Basta con la repressione contro l'indipendentismo catalano: processo costituente, democrazia, diritti

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pc spagnaDichiarazione della Direzione Politica del Partito Comunista di Spagna e del Partito Socialista Unificato della Catalogna-Viu

da pce.es

Traduzione di Marx21.it

La presente dichiarazione è stata diffusa prima dell'arresto in Germania di Carles Puigdemont. Ne proponiamo la traduzione ai nostri lettori per illustrare la posizione della principale forza politica comunista spagnola in merito agli sviluppi drammatici della situazione in Catalogna (Marx21.it)

Il PCE e il PSUC-Viu esprimono il loro dissenso e rifiuto della decisione della Corte Suprema di ordinare l'arresto provvisorio senza cauzione di quattro ex membri del Governo della Catalogna presieduto da Carles Puigdemont – i signori Turull, Rull, Romeva e Bassa – e di chi era stato Presidente del Parlamento nella precedente legislatura catalana, la Signora Forcadell.


La decisione in merito all'imprigionamento adottata il 23 marzo – il mandato d'arresto è un requisito legale, insieme all'accusa di ribellione, per essere preventivamente inabilitato prima di essere processato – non sembra avere lo scopo di assicurare la presenza delle persone indagate nella causa giudiziaria, ma sembra una decisione assunta con chiare intenzioni politiche: inabilitare preventivamente coloro che ora sono in carcere, impedendo a ciascuno di loro l'eleggibilità a Presidente della Generalitat della Catalogna.

E' interessante notare che le stesse persone a cui la Corte Suprema aveva inflitto, pochi mesi e anche settimane fa, misure cautelari, con cauzione e successiva liberazione, ora vengano incarcerate per evitare la “reiterazione del crimine” con accuse di ribellione e appropriazione indebita di fondi pubblici, nel momento in cui nessuno di loro copre una responsabilità politica che gli permetta di reiterare la condotta di cui sono accusati.

Il PCE e il PSUC-Viu hanno espresso con fermezza il loro rifiuto della separazione della Catalogna dalla Spagna, così come il loro impegno a favore della Repubblica Federale come modello di Stato in cui tutti i popoli della Spagna facciano parte dello stesso progetto collettivo pienamente democratico e solidale. Abbiamo rifiutato la natura unilaterale del cosiddetto “procés”e abbiamo avvertito che sia le forze politiche indipendentiste che il Partito Popolare e Ciudadanos hanno anteposto rispettivamente un approccio unilaterale e lo scontro politico come strategie per eludere il dibattito politico sulla crisi politica, economica e sociale che colpisce la Spagna, coprendo così le loro rispettive e molte responsabilità nell'esecuzione delle politiche neoliberiste che hanno provocato povertà, perdita di diritti politici e sociali, e una corruzione ormai strutturale sia in Catalogna che nel resto dello Stato. Per questo, possiamo coerentemente affermare che le decisioni adottate dalla Corte Suprema – sia il carcere senza cauzione per cinque persone che i 39 processi concordati – sono controproducenti per la ricerca di una soluzione politica alla crisi catalana e provocheranno un aumento del sentimento indipendentista, oltre che apparire giuridicamente discutibili. Il risultato immediato sarà un maggiore scontro tra la Catalogna e il resto dello Stato alle porte di un più che probabile processo elettorale catalano.

Esprimiamo la nostra solidarietà al compagno Joan Josep Nuet, segretario generale dei Comunisti di Catalogna, che è stato processato per il reato di disobbedienza attraverso un ordine giudiziario pieno di imputazioni errate rispetto al fatto che egli è stato membro della “Mesa del Parlament de Catalunya”.

Ribadiamo che la dottrina che la Corte Suprema sta costruendo contro l'indipendentismo equipara le grandi mobilitazioni politiche, benché pacifiche, a violenta coercizione dello Stato e quindi apre la strada a perseguire per ribellione qualsiasi mobilitazione politica di massa che si opponga a norme costituzionali, come la rivendicazione di uno stato repubblicano o la richiesta di abrogazione dell'articolo 5 della Costituzione. Nel contesto dell'attuale offensiva giudiziaria contro la libertà di espressione, ci preoccupa questa nuova modalità di criminalizzazione della protesta sociale.

Il Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha appena chiesto alla Spagna di rispettare i diritti politici del presidente dell'Assemblea Nazionale Catalana, Jordi Sánchez, incarcerato cautelativamente per essere un leader del movimento indipendentista e ripetutamente privato del suo diritto a comparire davanti al Parlamento di cui è deputato eletto nelle urne. Per la Comunità Internazionale è sempre più evidente che i prigionieri indipendentisti catalani sono stati imprigionati per motivi politici. In una democrazia è lecito difendere pacificamente idee indipendentiste, specialmente quando la Cosituzione Spagnola non contempla modalità alcuna perchè le nazioni e i popoli che costituiscono la Spagna possano decidere se continuare a far parte di questo progetto collettivo.

Sia la destra catalana che la destra spagnola sono interessate a prolungare lo scontro politico sulla Catalogna per evitare che il confronto si incentri sui criminali effetti delle politiche neoliberiste per il nostro popolo. Il PCE e il PSUC-Viu ribadiscono che la soluzione alla crisi catalana si raggiungerà solamente mediante il dialogo inter-istituzionale, tra le diverse forze politiche e i diversi popoli che compongono la Spagna, nel contesto dell'inevitabile nuovo processo costituente che democratizzi pienamente il nostro paese e permetta di garantire tutti i diritti umani, civili, politici, economici e sociali.

Direzione Politica del Partito Comunista di Spagna
Partito Socialista Unificato della Catalogna-Viu

Madrid, 24 marzo 2018