Difendere la “sovranità” nazionale contro la “sovranità europea” è lotta di classe

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collectif polex 94094di Jean Levy
Collettivo comunista “Polex”

Traduzione di Marx21.it

Pubblichiamo come contributo alla discussione su “comunisti e questione nazionale”.

Sul Collettivo comunista “Polex”

Nella battaglia che stiamo conducendo per la sovranità della Francia, noi, militanti che si richiamano al comunismo, ci scontriamo con l'incomprensione di amici e compagni. Per molti di questi, i “sovranisti”, quali noi siamo, difenderebbero i temi “nazionalisti”. e la nostra lotta, quindi si combinerebbe con quella della destra. Il che, ai loro occhi, squalificherebbe la nostra lotta.


Non commettiamo errori: l'argomento ha una sua efficacia. E può portare alla condanna senza appello di essere “rosso-bruni”. Ciò ci costringe a condurre una guerra su due fronti, riducendo così la nostra capacità di riunire i “sovranisti”.

Di fronte a questa situazione due argomenti sono da respingere: minimizzare l'impatto della critica che proviene da “estrema sinistra”o, viceversa, condurre contro i compagni che l'avanzano in buona fede una guerra che li trascinerebbe nel campo avverso.

Poiché esiste una divaricazione nel campo popolare, sviluppiamo una campagna ideologica di chiarificazione che possa conquistare ai nostri argomenti coloro che ne dubitano.

Ma torniamo al tema del sovranismo, o più precisamente, della sovranità.

Fino al 1789, la sovranità, in Francia, era rappresentata dalla sola autorità della monarchia, in particolare dal re. La Rivoluzione ha abbattuto questa costruzione ideologica trasferendo la sovranità al popolo. I “sanculotti”, gli uomini del popolo di allora, hanno così sottratto la sovranità ai nobili, all'oligarchia monarchica. Certo, nei fatti, il rapporto di classe dell'epoca ha limitato il trasferimento di questa sovranità alla sola borghesia, i “manovrieri” che ammontavano allora a 600.000 su una popolazione di 26 milioni di abitanti.

Tuttavia, i “patrioti”, essenzialmente i “sanculotti” hanno formato il grosso dei battaglioni del “popolo sovrano” che si è battuto vittoriosamente contro l'esercito dei Principi, dell'Europa dei re coalizzati contro la Rivoluzione Francese.

Chi oserà dire che si trattava di “nazionalisti”?

Lo slancio patriottico incarnato dal popolo si è sviluppato ottant'anni più tardi in occasione dell'assedio di Parigi da parte dei prussiani nel 1870. Più di 600.000 volontari dei quartieri popolari si sono sollevati per difendere la capitale, mentre la borghesia festeggiava con l'invasore. E il 18 marzo 1871, rifiutando di cedere i loro cannoni al nemico, e di fronte al tradimento del governo Thiers rifugiatosi a Versailles, eleggevano i loro rappresentanti nella Comune di Parigi.

E sono quelli che, durante le dieci settimane di permanenza nel municipio, hanno legiferato al servizio del popolo, mentre i battaglioni dei Comunardi incarnavano la resistenza all'esercito di Versailles.

Chi oserà dire che si trattava di “nazionalisti”?

Nel 1940, e fino alla vittoria, è ancora la classe operaia, sola “classe fedele alla patria profanata” (come ricorda lo scrittore cattolico François Mauriac) che in quanto classe si è distinta nelle battaglie della Resistenza contro l'occupante tedesco, e in primo luogo con le azioni del FTPF https://fr.wikipedia.org/wiki/Francs-tireurs_et_partisans, compresi i suoi combattenti stranieri.

Chi oserà dire che si trattava di “nazionalisti”?

Oggi, a fronteggiare il potere totalitario dell'oligarchia finanziaria, che per ragioni di classe, prende le distanze dall'indipendenza nazionale volendo sostituirla con la “sovranità europea”, stanno le forze popolari eredi dei sanculotti di Valmy, dei Comunardi e dei resistenti comunisti della Francia occupata.

Noi siamo come loro.

Dovremmo lasciarci conquistare dall'idea che, in quanto combattenti per l'indipendenza nazionale, siamo sulla strada sbagliata e abbiamo cambiato idea, mentre invece stiamo combattendo una lotta di classe contro il capitale finanziario e gli uomini ad esso ligi che occupano il potere?

Siamo forse diventati “rosso-bruni” a causa della nostra lotta che si svolge parallela a quella che conduce una frangia di destra che si proclama fedele alla Patria?

Chi avrà il coraggio di dire che siamo “nazionalisti”?

Quelli che ci accusano e quelli che si lasciano condizionare dalla campagna di condanna di cui siamo vittime, fanno solo il gioco dell'oligarchia finanziaria e delle forze politiche che la sostengono, che hanno tutto l'interesse all'esorcismo di cui siamo vittime, perché sanno che la nostra lotta per la sovranità della Francia è solo l'altra faccia della lotta di classe che stiamo combattendo contro di loro.