Lettera al governo

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Lettera aperta al Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Monti, al Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Elsa Fornero, al Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’editoria Carlo Malinconico

 

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SALVIAMO LIBERAZIONE

IL NOSTRO QUOTIDIANO SOSPENDE LE PUBBLICAZIONI DAL 1 GENNAIO

50 POSTI DI LAVORO A RISCHIO

LAVORATRICI E LAVORATORI IN ASSEMBLEA PERMANENTE

 

Egregio dott. Malinconico,

 

la Mrc, società editrice di Liberazione, ci ha comunicato che dal prossimo primo gennaio, il giornale sospenderà in via cautelativa le pubblicazioni. E’ questo il risultato immediato, spiega l’editore, della cancellazione retroattiva del finanziamento pubblico per i giornali cooperativi, di idee e di partito decisa dal governo Berlusconi e confermata dal governo Monti.

 

Questo colpisce una redazione già provata da una pesante ristrutturazione: 23 esuberi di giornalisti su 30 e 14 esuberi di poligrafici su 20. Ora tutti e 50, con le nostre famiglie, restiamo senza futuro. E la testata, piccola ma con vent’anni di storia alle spalle, vede spegnersi la propria voce.

 

Il nostro è il primo di una serie di giornali, le stime dicono almeno cento, che se il finanziamento non verrà ripristinato immediatamente, sono destinati a morire. I lavoratori e le lavoratrici a rischio sono oltre 5mila, a cui vanno aggiunti quelli dell’indotto.

 

Sappiamo perfettamente di essere una goccia nell’oceano della crisi. Ma sappiamo che intervenire subito per salvare la nostra e le altre testate, i nostri e tutti i posti di lavoro oggi minacciati, è ancora possibile. E’ però una questione di giorni, anzi di ore. C’è bisogno di scelte politiche chiare e operative. L’appello del Presidente Napolitano in difesa del pluralismo dell’informazione è ancora in attesa di una risposta.

 

Molte cose, concrete, si possono fare per evitare la morte dei giornali e la perdita dei posti di lavoro. Intanto commisurando l’entità del contributo corrisposto a ogni singola testata al numero reale dei dipendenti: una misura di rigore ed equità che ridurrebbe gli sprechi e le truffe. Altre soluzioni indicate già in passato e riproposte in questi giorni in Parlamento sono: la parificazione dell’iva sui gadget non culturali venduti nelle edicole, oggi al 4%, a quella della rete commerciale che è del 21%. Aumentare il canone di concessione delle frequenze delle tv nazionali che è tra i più bassi in Europa, pari all’1% del fatturato pubblicitario. L’introduzione di una tassa di scopo sulla pubblicità, pari all’1% da assegnare ad un fondo per sostenere complessivamente il settore dell’editoria e dell’emittenza. E ancora, spostare dal fondo per l’editoria le risorse destinante alla Rai e alle Poste collegandole a tabelle più consone. Senza contare le risorse che si ricaveranno dall’asta delle frequenze tv.

 

In attesa di una risposta dal parte del governo, i lavoratori e le lavoratrici di Liberazione sono in assemblea permanente e impegnati in iniziative di sensibilizzazione e di lotta. E fanno appello ai lavoratori delle altre testate, ai lettori, alle organizzazioni sindacali, alle associazioni, ai movimenti, ai cittadini per costruire insieme, subito, momenti di mobilitazione.

 

Le lavoratrici e i lavoratori di Liberazione

il Comitato di redazione

la Rappresentanza sindacale unitaria