Comunisti in Germania alla vigilia delle elezioni

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dkp germaniadi Patrik Köbele, presidente del Partito Comunista Tedesco (DKP)

da solidarite-internationale-pcf.over-blog.net

Traduzione di Marx21.it

A poche settimane dalle elezioni per il Bundestag, Patrik Köbele, presidente del Partito Comunista Tedesco (DKP), illustra le dinamiche del dibattito in corso all'interno del suo partito in vista del prossimo congresso e le ragioni della presentazione di propri candidati alla consultazione del 24 settembre.

Certamente il Partito Comunista Tedesco non entrerà nel nuovo Bundestag. La legge elettorale, di per sé, con la soglia antidemocratica del 5%, lo impedisce. C'è persino una grande probabilità che il risultato del DKP si collochi nettamente al di sotto dell'1%. Eppure presentiamo nostri candidati. Perché?


Prima di tutto per delle ragioni politiche. Il DKP ha elaborato un programma politico immediato che indica le cause e i fautori delle guerre, della fuga di popolazioni e della povertà. Tale programma avanza richieste che contrastano la strumentalizzazione dei rifugiati che è destinata ad accrescere la concorrenza tra gli sfruttati. Tra le nostre proposte, figurano la costruzione massiccia di alloggi a basso costo, la creazione di 260.000 posti di lavoro nella sanità, l'apertura di scuole, in particolare quelle materne, la creazione di impieghi per gli insegnanti, di strutture per i giovani. Chi dovrebbe pagare? I fautori delle guerre, dell'esodo e della povertà, con un'imposta sui milionari (in Germania vive più di un milione di milionari)! E' anche necessario tagliare le spese per gli armamenti, per gli interventi all'estero dell'esercito federale. Tale programma immediato non viene proposto da nessun altro. E' indirizzato alla richiesta di riforme nel contesto di una strategia rivoluzionaria. Questa specificità è la prima giustificazione delle nostre candidature alle elezioni.

Una sfida enorme

La seconda ragione deriva dalla nostra debolezza politica. Riteniamo di dover rispondere, all'interno e all'estero, all'aggressività crescente dell'imperialismo tedesco. Non possiamo restare dell'idea che il DKP debba continuare a perdere. Dobbiamo riposizionarci e partecipare alle elezioni federali in quanto rappresentano una battaglia per il rafforzamento del partito. La cappa di piombo antidemocratica delle forze dominanti ci obbliga a passare all'offensiva tra la popolazione. Per potere presentare candidati, in Germania i piccoli partiti devono avere il sostegno delle firme di elettori in ciascuna delle 17 regioni federali (Länder). Nella maggior parte dei casi, 2.000 per regione, per un totale di oltre 30.000. Per un piccolo partito di appena 3.000 iscritti, con strutture locali spesso deboli, come nel caso del DKP, ciò rappresenta una sfida enorme.

Non siamo riusciti a presentare candidati in tutti i Länder. In due Länder, il DKP non ha raccolto le firme, perché i compagni del posto si sono pronunciati per non presentare candidati al confronto interno al partito e hanno scelto di non rispettare la sua decisione. In cinque altri Länder, non siamo riusciti ad ottenere un numero sufficiente di firme. Nel primo caso si pone il problema del rispetto delle decisioni del Partito. Il secondo caso non è soddisfacente, ma i compagni non si sono fatti sopraffare dalla delusione: come altrove, sono andati in mezzo alla gente e ora abbiamo una maggiore comprensione dei nostri problemi di radicamento.

Il DKP e il Partito della Sinistra, “Die Linke”

Prima di adottare la nostra decisione di presentarci alle elezioni, la discussione si è molto concentrata sulla questione se avremmo potuto danneggiare il partito “Die Linke” [Partito della Sinistra]. C'è accordo tra noi in merito alla constatazione del fatto che il Partito della Sinistra, soprattutto sulle questioni della pace, ha svolto un ruolo positivo nel Parlamento. C'è accordo anche sul fatto che il Partito della Sinistra sia nuovamente rappresentato al Bundestag, sebbene gli elettori siano posti di fronte al problema di non sapere se il loro voto contribuirà a rappresentare la parte relativamente più conseguente sul piano politico della “Die Linke” o, al contrario, chi, come per esempio Gregor Gysi, è pronto, in vista di una partecipazione al governo con la SPD e i Verdi, a svendere molte posizioni di fondo (anche sulla questione della pace).

E' anche per questo che abbiamo ritenuto necessario proporre agli elettori un'alternativa conseguente, per potere esercitare una pressione di sinistra su “Die Linke” per mezzo della scheda elettorale. Ci siamo accordati su candidature del DKP che pesino politicamente a sinistra nella campagna elettorale, portando voti al partito stesso.

Che cosa abbiamo ottenuto finora? In dieci Länder si potrà votare per noi. Abbiamo superato ampiamente le 20.000 firme necessarie a sostenere le nostre candidature. Nella maggior parte delle regioni, il Partito è stato molto presente sul terreno e ha avuto buone esperienze. Si è manifestato interesse per il nostro partito e le sue posizioni. Siamo partiti da situazioni in cui molta gente non conosceva neppure il significato delle lettere della nostra sigla DKP. Abbiamo cominciato ad invertire la tendenza. Dobbiamo continuare. Per questo, abbiamo acquisito più energia e fiducia.

La preparazione del congresso del Partito

Allo stesso tempo, stiamo preparando il nostro 22° congresso che si terrà nel mese di marzo 2018. Ci siamo posti l'obiettivo che questo congresso rappresenti una nuova pietra miliare nei dibattiti che attraversano il Partito e che hanno portato, nel 2013, a un cambio di direzione e, in seguito nel 2015, al ripristino del carattere marxista-leninista del Partito. Dobbiamo restituire efficacia al principio che lega il dibattito più ampio all'interno e l'unità di azione. Ciò non vuole certo dire la fine del dibattito ma il superamento della logica frazionistica. Nella pratica, noi vogliamo ottenere un dibattito sui contenuti. E' per questo che poniamo al centro del documento di orientamento per il 22° congresso il perfezionamento della nostra strategia nel momento attuale.

Dal nostro punto di vista, la strategia seguita dal DKP dopo il 1968, nella sua essenza è profondamente giusta. Si basa sulle riflessioni di Lenin, dell'Internazionale Comunista e del KPD di Thälmann, Pieck e Reimann. E' la continuazione degli orientamenti strategici adottati dal DKP al momento della sua ricostruzione nel 1968 (dopo il divieto del KPD nel 1956) sotto la direzione di Kurt Bachmann e Herbert Mies. Noi vogliamo proseguire tale strategia e aggiornarla nelle condizioni di oggi, e non respingerla. Allo stesso tempo, noi constatiamo che questa strategia solleva anche obiezioni provenienti da “sinistra”, che sono completamente legittime. Sebbene alcuni a volte sembrerebbero voler gettare il bambino con la acqua sporca. Succede ogni volta che aspetti secondari della strategia antimonopolistica sono sopravvalutati, e vengono considerati  elemento centrale della strategia. Tra tali questioni si trova quella della possibilità di alleanze con frange non monopoliste della borghesia. Tale questione esiste ma, per i comunisti, essa occupa un ruolo subordinato a quello dell'unità di azione della classe operaia. E' oggetto della discussione anche l'importanza da dare alle elezioni e a eventuali partecipazioni ai governi. Su quest'ultimo punto, le esperienze sono state molto contraddittorie per i rivoluzionari. Nelle democrazie popolari, con rapporti di forza militare regolati dalla presenza dell'Armata Rossa, la partecipazione al governo è stata la via per passare dalla fase della democrazia antifascista a quella della rivoluzione socialista. Negli anni 30, i governi di fronte popolare erano governi di lotta contro il fascismo. Nei tempi più recenti, i partiti comunisti sono stati spesso integrati nel sistema e sono serviti ad esso come “foglia di fico”.

La fase attuale della lotta

Nel documento di orientamento, definiamo la fase concreta della lotta, la fase dello sviluppo dell'imperialismo oggi, ma anche lo stato del rapporto di forze tra il lavoro e il capitale, da una parte, e tra il capitale monopolistico, la classe operaia e le forze anti-monopoliste e antimperialiste, dall'altra. Ma ci rendiamo conto che un approccio limitato alla situazione attuale non basta. Perciò studiamo lo sviluppo dell'imperialismo nelle sue diverse fasi.

Nel complesso, arriviamo alla conclusione che ci troviamo in una fase di sviluppo dell'imperialismo che è iniziata nei primi anni 70 del secolo scorso e che, rafforzata dall'annientamento del socialismo in Europa sotto i colpi della controrivoluzione, ha portato all'offensiva dell'imperialismo che continua ancora oggi. Dopo l'inizio della crisi del 2007, si sono aperte delle crepe. La crisi ha rafforzato le contraddizioni inter-imperialiste senza che il movimento operaio, sul piano nazionale, europeo e mondiale, sia riuscito, fino ad ora, a sfruttarle e a opporre una risposta forte all'imperialismo. Le contraddizioni crescenti nel campo dominante aprono ad esso un nuovo spazio ma accrescono anche i pericoli di aggressioni in seno al campo capitalista, di guerre per procura e di guerre contro questo o quell'altro concorrente o per contendersi le sfere di influenza.

Lottare per un cambiamento

Noi partiamo da questa analisi e dalla constatazione che, nei grandi centri dell'imperialismo, è stato costituito il “capitalismo monopolistico di Stato”, come lo ha definito Lenin. In seno a questa fondamentale struttura economica dell'imperialismo, i monopoli si fondono con lo Stato in un insieme privo di contraddizioni. Noi ci riferiamo ai tratti essenziali della teoria leninista, secondo la quale il colpo più duro deve essere diretto contro la struttura principale del capitalismo: i monopoli e lo Stato nell'era del capitalismo monopolistico. E' qui che vanno cercate le strade che indirizzino verso l'avvento della rivoluzione proletaria. Noi riteniamo che nella fase attuale, l'obiettivo strategico consista nel trovare le strade che permettano di far uscire dalla difensiva il movimento operaio, le forze antimperialiste e anti-monopoliste, le forze favorevoli alla pace, all'antifascismo. Si tratta di fermare l'offensiva del capitale monopolistico, di organizzare le forze per una risposta. Si tratta di lottare per un cambiamento in vista di una politica di pace e di disarmo, di progresso democratico e sociale, come espresso in un paragrafo del documento di orientamento per il congresso.

Dalla fondazione del nostro partito, noi incorporiamo queste riflessioni in una strategia rivoluzionaria che deriva naturalmente dal fatto che la necessaria rivoluzione socialista presuppone la presa del potere politico da parte della classe operaia, in alleanza con gli altri strati anti-monopolisti. E' il presupposto per sottrarre alla classe dominante la fonte del suo potere, i mezzi di produzione, e per edificare una società e un'economia che rompano con il sistema del profitto e della concorrenza.

Ora, questo documento di orientamento si sta discutendo nel DKP. Sappiamo che la saggezza collettiva dell'insieme del Partito è superiore a quella della sua direzione. Ecco perché siamo sicuri che il dibattito in seno al Partito arricchirà ulteriormente il testo. Il 22° congresso farà il bilancio dell'impegno profuso sia nella campagna elettorale per le legislative, che nella lotta per il rafforzamento del Partito e nella battaglia per l'orientamento strategico del DKP in una delle prime potenze imperialiste dei nostri tempi.