La libertà di informazione non è mai stata più in pericolo

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Censorship 1da https://www.lantidiplomatico.it

Il 3 di maggio è la data in cui ricorre la Giornata mondiale della libertà di stampa, proclamata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1993.

Come tutti i giorni, anche nel celebrare questa giornata, la stampa italiana si è dedicata ad autocensurarsi per non spiegare le fake news diffuse in passato e si è dimenticata delle migliaia di precari che “dopo 17 anni di professione” devono sopravvivere con 5 mila euro l’anno.


Come tutti i giorni anche nel celebrare questa giornata, la stampa italiana ha dimostrato come le regole non valgano per tutti.

Nel 2017 Facebook, per contrastare la diffusione delle fake news aveva introdotto una nuova policy nel regolamento, rendendo impossibile modificare immagine e testo dell’articolo, con l’obiettivo dichiarato di frenare così il cosiddetto “click baiting”.  Erano possibili eccezioni per editori certificati che però non ne avessero abusato, pena il ritiro dell’opzione.

Repubblica ha pensato bene ieri di celebrare la Giornata per la Libertà di Stampa con un post Facebook di questo tipo:

«C'è una strategia cinese che guida Di Battista».

L’articolo di un estremismo atlantista quasi parossistico non diceva però quanto annunciato dal social e il titolo era un altro.

Click baiting puro, quindi. Ma le regole non valgono per tutti (soprattutto per chi è abituato ad aggirarle anche fiscalmente) e Facebook continuerà a far fare click baiting a Repubblica e a tutto il gruppo Exor.

Da quell'Olanda che insulta ogni giorno la dignità del popolo italiano, il Gruppo Exor controlla oggi Repubblica, La Stampa, Il Secolo XIX, Il Tirreno, la Nuova Sardegna, Il Mattino di Padova, Il Messaggero veneto, Il Piccolo di Trieste, La Gazzetta di Mantova, La Gazzetta di Reggio, La Gazzetta di Modena, L'Huffington Post, Business Insider Italia, Mashable Italia, La Nuova Ferrara, La Nuova Venezia, Il Corriere delle Alpi, L'Espresso, Limes, Micromega, Radio Deejay e Radio Capital. Ed è chiaro che un’azienda nord-americana (molto vicina per interessi economici e non solo agli Elkann) possa fare “eccezioni”.

È un’azienda privata.  La questione però è politica.

Ha utilizzato l’ironia giustamente Alessandro Di Battista nella risposta di ieri al click baiting di Repubblica.

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