi scomparsa già nel corso della pratica del Partito della Rifondazione comunista. La coscienza di classe è una condizione superiore e fondamentale sia rispetto al voto di protesta degli ultimi anni che ha portato un movimento come i “5 Stelle” a diventare una grande forza elettorale e sia rispetto alla rabbia giovanile e alle sacrosante agitazioni rivendicative delle masse popolari che si sono manifestate negli ultimi vent’anni, più per l’impegno dei sindacati di base che per l’azione della Triplice, a parte qualche frangia di essa. Indubbiamente di fronte a “Potere al popolo” si presentavano quindi montagne da scalare e i suoi rappresentanti promotori della campagna elettorale, al di là di giuste e generiche parole d’ordine, non sono stati in grado di individuare e presentare alle larghe masse, oltre il simbolo non corrispondente alla tradizione storica del movimento operaio italiano, le tendenze che nel mondo d’oggi determinano un processo di trasformazione di ampia portata, tanto da sconvolgere gli equilibri realizzati con il dominio della superpotenza americana dopo il crollo dell’Unione Sovietica. E non perché era di qualche minuto lo spazio messo loro a disposizione dai mass media, tant’è che non lo hanno fatto nemmeno nelle assemblee popolari che hanno convocato. Questi compagni, tra l’altro, non si rendono conto o trascurano il ruolo trainante che esercita nel mondo d’oggi la Cina e molti di loro classificano le contraddizioni esistenti nell’arena internazionale per l’azione della Cina come contraddizioni inter imperialistiche, ripetendo meccanicamente quello che Lenin disse nel secondo decennio del ventesimo secolo. Certo, quelle contraddizioni ancora esistono ed hanno grande rilevanza, ma il quadro generale è cambiato.

2.  Mao insegnava che la principale contraddizione di ogni fase storica si riscontra non soltanto a livello universale, ma anche nel particolare. E quindi, anche quando si fa campagna elettorale, bisogna dire chiaro e tondo che la lotta di classe nel mondo d’oggi si sviluppa con l’acutizzarsi delle seguenti contraddizioni: a) imperialismo contro paesi e popoli oppressi; b) borghesia contro proletariato; c) tra paesi imperialistici e tra paesi imperialistici da un lato e nascenti paesi capitalistici dall’altro; d) sviluppo del modo di produzione capitalistico in generale e distruzione degli eco-sistemi naturali; e) competizione economica tra i paesi che stanno costruendo nel lungo periodo storico una formazione sociale socialista e i paesi imperialistici che vogliono impedirlo; anche se questa competizione si presenta non sempre in modo frontale, ma articolata all’interno di un campo d’azione fatto da accordi parziali e contrasti generali e prospettici. Comunque, le elezioni sono finite e i problemi restano ed il problema principale d’affrontare non è capire le cause che hanno portato all’insuccesso della lista “Potere al Popolo” o come rilanciarla, bensì come costruire il Partito comunista.

3.  Il processo di globalizzazione, accentuato dagli USA dopo il crollo dell’Unione Sovietica, ha visto emergere la Repubblica Popolare Cinese come grande potenza tendenzialmente in contrasto con gli USA, tanto da essere diventata la seconda potenza economica ed entro il prossimo decennio si appresta a diventare la prima. I gruppi dirigenti americani di fronte a tale avanzata della RPC, da diversi anni sono divisi e non hanno una linea unitaria, perché come ho già scritto in diverse occasioni a partire dal 2009, in seguito alla crisi economica iniziata alla fine del 2007 e che ancora scuote il mondo capitalistico, gli USA si trovano in una situazione di stallo e non sanno cosa fare: da un lato non possono andare avanti nel processo di globalizzazione perché questo processo ha portato al rafforzamento della Cina; dall’altro ritornare al protezionismo, come sembra fare ora Trump, significa scatenare guerre commerciali ad ampio raggio che faranno implodere il capitalismo come sistema economico mondiale, lanciato da oltre un trentennio nella ricerca di nuovi settori economici dove realizzare maggiori profitti (settori ottenuti con le privatizzazioni delle aziende pubbliche, in particolare nei servizi, con le e-commerce, con la gestione e il trattamento dei rifiuti, con la militarizzazione dell’economia e la costruzione di armi sempre più sofisticate) e nuovi mercati di appropriazione di materie prime e di sbocco di prodotti finiti. E’ facile firmare decreti protezionistici come fa Trump, non è facile per lui prevedere sia le contromisure della Repubblica Popolare Cinese sia gli effetti devastanti per il sistema economico americano e per il capitalismo in generale.

4.  La cosiddetta globalizzazione presenta, dunque, due aspetti: uno positivo, la mondializzazione dell’economia, cioè il libero scambio, come fattore di progresso universale, già individuato a livello teorico a partire dalla seconda metà del Settecento da Adam Smith; l’altro negativo, per l’imposizione da parte del capitale finanziario e delle grandi multinazionali, dei processi tecnologici che favoriscono i loro superprofitti, e per la distruzione nello stesso tempo dei sistemi colturali e territoriali in ogni angolo del mondo da loro assoggettato, determinando di conseguenza l’aumento dell’inquinamento che poi vanno a gestire per realizzare nuovi profitti con il cosiddetto disinquinamento, cacciando altresì milioni di uomini e donne dai territori d’origine e dai loro paesi per aumentare l’esercito industriale di riserva che tiene bassi i salari degli occupati e aumenta i profitti.

5.  Il processo migratorio, dapprima in seguito alla dissoluzione o agli smembramenti degli Stati dell’Europa orientale, in seguito con la massiccia crescita dei flussi dall’Africa e dalle zone interessate dalla guerra per la rapina imperialistica, investe soprattutto l’Italia, ma anche la Grecia e in minor misura la Spagna perché teste di ponte tra i paesi rivieraschi del sud del Mediterraneo, quale frontiera del continente centro-africano e il continente europeo. Il processo migratorio è stato ed è un problema internazionale complesso che deve essere attentamente studiato da un punto di vista marxista e la cui soluzione non è semplice, né la soluzione si può intravedere in questa fase storica con visioni illuministiche, senza tener conto che il mondo è diviso in nazioni. Per cercare la soluzione bisogna comprendere le sollecitazioni che derivano dall’intreccio dei seguenti fenomeni: a) le guerre imperialistiche e gli sconvolgimenti dei territori e delle nazioni; b) l’impoverimento delle masse africane e di altri continenti; c) lo sviluppo in molti paesi del Terzo Mondo dell’agricoltura capitalistica che ha sconvolto i sistemi colturali tradizionali ed ha espulso dalle campagne milioni di contadini senza sbocco occupazionale nell’industria e nei servizi dei rispettivi paesi; d) le migrazioni, come già detto, e come si è verificato in altre epoche storiche (dall’Europa verso l’America e l’Australia e dalle zone rurali degli USA e dell’Europa verso le aree industriali e le grandi città) assolvono alla funzione di ampliare l’esercito industriale di riserva. Il fenomeno migratorio ha interessato con la Riforma anche la Repubblica Popolare Cinese, con flussi interni dalle zone povere e rurali a quelle industriali urbane, ma il Partito comunista cinese, conscio delle diseguaglianze sociali che determinava questo problema, ha lanciato da diversi mesi una campagna per difendere i diritti dei migranti assicurando parità di salario e condizioni di vita sociale uguale a quelle degli originari residenti delle zone industriali e urbane.

6.  Pertanto, nella fase in cui il mondo è ancora diviso in nazioni, fermo restando il principio della solidarietà internazionale, dell’accoglienza momentanea dei migranti, del riconoscimento dei diritti sociali di coloro tra essi che trovano lavoro, il partito comunista di ogni paese interessato dalle migrazioni deve, oltre a elevare il livello di coscienza della classe operaia e delle masse popolari del suo paese per evitare la contrapposizione tra connazionali sfruttati e migranti, quello delle masse che si riversano dall’esterno, livello che indubbiamente è a volte inferiore per la scarsa socializzazione dei processi produttivi in cui le masse dei migranti sono state interessate. Ma la soluzione del problema dei movimenti migratori non può essere a carico dei soli paesi che ricevono la migrazione, come sostengono i gruppi imperialistici dominanti nell’Unione Europea, né può essere ricercata con la costruzione dei muri, come fa l’America di Trump, Israele, la Turchia ed altri paesi, ma principalmente è di competenza degli organismi delle Nazioni Unite, con in testa il Consiglio di sicurezza, che invece se ne lavano le mani offrendo qualche volta dei sacchi alimentari.

7.  In un articolo del giornale Granma, organo del Partito comunista cubano, del 2 aprile scorso si riportavano i seguenti dieci punti per definire sia gli Stati che i cittadini progressisti: 1) difendere e approfondire la partecipazione democratica; 2) potenziare la macroeconomia basata sulla difesa dell’occupazione; 3) salvaguardare il sistema ambientale; 4) sviluppare le capacità umane, rispettando il diritto all’istruzione e alla salute; 5) mantenere etica, trasparenza e mutualità negli atti individuali e in quelli sociali; 6) rispettare la sovranità nazionale come la condizione fondamentale per un mondo pacifico; 7) garantire la partecipazione popolare in tutte le decisioni pubbliche; 8) opposizione a una cultura dominante e integralista; 9) sintonizzazione con le trasformazioni universali nel rispetto delle proprie radici; 10) libertà politica e sociale. Questi dieci punti oltre a essere condivisibili rappresentano una piattaforma minima che un partito comunista in fase di costruzione dovrebbe sostenere quando svolge attività negli organismi di massa e si confronta con organizzazioni ideologicamente anche diverse in iniziative unitarie di lotta ed anche nella partecipazione unitaria a liste elettorali sia a livello locale che nazionale.