75 anni dalla Dichiarazione d’Indipendenza. Per un’Austria libera, indipendente e socialista

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austriariceviamo e volentieri pubblichiamo

Partito del Lavoro d’Austria
parteiderarbeit.at

Traduzione di Enzo Pellegrin per Resistenze.org.

Dichiarazione del Comitato Centrale del Partito del Lavoro d’Austria (Pda) sul 75mo Anniversario della Dichiarazione di Indipendenza dell’Austria dalla Germania.

da https://boraest.com

Il 27 aprile 1945, con la proclamazione dell’indipendenza dell’Austria, l’annessione da parte della Germania del marzo 1938 è stata annullata. Tale dichiarazione, firmata dai rappresentanti dei due partiti antifascisti SPÖ e KPÖ e dalla parte antinazista della ÖVP (1), ha ripristinato la Repubblica democratica d’Austria sulla base della Costituzione del 1920.


Circa sette anni dopo l’occupazione militare e l’annessione politica, questo atto ha ufficialmente posto fine al dominio straniero tedesco in Austria. In alcune parti del paese, tuttavia, le forze armate e le SS tedesche hanno continuato a combattere fino alla resa tedesca dell’8/9 maggio 1945. Solo allora tutta l’Austria fu liberata e controllata dalle truppe della coalizione anti-hitleriana provenienti dall’URSS, dagli USA, dal Regno Unito e dalla Francia.

Il ripristino dell’Austria come Stato indipendente nel 1945 non era affatto scontato. Fu soprattutto grazie all’azione dei comunisti austriaci e dell’URSS, che l’idea sbagliata del nazionalismo pantedesco venne superata in Austria sul piano teorico, ideologico e della prassi politica. La socialdemocrazia austriaca e le organizzazioni che hanno preceduto l’ÖVP (il Partito Cristiano Sociale e il Fronte Patriottico austrofascista), dal 1918 e fino ai primi anni della Seconda Guerra Mondiale, non favorirono l’idea di una nazione austriaca indipendente dalla nazione tedesca. Definirono gli austriaci tedeschi, favorendo così l’idea dell’Anschluss, che il fascismo nazista adottò in modo propagandistico.

Solo l’allora partito comunista austriaco, una sezione dell’Internazionale comunista, si oppose all’atteggiamento antinazionale delle altre forze politiche durante la guerra e prima dell’annessione tedesca, che si sono rivelate le vere colpevoli senza patria. I comunisti hanno sviluppato la base scientifica della teoria della nazione autonoma austriaca come comunità stabile, storicamente sviluppata, di esseri umani basata sulla comunità delle lingue, del territorio, della vita economica e della natura rivelatrice della cultura nella Comunità.

Per quanto riguarda questi fattori, che caratterizzano l’idea marxista-leninista di nazione, gli austriaci si differenziano dai tedeschi riuniti in uno Stato dal 1871, anche se naturalmente vi sono e ci sono tuttora sovrapposizioni e punti in comune. Gli anni decisivi del 1804 (fondazione dell’Impero austriaco), 1806 (fine del Sacro Romano Impero della Nazione Tedesca), 1848/49 (fallimento di una rivoluzione pantedesca), 1866 (guerra tra Austria e Prussia), 1867 (creazione dell’Austria-Ungheria), 1871 (Fondazione dell’Impero tedesco) e infine del 1918 (Fondazione di una Repubblica tedesca e di una Repubblica austriaca) avevano creato fatti politici che erano basati, da un lato, su condizioni economiche, politiche, sociali e culturali, e che, dall’altro lato, hanno incoraggiato sviluppi distinti e diversi. Nel 1938 – a parte l’inadeguato criterio della lingua comune – non esisteva più una base materiale per accogliere gli austriaci in un “grande popolo tedesco”.

Per questo motivo, nel 1938, i comunisti austriaci combatterono il cosiddetto “Anschluss” non solo come estensione della dittatura nazifascista, ma – anche se molti austriaci hanno collaborato con il fascismo tedesco e hanno preso parte ai suoi crimini – altresì come occupazione e dominio dei tedeschi, come repressione nazionale e culturale, come sfruttamento economico e sociale – un’idea che all’epoca non era condivisa dalla socialdemocrazia: rifiutava il fascismo nazista, ma considerava la cosiddetta “riunificazione tedesca” come un progresso storico, dovendo l’Europa continuare a vivere anche dopo la fine della dittatura fascista. I comunisti, invece, sono stati l’unica forza politica tra il 1938 e il 1945 a condurre consapevolmente non solo una lotta antifascista, ma anche una lotta antitedesca per la libertà nazionale. È in buona parte grazie a questo che è stato riconosciuto il contributo dell’Austria alla propria liberazione, richiesta dalla coalizione anti-hitleriana nella dichiarazione di Mosca del 1943.

Alla luce delle condizioni e degli sviluppi reali, la SPÖ e la ÖVP sono state infine costrette a rinunciare alle loro posizioni ambigue – nell’aprile e nel maggio del 1945 si sono improvvisamente definite coalizioni di patrioti austriaci, da sempre. A ciò hanno contribuito, naturalmente, anche gli orrori del terrore fascista e della guerra, che hanno liberato molti austriaci tedeschi dalle loro grandi fantasie pantedesche. Oggi, a distanza di 75 anni, solo una piccola minoranza non ha abbandonato l’idea della grande Germania mentre la nazione austriaca continua a respingerla. In questo modo, però, la popolazione austriaca non riesce più ad essere influenzata. L’esistenza di una nazione austriaca indipendente, che si è sviluppata in modo diverso dalla nazione tedesca, è ormai ampiamente incontestata. La resurrezione di uno Stato austriaco indipendente, il riconoscimento della nazione austriaca autonoma e l’indubbio impegno degli austriaci nei suoi confronti sono essenzialmente il risultato dell’azione teorica e pratica dei comunisti austriaci.

Il Partito del Lavoro d’Austria ha il dovere di preservare l’eredità della lotta antifascista e nazionale per la libertà, di difendere l’indipendenza dell’Austria e la sovranità del popolo austriaco. Ciò implica anche rispondere alla verità storica, opporsi alle menzogne e al suo travisamento, sostenere teoricamente e concretamente la libertà, la pace e l’autodeterminazione.

A tale riguardo, occorre affrontare una serie di sfide importanti: la promozione di una coscienza dell’Austria tra la popolazione, che ne adotti e porti avanti l’identità, la tradizione e la storia, tenga anche conto dei recenti sviluppi dinamici della popolazione e sia pertanto in grado di assumere in modo positivo nuovi aspetti che contribuiscano all’identità austriaca, ad esempio nei confronti dell’immigrazione; la promozione di una coscienza antifascista e democratica; la promozione di una coscienza antimilitarista e pacifica, la promozione di una coscienza patriottica e internazionalista.

In questo senso, il PdA difende la neutralità austriaca e si oppone al militarismo e alla militarizzazione, agli armamenti e all’integrazione nella NATO, alla partecipazione dell’esercito federale austriaco agli interventi imperialisti e alle occupazioni. Il PdA combatte in modo coerente e incondizionato il fascismo, il nazionalismo, il razzismo, l’antisemitismo e la xenofobia. Esso difende l’autodeterminazione austriaca dalla volontà di dominio dei grandi Stati imperialisti, in particolare la Germania e gli Stati Uniti, contro l’abbandono della popolazione austriaca da parte delle istituzioni dell’Unione europea. Ciononostante, il nostro principale nemico è nel proprio paese, ovvero il capitalismo e l’imperialismo austriaci.

In questo senso il Pda difende la neutralità austriaca e si oppone al militarismo e alla militarizzazione, all’armamento e all’integrazione della NATO, alla partecipazione dell’esercito federale austriaco agli interventi imperialisti e all’occupazione. Il PDA combatte in modo coerente e incondizionato il fascismo, il nazionalismo, il razzismo, l’antisemitismo e la xenofobia. Essa difende l’autodeterminazione austriaca dalla volontà di dominare i grandi Stati imperialisti, in particolare la Germania e gli Stati Uniti, contro l’abbandono della popolazione austriaca da parte delle istituzioni dell’Unione europea. Ciononostante, il nostro principale nemico è nel proprio paese, ovvero il capitalismo e l’imperialismo austriaci.

L’attuale nazione austriaca, infatti, è una società capitalista di classe, in cui una piccola minoranza opprime e sfrutta le masse popolari, “con i mezzi della democrazia borghese e del libero mercato”. Il vero patriottismo progressista, quindi, è sottrarre il nostro paese gli artigli del grande capitale austriaco e straniero e creare una vera democrazia per i lavoratori. Libertà significa superare la società di classi e imboccare la strada austriaca verso una società socialista senza imperialismo, fascismo e guerra, senza sfruttamento e oppressione. La scelta autonoma di questo percorso di sviluppo è la vera indipendenza e la vera autodeterminazione.

Note del traduttore

(1) n.d.t. Il KPÖ è il Partito Comunista Austriaco, fondato nel 1918, è oggi il più antico dei partiti austriaci. Fu proibito e duramente represso sotto il regime austrofascista di Engelbert Dollfuss e Kurt von Schuschnigg (1933-1938) e sanguinosamente perseguitato durante il periodo nazista successivo all’Anschluss (dal 1938 al 1945). Esso ha avuto un ruolo fondamentale nella Resistenza austriaca. Il Partito è stato ufficialmente fondato il 3 novembre 1918 da Ruth Fischer assieme ad altri operai che stavano scioperando sull’onda lunga della rivoluzione russa. Il 12 novembre del 1918 il Partito cercò anche di attuare, senza successo, una rivoluzione.

Johann Koplenig (1891-1969), Presidente per lunghissimi anni del KPÖ fu uno dei quattro firmatari della dichiarazione austriaca di indipendenza del 27 aprile 1945, la rinominata Piazza Blenheim diventa il quartier generale decennale del Comitato centrale del Partito comunista, piazza sulla quale sorge un monumento a Koplenig. Johann Koplenig era un combattente per la libertà, comunista e antifascista. Divenne vicecancelliere del primo governo dell’Austria libera. L’SPÖ è il Partito Socialista Democratico Austriaco e l’ÖVB è il Partito Popolare Austriaco di ispirazione democratica cristiana.