Tremseh e il giornalismo di pace

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di Marinella Correggia | da www.sibialiria.org

giornalistaIl concetto di “giornalismo di pace” è stato introdotto negli anni 1990 dallo studioso e attivista Johann Galtung per indicare “quando redattori, editori e invitati compiono scelte su cosa riferire e come riferire, che creano per la società nel suo complesso opportunità di considerare e valutare risposte nonviolente ai conflitti” (Simona Defilippi, Giornalismo di pace: cos’è e perché si contrappone alla pratica corrente, www.serenoregis.org). Fra i tanti principi, il giornalismo di pace fa attenzione alle parole: ad esempio non usa il termine “massacro” (che è una strage intenzionale di inermi) quando invece gli uccisi sono persone armate.


Tremseh, i modi e i tempi

Pochi giorni prima della prossima discussione sulla Siria al Consiglio di Sicurezza (il 20 luglio scade il mandato dell’inviato dell’Onu Kofi Annan), gli organi dell’opposizione siriana denunciano, ripresi da tutti i media, “il più grande massacro di civili di tutta la crisi”: oltre duecento persone trucidate giovedì 12 luglio all’alba a Tremseh dalle forze governative dell’esercito e dalle milizie filogovernative shabiha.

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