Sentiment analysis: il centenario del Partito Comunista Italiano

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galofaro pc 1di Francesco Galofaro e Marco Pondrelli

Il centenario del PCI ha generato un numero di tweet insolitamente elevato per i numeri degli argomenti di cui ci siamo occupati fin qui. Questa volta abbiamo selezionato oltre 1.000 messaggi relativi all’ultima settimana con il consueto criterio della capacità di influenzare il dibattito in base alle risposte e ai re-tweet.


La polarità dei messaggi esprime in larga parte un atteggiamento positivo. Meno del 15% dei tweet esprime un atteggiamento critico, e pochissimi sfociano in un’aperta ostilità (Fig. 1). Il grado di soggettività dei giudizi è più elevato del consueto: anche i commenti che non esibiscono le emozioni dell’emittente mettono spesso in gioco soggettività e i vissuti personali (Fig. 2). Tra le parole più usate, “storia” predomina su tutte, ma troviamo anche “continuità” e “rinascita”. Tra i nomi rievocati, troviamo solo Gramsci: quel che unisce non è quindi la stima per questo o quel dirigente, ma l’appartenenza a un attore collettivo non personale: il Partito.

Nonostante siano passati molti anni dalla fine del PCI, è evidente che la sinistra italiana attuale vede tutt’ora in quel Partito le proprie radici; si tratta di un fenomeno che, nel 2021, non può che riguardare ormai anche chi non ne ha avuto un’esperienza diretta. Non si tratta di mera filiazione storica, quanto piuttosto del permanere di alcuni valori in grado di costituire un’identità collettiva. Il PCI è stato la condizione di possibilità perché esista, oggi in Italia, un campo della ‘sinistra’ latamente intesa, e ciò indipendentemente dal fatto che oggi la maggior parte di tale sinistra abbia rinunciato ai valori dell’eguaglianza sociale e della democrazia economica e non sia di conseguenza in grado di rivendicare l’eredità di quella grande forza politica né di comprendere il segreto della sua grande forza di cambiamento.

Figura 1
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Figura 2
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