I comunisti ucraini operano in una situazione di semi-legalità

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ukra bandiereIntervista a Viktoria Georgiievska, responsabile delle relazioni internazionali del Partito Comunista di Ucraina

da http://www.avante.pt

Traduzione di Mauro Gemma per Marx21.it

Obiettivo di un processo di messa fuori legge e ostacolato gravemente nella propria attività, il Partito Comunista di Ucraina (PCU) non si arrende, ha spiegato ad Avante! Viktoria Georgiievska, che ha anche avvertito del pericolo che la Bielorussia si trasformi in una nuova Ucraina.


E’ riuscito il tentativo di mettere fuori legge il PCU?

La situazione non è cambiata di molto dal 2015, quando il tribunale di primo grado aveva bandito il nostro partito. Non ci siamo spaventati e abbiamo iniziato a intervenire in una situazione di semi-legalità.

Mentre la sentenza della corte d'appello è sospesa e non c'è una decisione finale, la cosiddetta legge di decomunistizzazione ci impedisce di partecipare alle elezioni, di propagandare l'ideologia comunista e l’opera di Marx, Engels e Lenin, di difendere il passato sovietico e di rendere visibili i nostri simboli liberamente. Chi esibisce la falce e il martello viene arrestato!

Nonostante tutto continuiamo ad usare la bandiera rossa, che ci identifica, la nostra organizzazione lavora e il nostro segretario generale può rilasciare interviste e partecipare a dibattiti.

Con la recente vittoria di Volodymyr Zelenski alle presidenziali ucraine, è cambiato qualcosa?

Niente! Sembra che il regime si sia ammorbidito, che sia più amichevole. In realtà, al di là della propaganda, tutto rimane uguale. Se il nostro partito o il movimento popolare sollevano contestazioni, i servizi segreti e la polizia intensificano immediatamente la repressione e la persecuzione.

In questo contesto, quali sono i principali obiettivi e priorità del PCU?

Sono il mantenimento della capacità di agire della nostra organizzazione. Naturalmente la crisi sanitaria ha colpito anche noi, ha posto ancora più barriere all'intervento politico e sociale, ma cerchiamo di contrastare la rassegnazione e superare tutti gli ostacoli.

La situazione in Bielorussia è molto simile a quella verificatasi in Ucraina tra il 2013 e il 2014, culminata in un colpo di stato. Come valuti gli eventi in quel paese?

Al momento, la situazione in Bielorussia ci sembra più simile a quella verificatasi in Ucraina tra il 2004 e il 2005, durante le cosiddette rivoluzioni colorate. Tuttavia, abbiamo invitato il governo bielorusso a mostrarsi molto malleabile, paziente e vigile, poiché tutto è stato approntato per passare rapidamente da una situazione con proteste relativamente pacifiche a un violento assalto al potere, come è successo nel nostro paese dopo il 2013/14.

Il nostro segretario generale, Petro Simonenko, era a Minsk quando è scoppiata la "rivolta". Noi sosteniamo il presidente eletto Aleksandr Lukashenko perché crediamo che il percorso che si prospetta per la Bielorussia sia quello di distruggere il Paese, che in realtà è stato il destino dell'Ucraina.

La situazione è dura, davvero molto difficile. La Lituania e la Polonia sono animatrici della sfida, punte di diamante dell'imperialismo, che non è più disposto a permettere a un leader di continuare in Bielorussia a tenere il paese fuori dalla sua presa.

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