«Continuiamo a lottare per uno stato socialista multinazionale unificato»

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Simonenko RNLdi Petro Simonenko, Primo Segretario del Partito Comunista di Ucraina

da avante.pt

Traduzione di Mauro Gemma per Marx21.it

Cinque anni e mezzo dopo il colpo di stato del febbraio 2014, che ha portato le forze apertamente fasciste al potere del paese, il Partito Comunista di Ucraina (PCU) è ancora una "spina piantata nella gola” del regime oligarchico che governa l'ex repubblica sovietica. Lo dice il primo segretario della PCU Petro Simonenko, che ringrazia per la solidarietà fraterna che i comunisti ucraini hanno ricevuto dai loro compagni in tutto il mondo in un momento particolarmente difficile mentre stanno affrontando una potente offensiva che mira alla loro messa fuori legge.


L'appello presentato dal PCU contro la "decisione illegale del Tribunale Amministrativo del Distretto di Kiev di vietare le attività del Partito" è stato preso in considerazione, afferma Simonenko, ma con poche aspettative di un esito positivo: la sentenza della Corte Costituzionale dell'Ucraina che “equipara l'ideologia comunista al fascismo nazista e riconosce come legale la cosiddetta legge di decomunistizzazione, sebbene violi almeno una mezza dozzina di articoli della Costituzione, può persino accelerare il processo di proibizione giudiziaria del Partito Comunista di Ucraina”.

E' così che alle elezioni di aprile al PCU è stato impedito di concorrere, il che per il leader comunista significa “privare milioni di sostenitori delle idee comuniste della possibilità di votare". Coloro che si ispirano al Terzo Reich e hanno come riferimento le divisioni delle SS, e quelli che hanno partecipato ai massacri di civili e pogrom contro gli ebrei, hanno potuto invece partecipare alle elezioni.

Resistere e lottare

Il risultato delle elezioni, in cui l'ex presidente Petro Poroshenko e le forze più apertamente nazifasciste hanno subito una cocente sconfitta, ha reso evidente, secondo il Primo Segretario della PCU, il grado di indignazione popolare nei confronti del "governo del FMI" guidato da Poroshenko, ma de facto controllato dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e da Wall Street: il popolo ucraino, assicura il leader comunista, “è stanco dell'arbitrio, della povertà, del terrore e della guerra civile scatenati da criminali e oligarchi nazifascisti”.

Per quanto riguarda la vittoria del comico Vladimir Zelenski, Simonenko non prevede grandi cambiamenti nella politica ucraina: "la guerra civile continua, così come le riforme di "genocidio sociale "", denuncia, aggiungendo che il nuovo presidente alimenta lo stesso discorso nazionalista, xenofobo e anticomunista. del suo predecessore. In effetti, sottolinea, l'impedimento al PCU di presentarsi alle elezioni ha favorito la vittoria di Zelenski.

Di fronte a un futuro incerto, Petro Simonenko garantisce: “Non rinunceremo e neppure fermeremo la nostra lotta in difesa del Partito, per il diritto umano alla libertà di opinione politica, per la libertà di coscienza ed espressione, per il diritto di usare pienamente la lingua madre in tutti gli ambiti della società. Al contrario, ha ribadito, i comunisti ucraini continueranno a resistere "alla distruzione dell'Ucraina e a lottare per la sua trasformazione in uno stato socialista multinazionale unificato in cui i diritti e le libertà del lavoro umano prevalgano sugli interessi mercantili e predatori del capitale".