La sconfitta elettorale ed il fascino indiscreto della multimedialità

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di Francesco Valerio della Croce per Marx21.it

dita tastieraI risultati elettorali della lista “Rivoluzione Civile”, capeggiata da Antonio Ingroia, lasciano poco spazio a disquisizioni più o meno astruse: si tratta di un risultato estremamente negativo, un dato inferiore addirittura alla percentuale di voti conseguita dalla vituperata “Sinistra arcobaleno” nel lontano 2008. Molti saranno gli interventi e le analisi, sicuramente giustificate dal fatto che più cause abbiano concorso alla determinazione di questa sconfitta. Gli strumenti del marxismo e, quindi, della dialettica scientifica offrono più d’uno spunto: l’egemonia di un pensiero antipartitico (più che antisistemico), l’avallo dei mezzi di informazione nell’alimentare quest’onda crescente di ostilità nei confronti delle rappresentanze istituzionale dell’ormai tramontato parlamento eletto nel 2008 (un supporto, questo, che non può che tradire il carattere sovversivo delle nostre classi dirigenti, in particolare quelle rappresentative del cosiddetto “quarto potere”, quello della comunicazione) e si potrebbe continuare ancora lungamente.


Preme però concentrare l’attenzione proprio su un aspetto che ha, oramai da molto tempo, sollevato più d’un momento di riflessione, sia durante la campagna elettorale, sia in un periodo precedente: quello dell’uso della comunicazione e dei mezzi attraverso cui la stessa si propaga.

Inutile ricordare quanto la comunicazione sia stata il trampolino di lancio per il fenomeno più eccezionale presente nello schieramento reazionario e conservatore nel panorama europeo, cioè Silvio Berlusconi, l’uomo che è riuscito, tra l’altro, nei mesi scorsi a rendersi protagonista di un recupero di consensi al suo partito moribondo (anche se è bene chiarire che la cosiddetta “rimonta” non c’è stata, stando alle ultime rilevazioni sondaggistiche) attraverso l’onnipresenza mediatico-televisiva praticata grazie alla presenza fisica nei programmi d’intrattenimento e attraverso l’uso del metodo dell’ “evento-shock” attraverso proposte politico-programmatico indirizzate alla “pancia” del proprio elettorato classico, cioè di un ceto medio-basso comprendente sia piccola borghesia che strati popolari.

La campagna elettorale di Rivoluzione Civile ha visto nell’impiego dei nuovi mezzi social-informatici un tratto essenziale e qualificante: un esempio lampante, tanto significativo da aver portato alla ribalta delle cronache nazionali alcune rivendicazioni d’autore, potrebbe essere rappresentato dalla diffusione, a mezzo facebook, di immagini comiche di propaganda elettorale, aventi per protagonisti personaggi del mondo di fantasia (dal fumetto ai cartoni animati più conosciuti). Per superare il muro di gomma, quando non un atteggiamento di chiara ostilità, alzato dai media televisivi, pubblici e privati, la lista capeggiata da Ingroia ha fatto un notevole uso della rete sociale ed in particolare di facebook. Si può dire che la sorgente elaboratrice dell’informazione di propaganda sia stata il sito internet nazionale e che il mezzo di diffusione più utilizzato sia stato facebook.

Certamente si potrebbe obiettare che numerose sono state le iniziative fisicamente tenute dal candidato premier a contatto con l’elettorato, ma anch’esse meriterebbero analisi profonde (ad esempio la scelta delle sale chiuse in luogo delle piazze), o l’impegno comunque profuso dai compagni nell’attacchinaggio e nella diffusione del materiale più tradizionale (volantini, ecc..). E’, però, innegabile quanto empiricamente riscontrato in questi mesi (e, soprattutto, in questi anni), cioè una mutazione molto profonda del modo stesso, da parte dei comunisti, di svolgere la loro azione.

Ciò su cui si vuol soffermare l’attenzione è appunto il fenomeno rappresentato dalle reti sociali, che ha modificato in maniera molto significativa il modo d’intendere la militanza e la diffusione delle idee. Si tratta di un processo che è partito ormai da tempo e che deve necessariamente, giunti a questo punto, interrogare. L’uso di questo strumento potrebbe, in verità, aver portato le pratiche militanti ad un abbandono notevole della fisicità, principalmente dai luoghi del conflitto, in favore della virtualità, ritenendo più profittevole un impegno speso di fronte ad un monitor con tutte le conseguenze necessarie: una per tutte, l’ampliarsi dei destinatari del messaggio e della proposta politica. Se, infatti, il volantinaggio davanti ad una fabbrica presenta un certo tipo di interlocutori, il “post” pubblicato su facebook presenta un carattere indefinito dal lato del destinatario, manifestando il paradosso di una potenziale molteplicità di referenti ma assolutamente sconosciuti.

Per approfondire la questione sarebbe utile chiamare in causa le forze della sinistra europea e il loro rapporto con la rete. Se c’è un modo attraverso cui, su facebook, è possibile manifestare il proprio interesse (non è possibile definirlo consenso) per un’ organizzazione politica, le sue iniziative, le sue proposte, questo è un semplice click, l’apposizione di un “mi piace”, un gesto meccanico che ha raggiunto il linguaggio corrente ed è divenuto persino utile al marketing pubblicitario di massa. Partirei dal considerare il quantitativo di “attenzioni” espresse attraverso i clicks che Rivoluzione Civile è riuscita a raccogliere nel breve lasso di tempo elettorale: 130 mila circa (arrotondando per difetto). Potrebbe essere utile, a questo punto considerare i dati di altre forze di sinistra europee, molto vicine alle rivendicazioni programmatiche della lista Ingroia, ma molto lontane (fortunatamente per le stesse) dai riscontri elettorali italici: Izquierda Unida raccoglie simpatie virtuali di 31 mila persona circa, il Partito comunista francese quasi 9 mila (da notare però le cifre del candidato francese all’Eliseo, Melanchon, che personalmente raccoglie l’interesse di 141 mila soggetti), Die Linke 18 mila circa, Syriza intorno a 5 mila, per chiudere poi col Partito Comunista Portoghese che è presente sul socialnetwork addirittura in forma di “gruppo chiuso” con relativa autorizzazione d’ammissione, che comunque non supera i 5 mila e trecento iscritti.

Insomma, il dato che emerge è che l’impiego dei socialnetworks da parte delle altre forze della sinistra in Europa non è stato così ampio e quindi non puo’ essere considerato come il fulcro dei loro successi elettorali.

E’ dunque un mito da sfatare la necessità delle sinistre e dei comunisti d’Italia di adeguarsi ad una presunta arretratezza nell’uso delle reti sociali ed in generale dei nuovi mezzi di relazione e diffusione delle idee?

Una prospettiva di dibattito franco dovrebbe investire tutte le strutture comuniste: la riproposizione del tema di un ritorno militante ai luoghi del conflitto, ai luoghi della formazione della coscienza individuale e collettiva, ricostruendo un soggetto collettivo di quadri in grado di esercitare un’influenza di massa, non rifiutando però il tema enorme della comunicazione ai tempi della globalizzazione ma ripartendo da un linguaggio riconoscibile ed efficace, non nostalgico od inaccessibile ai più, ma focalizzando l’attenzione, anche nel modo di esprimere le piattaforme programmatiche di lotta militante di oggi, sul nesso capitale-lavoro.