Lucia Annunziata bastona i blog: “Non sono un prodotto giornalistico per questo non sono pagati”

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di Daniele Cardetta | da tribunodelpopolo.com

lucia-annunziataLucia Annunziata è stata chiamata a guidare l’edizione italiana dell’Huffington Post e ha recentemente espresso il proprio parere in merito ai blog, il fenomeno comunicativo del momento. Secondo la Annunziata i blog non sarebbero un prodotto giornalistico, e proprio per questo sarebbe giusto non pagare i blogger. Peccato che proprio migliaia di blogger stiano organizzando una class action contro l’Huffington Post, reo di aver monetizzato il loro lavoro senza averli mai remunerati…..

I blog non sono un prodotto giornalistico. Sono commenti, opinioni su fatti in genere noti: è uno dei motivi per cui i blogger non vengono pagati“: queste le parole di Lucia Annunziata, fresca di promozione alla direzione dell’edizione italiana dell’ Huffington Post. Parole molto gravi le sue in quanto misconoscono il lavoro di migliaia di persone che, quotidianamente, selezionano informazioni, le analizzano, le diffondono.

No cara Annunziata, essere dei blogger non vuol dire solamente dare i propri commenti alle notizie, cosa che tu fai abitualmente, ma significa anche informare nel senso di arricchire e completare le notizie che tu, che voi giornalisti oscurate, tagliate, aggiustate, per meglio servire coloro che vi versano le buste paga. No, cara Lucia Annunziata, non venire a dire a noi blogger che abbiamo deciso di fare questo mestiere sputando sangue e facendo enormi sacrifici che è giusto che non veniamo pagati. Certo, devi dirlo, sai perfettamente che se fosse il pubblico a scegliere, magari non vorrebbe vedere la tua faccia a commentare i fatti da te selezionati mentre vieni profumatamente pagata. Ma attenzione, proprio i tanto vituperati blogger sono proprio coloro che sono stati la ragione del successo della testata fondata da Arianna Huffington, ma questo forse la Annunziata non lo sapeva. Lucia sarà rimasta ai tempi del fantomatico “tesserino”, quello che per inciso chi vi scrive ha rinunciato a ottenere in quanto non è riuscito a vedere la “gloria” dietro ritenute d’acconto artefatte, articoli mai pagati, tasse da autopagarsi, Ma tant’è, questo è il giornalismo made in Italy, un giornalismo secondo cui chi fa il “furbo” o chi ha semplicemente fortuna riesce a ottenere il benedetto tesserino che lo autorizza poi a fare informazione. Peccato che negli ultimi dieci anni il mondo si sia evoluto e che all’estero le cose non vadano proprio così, con buonapace dei baroni del giornalismo nostrano. L’unica cosa che dovrebbe chiarire la differenza tra giornalisti e meri cittadini che commentano dovrebbe essere la qualità, il merito. Bizzarro che proprio i fan del neoliberismo più sfrenato che si riempiono a parole la bocca di concetti come “merito”, si aggrappino poi alla casta e ai diritti del loro ordine per tutelarsi contro colleghi meno fortunati ma sicuramente più bravi. Così noi blogger non solo siamo costretti a continuare il nostro lavoro, sì è a tutti gli effetti tale, nel silenzio, continuando a fare sacrifici su sacrifici, ma dobbiamo anche sentire un personaggio come la Annunziata che ci piglia, scusate l’espressione, per il culo. E infine una chicca: quando la Annunziata parla di blogger che non dovrebbero venire pagati, la giornalista campana dimostra di non conoscere minimamente la storia della sua azienda. La Huffington Post infatti  è a rischio class action da parte dei migliaia di blogger che hanno collaborato gratuitamente al progetto fin quando è stato in fase di lancio e che si sono ribellati poi a tale trattamento una volta che la testata ha cominciato a monetizzare in maniera consistente, oltre alle firme, anche di un certo peso, che hanno abbandonato la piattaforma proprio a causa di questo problema. Evidentemente da Roma a New York rubare il lavoro intellettuale degli altri e venderlo incassandone moneta sonante, è un’attività molto redditizia. Insomma Lucia, da buon servitore del mainstream, ha bastonato noi blogger come a farci capire che non dobbiamo sfidarla nel suo campo. Ma non ti preoccupare Lucia, noi siamo abituati a lavorare, crescere, informarci e studiare nella precarietà, gareggiare con il tuo soffice e ben pagato conformismo sarà un piacere.