In Ucraina continua la repressione contro i comunisti

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pc ucraina 500pxUfficio Stampa del Partito Comunista di Ucraina

da kpu.ua

Traduzione dal russo di Mauro Gemma

In Ucraina, il 28 giugno, si è registrato un nuovo gravissimo episodio di repressione anticomunista, che questa volta ha colpito la compagna Alla Aleksandrovskaya, primo segretario del comitato regionale di Kharkov del Partito Comunista (KPU). Nell'esprimere la nostra solidarietà ai compagni del KPU, formuliamo l'augurio che i comunisti, la sinistra e i democratici del nostro paese facciano sentire la loro voce indignata. Il silenzio che avvolge i crimini della giunta nazista di Kiev deve cessare.

Il 28 giugno 2016, nel Giorno della Costituzione dell'Ucraina, funzionari della direzione di Kharkov e Kiev del SBU (il servizio di sicurezza, ndt) si sono presentati con un mandato di perquisizione in casa di Alla Aleksandrovna Aleksandrovskaya, deputata del popolo dell'Ucraina per quattro legislature, cittadina onoraria della città di Kharkov e prima segretaria del comitato regionale di Kharkov del Partito Comunista di Ucraina (KPU).

Attualmente, l'accesso alla sua abitazione è completamente bloccato e ai residenti non è concesso di entrare e neppure di uscire. Mentre cercava di chiarire le cause di ciò che sta accadendo, Aleksey Perepelitsa – attivista sociale, più volte eletto nel consiglio comunale di Kharkov – è stato picchiato dagli agenti del SBU.


Anche se non sono noti né la motivazione ufficiale, né le ragioni di tale azione, una cosa è comunque evidente: Alla Aleksandrovna, nonostante la sua età avanzata – 68 anni, malata di cuore e con altri problemi di salute – ha sempre coerentemente difeso gli interessi di parte significativa dei cittadini di Kharkov, la cui situazione è ignorata dalle attuali autorità, ha cercato con tutti i mezzi legali di portare all'attenzione dell'attuale governo dell'Ucraina la necessità dell'attuazione di urgenti riforme economiche, grazie a cui Kharkov riceverebbe notevoli investimenti e benefici economici.

Ma le autorità di Kiev che stanno sopprimendo qualsiasi dissenso verso la loro politica interna ed estera assolutamente insensata, di fronte alle critiche non hanno saputo fare di meglio che incriminare Alla Aleksandrovskaya di separatismo. Allo stesso tempo, è stata minacciata da parte dei settori più radicali, che hanno organizzato contro di lei ripetute aggressioni nel corso di eventi pubblici, quando le sono stati scagliati addosso persino barattoli di vernice verde, e non si contano gli sms contenenti minacce nei suoi confronti. Di fronte a questi innumerevoli episodi le forze dell'ordine non hanno mai reagito. Inoltre contro Alla Aleksandrovskaya e alcuni che la pensano come lei sono stati aperti procedimenti giudiziari.

Probabilmente a causa della mancanza di una reale motivazione per questo caso e nella consapevolezza della sua infondatezza giuridica, si è deciso di agire con lo schema messo a punto nella persecuzione degli oppositori politici: inviare agenti del SBU con un mandato di perquisizione, allo scopo di trovare materiali in base ai quali formulare l'accusa di “separatismo”.

Alla Aleksandrovna non ha mai assolutamente utilizzato metodi illegali di lotta politica, ma le autorità hanno deciso di agire comunque per liberarsi di una donna che ha un punto di vista diverso dal loro, mettendola dietro le sbarre.

In difesa della esponente politica dell'opposizione si sono già mossi avvocati di Kharkov e organizzazioni internazionali per la difesa dei diritti umani. La volontà di difendere Alla Aleksandrovna è stata espressa da noti giuristi di Kiev, da collaboratori della Rada Suprema e dai compagni del Partito Comunista di Ucraina. Alcuni mezzi di informazione di massa ucraini ed esteri continueranno a seguire gli sviluppi di questo grave caso.

Ufficio Stampa del Partito Comunista di Ucraina