Comunicazione

Il peccato mortale di Donald Trump

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trump profilodi Correia da Fonseca | da “Avante!”, Settimanale del Partito Comunista Portoghese

Traduzione di Marx21.it

Sulle caratteristiche della campagna da tempo avviata dall'apparato mediatico statunitense e degli altri paesi occidentali (basti pensare alle quotidiane corrispondenze di Giovanna Botteri) contro Donald Trump in merito al cosiddetto “Russiagate”, che testimonia dell'acutezza dello scontro in corso tra i diversi settori dell'establishment della prima potenza imperialista mondiale e dei pericoli che comporta soprattutto per la pace nell'intero globo, interviene il settimanale del Partito Comunista Portoghese con un interessante corsivo, che proponiamo ai nostri lettori.

Sono state due piccolissime notizie passate di sfuggita nel corso dei notiziari televisivi, certamente perché considerate dettagli minuscoli e poco interessanti che non meritavano di attirare l'attenzione dei telespettatori. La prima diceva che la CIA aveva sospeso l'appoggio ai gruppi armati che combattono Assad. La seconda, trasmessa circa ventiquattr'ore più tardi, informava del medesimo fatto, ma mentre prima era menzionata la CIA ora ci si riferiva “agli Stati Uniti”.

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Come dare la colpa agli hacker russi …

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backlit keyboard 100672329 largedi Francesco Galofaro* per Marx21.it
*Politecnico di Milano

… oppure nordcoreani, iraniani, arabi o cinesi a piacimento. La notizia è stata data in marzo da Repubblica [1], ma è passata un po’ inosservata. Da qualche tempo Wikileaks pubblica materiale informatico sottratto alla CIA [2]. E’ la cassetta degli attrezzi degli hacker USA: virus e malware per infiltrare macchine windows, mac e linux; per inserire “fari” nei documenti e tracciarne il percorso mentre i giornalisti di mezzo mondo se li passano sottobanco; per penetrare cellulari iPhone e Android e perfino televisori Samsung, in modo da spiarci quando siamo comodamente seduti in soggiorno.

Di che si tratta

Per lo più Wikileaks ha pubblicato manuali di istruzioni (molto chiari e professionali), presentazioni in powerpoint e documentazione d’ogni tipo. Non ci sono virus veri e propri; neppure Assange, nel suo cinico disprezzo verso l’ordine costituito, è dissennato al punto da diffonderli. Ad ogni modo, secondo Wikileaks, la CIA avrebbe perso il controllo di queste armi informatiche, che ora circolano nel Deep Web, alla mercé di lanzichenecchi, di rapinatori, d’ogni risma di seminatori di discordie. Ma Wikileaks ha pubblicato anche il codice sorgente di due applicazioni molto interessanti, Marble e Scribble: cartelle piene di tanti piccoli programmi in linguaggio Python o in C++.

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Attacchi informatici e guerra planetaria

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wannacrydi Francesco Galofaro* per Marx21.it

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*Politecnico di Milano

Sembra la trama di un film di fantascienza: il 12 marzo il mondo intero, al risveglio, scopre di essere sotto attacco di un virus. I danni sono incalcolabili: fabbriche bloccate, università ferme, i centralini del pronto soccorso non sono più in grado di inviare un'ambulanza. A partire dall'Inghilterra e nel giro di poche ore, seguendo la rotazione terrestre, il virus si diffonde a oriente: duemila sistemi informatici si fermano in Iran, trentamila in Cina. In Italia si teme l'effetto-lunedì, il giorno in cui gli impiegati tornano al lavoro dopo il fine settimana.

“Voglio piangere” (wannacry), è un ransomware: un sistema escogitato per chiedere un riscatto. Entra nel tuo computer attraverso un “buco” delle vecchie versioni del sistema operativo Windows, cripta i dati del tuo disco e non li decodifica finché non paghi una somma in bitcoin, la moneta privata virtuale internazionale più amata dalle organizzazioni criminali.

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Il Controllo della Narrativa sulla Siria

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di Louis Allday
da investigaction.net

Investig’Action : In questo saggio Louis ALLDAY analizza la narrativa mainstream sulla Siria e i suoi vettori principali : il mito del non-intervento occidentale, l’occultamento di verità scomode sull’opposizione, l‘intimidazione di quelli che mettono in discussione la narrazione e la presentazione dei propagandisti come esperti neutrali.

Dal 2011 il flusso di analisi mal informate, inaccurate e spesso del tutto disoneste sugli eventi in Siria è stato inarrestabile. Ho già scritto sui pericoli dell’utilizzo di spiegazioni sempliciste per comprendere il conflitto, un problema che è emerso ripetutamente negli ultimi cinque anni. Tuttavia c’è un problema più grande. Il discorso mainstream sulla Siria è diventato così tossico, distaccato dalla realtà e privo di sfumature che chiunque abbia il coraggio anche solo di mettere in discussione l’impostazione della narrazione della ‘rivoluzione’ in corso, o si oppone agli argomenti di quelli che supportano l’imposizione di una no-fly zone da parte dell’Occidente, può aspettarsi una rapida punizione. Questi dissidenti sono immediatamente attaccati, spesso calunniati come ‘Assadisti’ o ‘Pro-Assad’ e accusati di mostrare una crudele indifferenza verso le sofferenze dei siriani. 

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Nasce in Italia la rivolta organizzata contro le fake-news del mainstream

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di Giulietto Chiesa

da Sputnik News

Il battesimo della WAC si è celebrato il 2 marzo in una delle aule del Senato italiano, con il patrocinio di un gruppo di senatori indipendenti. Cos’è la WAC?

L'acronimo significa Web Activists Community, cioè "Comunità degli attivisti della Rete". L'occasione è stata creata, si può dire, dall'apparizione di un disegno di legge, a firma Adele Gambaro che si propone, in sintesi, di colpire la libera espressione delle opinioni sul web.

Una legge che, come ha illustrato autorevolmente, durante l'incontro, il vice-presidente emerito della Corte Costituzionale, Paolo Maddalena, è prima di tutto palesemente anti-costituzionale. In più sensi e in violazione di diversi articoli, a cominciare dall'articolo 21 della Costituzione, che suona inequivocabilmente in questi termini: "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

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"E' colpa dei russi"

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Il duo tedesco Uthoff/Von Wagner del cabaret satirico 'Die Anstalt' ci ha regalato questo divertente sketch sulle “manipolazioni” di Putin alle elezioni presidenziali americane.

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Firmando l’appello della Boldrini aiuti davvero la “corretta informazione”?

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da lantidiplomatico.it

Con la fake news del Corriere della Sera che aveva annunciato il 7 febbraio, solo oggi, 8 febbraio, Laura Boldrini ha annunciato con un video sulla sua pagina Fb e un’intervista a Buzzfeed  - sito che, dopo aver riproposto la bufala clamorosa del ricatto porno che Trump subirebbe da Mosca, aveva perfino fatto scandalizzare il New York Times con il noto “perché rilanciate fake?” - ci annuncia il suo appello anti-bufale e invita i cittadini italiani a firmare attraverso un nuovo sito creato ad hoc.

Dopo il giro di vite in corso negli Stati Uniti, Germania e Francia, Laura Boldrini da tempo si è prestata a questo gioco disperato di chi ha perso definitivamente il controllo dell’opinione pubblica. Nell’intervista a Buzzfeed la Boldrini dichiara che l’aspetto più preoccupante non è il profitto o la propaganda politica ma l’odio. O meglio il cocktail di tutto questo crea un “corto circuito alle nostre democrazie”.

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Le “fake news” del New York Times

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fake news 0di Mision Verdad*
da misionverdad.com

Traduzione di Giulia Salomoni per Marx21.it

Una coalizione di media, compagnie di reti sociali e organizzazioni legate a contenuti 2.0 è stata creata nella cornice delle cosiddette "false notizie", nel tentativo di assimilare ogni espressione diversa dalla versione corporativa dell'informazione a una presunta campagna di disinformazione. Si tratta, piuttosto, di caccia alle streghe, di una riconversione di quelli che nel giornalismo vengono chiamati "i fatti" e della censura totalitaria a un click di distanza.

Ma guarda che sorpresa: i media corporativi sono i principali campioni della censura informativa. The New York Times, finanziato dai più ricchi di Wall Street, nelle ultime settimane è stato giudice e parte coinvolta nelle "fake news" (o "notizie false") allo scopo di avviare  un processo giudiziario contro diversi media che sono tacciati di essere "filo-russi", un mero capro espiatorio, e ogni dissidenza alla politica neoconservatrice (e degli alleati) promossa dall'apparato dell'attuale governo statunitense (di Obama, NdT).

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Dal relativismo alla sindrome da “fake news”

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newspaper reader Santa Cruz ArgentinaIntervista a Vladimiro Giacché, a cura di Zenit

da it.zenit.org

Chi per anni ha affermato che la verità non esiste, oggi invoca agenzie statali per intercettare le notizie non vere. Il parere di Vladimiro Giacché, autore de “La fabbrica del falso”

L’anno nuovo sembra essersi aperto con una sindrome che sta contagiando diversi ambienti, quella delle cosiddette “fake news”, le notizie false.

Il leader del M5S, Beppe Grillo, invoca la necessità di formare improbabili giurie popolari con il compito di controllare la veridicità delle notizie diffuse da stampa e tv. Facebook ha elaborato un software che avrebbe la capacità di segnalare agli utenti le notizie ritenute inattendibili. C’è poi chi, come il presidente dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella, propone un’agenzia statale di vigilanza.

Quest’ultima idea ha suscitato diverse critiche. Molti la paragonano a quegli uffici statali, tipici dei totalitarismi, che hanno il compito di controllare ogni pubblicazione e sequestrare quelle potenzialmente pericolose o esplicitamente ostili al potere. Altri ancora, più in vena letteraria, agitano l’accostamento con il ministero della Verità del libro 1984, di George Orwell.

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Bufale web, Azzariti: “È impensabile e pericoloso ipotizzare sanzioni”

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di Gaetano Azzariti
da ilfattoquotidiano.it

Il professor Gaetano Azzariti, costituzionalista de La Sapienza di Roma, vuol fare una premessa: “In questo dibattito sulle fake news si confondono tre diversi piani: la disinformazione, ovvero la propaganda, l’informazione falsa e il pensiero critico. Gli ultimi due sono già regolamentati: se si dà un’informazione falsa esistono sanzioni giuridiche. Il limite del rimedio giudiziario è che arriva tardi, ma c’è. Il pensiero critico deve essere salvaguardato e non può avere limitazioni perché fa parte della sfera delle libertà. In cui rientrano i reati d’opinione, che nel nostro ordinamento sono fin troppi e andrebbero sfrondati. Un caso emblematico è quello di Erri De Luca che sul Tav ha espresso un’opinione critica, discussa e pure discutibile. Ma la sua libertà di pensiero non poteva essere limitata: l’art. 21 della Carta garantisce un principio che sta alla basa della vita democratica”.

Il problema riguarda quindi la disinformazione.

È un terreno molto scivoloso, ma non si può pensare a sanzioni né pubbliche né private. Per una ragione semplice: qui non vale il rapporto vero-falso. La propaganda può essere becera, ma non si può multare. L’unico vero contrappeso è il pluralismo informativo.

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