Comunicazione

Le “fake news” del New York Times

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fake news 0di Mision Verdad*
da misionverdad.com

Traduzione di Giulia Salomoni per Marx21.it

Una coalizione di media, compagnie di reti sociali e organizzazioni legate a contenuti 2.0 è stata creata nella cornice delle cosiddette "false notizie", nel tentativo di assimilare ogni espressione diversa dalla versione corporativa dell'informazione a una presunta campagna di disinformazione. Si tratta, piuttosto, di caccia alle streghe, di una riconversione di quelli che nel giornalismo vengono chiamati "i fatti" e della censura totalitaria a un click di distanza.

Ma guarda che sorpresa: i media corporativi sono i principali campioni della censura informativa. The New York Times, finanziato dai più ricchi di Wall Street, nelle ultime settimane è stato giudice e parte coinvolta nelle "fake news" (o "notizie false") allo scopo di avviare  un processo giudiziario contro diversi media che sono tacciati di essere "filo-russi", un mero capro espiatorio, e ogni dissidenza alla politica neoconservatrice (e degli alleati) promossa dall'apparato dell'attuale governo statunitense (di Obama, NdT).

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Dal relativismo alla sindrome da “fake news”

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newspaper reader Santa Cruz ArgentinaIntervista a Vladimiro Giacché, a cura di Zenit

da it.zenit.org

Chi per anni ha affermato che la verità non esiste, oggi invoca agenzie statali per intercettare le notizie non vere. Il parere di Vladimiro Giacché, autore de “La fabbrica del falso”

L’anno nuovo sembra essersi aperto con una sindrome che sta contagiando diversi ambienti, quella delle cosiddette “fake news”, le notizie false.

Il leader del M5S, Beppe Grillo, invoca la necessità di formare improbabili giurie popolari con il compito di controllare la veridicità delle notizie diffuse da stampa e tv. Facebook ha elaborato un software che avrebbe la capacità di segnalare agli utenti le notizie ritenute inattendibili. C’è poi chi, come il presidente dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella, propone un’agenzia statale di vigilanza.

Quest’ultima idea ha suscitato diverse critiche. Molti la paragonano a quegli uffici statali, tipici dei totalitarismi, che hanno il compito di controllare ogni pubblicazione e sequestrare quelle potenzialmente pericolose o esplicitamente ostili al potere. Altri ancora, più in vena letteraria, agitano l’accostamento con il ministero della Verità del libro 1984, di George Orwell.

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Bufale web, Azzariti: “È impensabile e pericoloso ipotizzare sanzioni”

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di Gaetano Azzariti
da ilfattoquotidiano.it

Il professor Gaetano Azzariti, costituzionalista de La Sapienza di Roma, vuol fare una premessa: “In questo dibattito sulle fake news si confondono tre diversi piani: la disinformazione, ovvero la propaganda, l’informazione falsa e il pensiero critico. Gli ultimi due sono già regolamentati: se si dà un’informazione falsa esistono sanzioni giuridiche. Il limite del rimedio giudiziario è che arriva tardi, ma c’è. Il pensiero critico deve essere salvaguardato e non può avere limitazioni perché fa parte della sfera delle libertà. In cui rientrano i reati d’opinione, che nel nostro ordinamento sono fin troppi e andrebbero sfrondati. Un caso emblematico è quello di Erri De Luca che sul Tav ha espresso un’opinione critica, discussa e pure discutibile. Ma la sua libertà di pensiero non poteva essere limitata: l’art. 21 della Carta garantisce un principio che sta alla basa della vita democratica”.

Il problema riguarda quindi la disinformazione.

È un terreno molto scivoloso, ma non si può pensare a sanzioni né pubbliche né private. Per una ragione semplice: qui non vale il rapporto vero-falso. La propaganda può essere becera, ma non si può multare. L’unico vero contrappeso è il pluralismo informativo.

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2017, l'anno della mobilitazione per la difesa della libera espressione su internet

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silenzio boccada lantidiplomatico.it

“Ricordo bene nel 1950 quando i russi dovevano entrare nelle nostre scuole, nel Congresso, nel Dipartimento di Stato - e secondo molti sostenitori di Eisenhower / Nixon - prendere in consegna il nostro paese senza una seria opposizione (e loro mi chiamano paranoico!). E 'stato questa stessa psicosi che insisteva sul nostro bisogno di andare in Vietnam per difendere le nostre libertà contro i comunisti a 6.000 miglia di distanza. E dopo che il Terrore Rosso è finito per sempre nel 1991, non è finita. E 'diventato Hussein dell'Iraq con le sue armi di distruzione di massa. E' diventato il demone, reale come qualsiasi Processo alle streghe. Lo è stato Gheddafi della Libia, e poi era Assad della Siria. In altre parole, come in una profezia orwelliana, non è mai finita, e vi posso garantire che non finirà - a meno che le persone che ancora pensano dicano "Basta" a questo demone”, Oliver Stone.

Quest’oggi si chiude il 2016. Un anno per noi importante, di crescita e consolidamento del nostro progetto che viene premiato quotidianamente da voi lettori che ci seguite in numero sempre crescente.

Ci preme ringraziare chi attraverso i suoi blog personali nella nostra testata giornalistica ci ha permesso di crescere aldilà di ogni più rosea aspettativa e chi, con azioni volontarie per noi di fondamentale importanza, ci aiuta quotidianamente a reperire informazioni e collegare i tasselli. Una menzione a parte meritano, infine, siti amici come Contropiano e Marx21, con cui abbiamo intrapreso un percorso di collaborazione reciproca quotidiana che ci lusinga e onora. Tutto questo rappresenta l'aspetto più bello della rete, di internet e di un'informazione alternativa possibile. Grazie a tutti.

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Gli apparati di regime e l'argomento "bufale": "Non sottovalutiamo la portata di questo attacco"

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di Mauro Gemma*
da lantidiplomatico.it

E' in atto la campagna per la creazione del "Ministero della verità" di orwelliana memoria. E in prima fila, come al solito, sono impegnati gli apparati di regime. Basta osservare l'accanimento (sull'argomento "bufale") che caratterizza i commenti di gerarchi e gerarchetti del PD in molti dei loro profili facebook.

I veri propagatori di menzogne e bufale macroscopiche, funzionali a tutte le operazioni di destabilizzazione, guerra e aggressione, stanno cercando di imporre le loro regole a colpi di autentico fascismo mediatico, con l'introduzione di strumenti di controllo nei confronti di chi non si sottomette alla versione "ufficiale" di fatti e misfatti, che non deve più essere messa in discussione.

E intendono agire anche attraverso l'utilizzo di misure censorie e repressive.

I gerarchi dell'establishment, in Italia e in Europa, cercheranno di riparare in questo modo ai rovesci subiti dalla volontà popolare.

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Bufale web, Giacché: “Informazione da controllare? Siamo al ministero della Verità, come in ‘1984’ di Orwell”

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brainwashingdi Silvia Truzzi | da ilfattoquotidiano.it

Vladimiro Giacché – economista, filosofo e firma del Fatto – ha scritto nel 2008 La fabbrica del falso. Strategie della menzogna nella politica contemporanea: il libro ha avuto due successive edizioni, l’ultima ad aprile di quest’anno, ma come spiega l’autore, “l’ho solo aggiornato, non ho dovuto cambiare la struttura. Le cose così stanno: c’è un tentativo di far passare pseudo verità come fatti oggettivi”.

Cosa pensa dell’agenzia statale invocata dal presidente dell’Antitrust Pitruzzella?

Non è una proposta nuova: in 1984 di Orwell c’è il ministero della Verità, che si prefiggeva per l’appunto di avere il monopolio sulla verità nel dibattito pubblico e purtroppo serviva a propagandare bugie. Dovremmo tenere ben presente questo scenario perché è il primo rischio di un’operazione di questo tipo, dove qualcuno pretende di avere il monopolio della verità.

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Le 10 bufale piu' clamorose del 2016 (dalla vera fabbrica delle fake news)

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da lantidiplomatico.it

La redazione de l'AntiDiplomatico ha scelto per voi le 10 bufale più clamorose del 2016 provenienti dalla vera fabbrica delle "fake news", le corporazioni mediatiche. Chiaramente è stata una scelta difficile per la mole di materiale a disposizione e ci dispiace aver fatto torto a qualche "giornale" per il "lavoro" fatto quest'anno. Ma non abbiamo potuto menzionare tutto. Se volete utilizzati i commenti per fare la vostra personale classifica.

Classifica de l'AntiDiplomatico:

Decimo posto: Emissari di Putin dietro il Movimento Cinque Stelle

Nono posto: Yemen: “L’Italia lavora per la pace”

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“Tutti impegnati a falsificare Aleppo”

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di Giulietto Chiesa

Sui fatti di Aleppo i media mainstream stanno superando se stessi: mentre la città viene liberata dopo anni di occupazione da parte dei miliziani jihadisti, stampa e televisioni occidentali continuano ad accusare di violenze l’esercito di Assad, ma senza fornire alcuna prova e senza la minima verifica.

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L'eccellenza, il grande bluff del tutti contro tutti

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3d business peopledi Francesco Stilo

Riceviamo dal compagno Francesco Stilo e volentieri pubblichiamo come contributo alla discussione

Vocaboli come competitività, concorrenza, ed eccellenza, sono entrati a far parte del lessico politico e mediatico ormai da lungo tempo. La fine del socialismo reale e l'indebolirsi dei contrappesi ideologico-politici interni ai paesi del blocco capitalista occidentale, ad esempio la scomparsa del PCI in Italia e il successivo logorarsi dei suoi "successori", hanno permesso all'ideologia dominante di dilagare senza incontrare lungo il proprio cammino validi argini. Anche presso i settori un tempo ostili alla logica della "competizione", i nuovi valori hanno potuto così far facilmente breccia. Storicamente, ed in profondità, il socialismo si è sempre opposto al modo sociale "preistorico" del tutti contro tutti tipico del capitalismo, proponendo in autentica antitesi valori universali di cooperazione, fratellanza e solidarietà, partendo dall'assunto che il concorrere degli uomini e delle sovrastrutture da essi ideate e messe in atto, risulta sempre viziato dalle diverse condizioni di partenza e dal diverso scenario in cui si colloca qualsiasi svolgimento di fatti.

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Videocorso per smascherare le bufale di guerra

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bufala 400da sibialiria.org

“Tu dammi le fotografie e io ti darò la guerra” tuonava l’editore William Hearst al suo fotografo Frederick Remington che, nel 1898, non trovava a Cuba nessuna scena che giustificasse una invasione USA.

Da allora molte cose sono cambiate, ovviamente in peggio. E oggi, secondo Sheldon Rampton – già autore di un libro che ha fatto scuola – soltanto negli USA, le organizzazioni governative e gli istituti, organizzazioni e fondazioni ad esse aggregate spenderebbero annualmente più di un miliardo di dollari per promuovere, tramite la Rete, le guerre dell’Impero. Un lavoro condotto, spesso con maestria, da legioni di giornalisti, pubblicitari, esperti in video… e che gli ignari utenti della Rete (un miliardo e mezzo di persone solo Facebook) provvedono a diffondere in ogni dove.

Per cercare di arginare questo fiume di menzogne, pochi attivisti NoWar e qualche giornalista ancora onesto si industriano nell’analizzare e smascherare le “bufale” che – sopratutto dopo la guerra alla Libia del 2011 – ci vengono tutti i giorni propinate. E per far crescere questa fondamentale rete di controinformazione Sibialiria ha realizzato un videocorso che illustra alcuni segreti di bottega per smascherare queste bufale.

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