Associazione Politico-Culturale Marx XXI

Quello che non può dirvi Greta Thunberg

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Greta Thunberg 5di Alessandro Pascale

Sul fenomeno politico di Greta Thunberg, visto il modo in cui i media insistono nell'informarci di ogni suo passo, mi sembra sia possibile fare un parallelo con la figura di Giovanna d'Arco: entrambe sono icone costruite ad arte da un'attenta campagna propagandistica in fine di mobilitare le masse verso determinati obiettivi. Perché? Una delle caratteristiche dell'homo sapiens è di adattarsi facilmente alla realtà; in natura si tende a ragionare in termini di individualità, o al limite di un gruppo sociale ristretto verso cui si è legati affettivamente e materialmente (la famiglia); l'essere umano non tende, nel suo stadio naturale primitivo, a ragionare in termini di collettività e totalità. È vero che l'essere umano può innalzarsi da questa condizione naturale di animalità, avendo la capacità di apprendere quelle che i greci chiamavano le téchne (tecniche), la più elevata delle quali per Protagora era la politica, ossia la tecnica utile a partecipare a governo della polis.

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Dal Pianeta Europa, è davvero tutto

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bceL'ultimo editoriale di Guido Salerno Aletta

C’è dell’eroismo misconosciuto nel comportamento degli Italiani, cittadini ed imprese, colpevolizzati e bistrattati ad ogni passo. E’ una sorta di cecità rispetto a quel che sta accadendo nel mondo, in Europa ed a casa nostra. Ad una realtà estremamente complessa, per via dei fenomeni divaricanti che la caratterizzano, seguono analisi parziali e ricette viziate da strabismo, se non schizofreniche.

Cominciamo dalla competitività internazionale dell’Italia. L’export continua a macinare record, arrivando nei primi dieci mesi dell’anno ad un attivo di oltre 43 miliardi di euro, che sale a 76 miliardi calcolandolo al netto della bolletta petrolifera. La posizione finanziaria netta (NIIP) è ormai in pareggio: non siamo più prenditori di capitali, ma esportatori, con ben esiguo profitto per la crescita interna. Investiamo all’estero da cui traiamo rendite consistenti con un saldo positivo anche per i redditi primari della bilancia dei pagamenti correnti.

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La “leva di Wallerstein”

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marx engels berlindi Daniele Burgio, Massimo Leoni, Roberto Sidoli

[il presente scritto è un estratto in anteprima del seguente libro in prossima pubblicazione online: 
Politica-struttura espressione concentrata dell’economia]

Un’altra verifica e un ulteriore stress-test riguardo alla teoria della politica-struttura e del fatto che una sezione della sfera politica si rivela costantemente “espressione concentrata dell’economia” consiste nell’esperienza concreta e plurisecolare del capitalismo, la quale dimostra instancabilmente come proprio a fini economici e materiali di classe “il controllo del potere statale (o la sua conquista, quando era necessario) sia stato l’obiettivo strategico fondamentale di tutti i principali attori nella scena politica, lungo l’intero arco del capitalismo” (Wallerstein).

Perché dunque risulta così importante, anche nelle formazioni economico-sociali capitalistiche contemporanee, “occupare” e controllare i gangli fondamentali del potere politico e degli apparati statali?

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70° della strage di operai modenesi

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1maggio1891riceviamo e volentieri pubblichiamo

di Norberto Natali

SIAMO L’EMILIA ROSSAAA...”

Sentii la canzone del titolo, le prime volte, quando non avevo ancora diciotto anni e mi suggestionò molto. Erano tempi tesi e cruciali e le sue note -in certe enormi manifestazioni nazionali- annunciavano l’arrivo dello spezzone degli emiliani e dei romagnoli (che non sono affatto secondari in questa storia). 

Ricordo una volta vicino piazza san Giovanni a Roma: davanti avanzava cantandola una specie di falange composta da centinaia e centinaia di compagne, fitte fitte, le quali all’epoca mi sembravano delle vecchiette ed oggi le troverei donne giovani e fiere. Camminavano e cantavano decise e provocavano uno strano effetto di dolcezza, sobrietà, fermezza e non incoraggiavano l’idea di “stuzzicarle” per vedere se e come potevano reagire. Dietro di loro le interminabili, massicce “delegazioni” di tutte le federazioni comuniste di quella regione.

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Lettera aperta ai compagni italiani

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cgt sciopero 2019riceviamo da Lorenzo Battisti

Cari compagni italiani,

siamo lavoratori italiani che vivono in Francia. Siamo militanti del sindacato di classe francese, CGT, la Confédération Générale du Travail.

Da oltre un mese, dal 5 Dicembre, ci sono mobilitazioni e scioperi contro la riforma delle pensioni del Governo Macron. Oltre un mese in cui i trasporti sono bloccati, in cui lavoratori dormono al fuoco dei copertoni nei depositi degli autobus, nelle centrali elettriche, nelle raffinerie, nei porti. Ma anche un mese in cui si sono mobilitati lavoratori che non lo avevano mai fatto prima: gli avvocati sono in sciopero, con il loro sindacato e sostenuti da tutto l’ordine; i lavoratori della cultura, che hanno bloccato i teatri e che si esibiscono gratuitamente in strada a sostegno del loro sciopero e di quello di tutti gli altri settori. Ma anche scuole, poste, ospedali, in mobilitazione da oltre un anno. O le lavoratrici a cottimo degli hotel, che scioperano da oltre sei mesi.

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