Associazione Politico-Culturale Marx XXI

Difendere l'articolo 18! Unire i comunisti e la sinistra!

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di Fosco Giannini, segreteria nazionale PdCI
 

articolo18Partiamo in modo insolito, per arrivare al punto. Domenica 18 marzo accompagno mia figlia (dieci anni e, purtroppo, tifosa competente e sfegatata dell’Inter) a Milano, per Inter-Atalanta. Prendiamo, da Ancona, il pulmann per lo stadio di San Siro. Mi aspetto quattro/cinque ore di discussioni sul calcio, su Milito, Ranieri, sulla Juve, sul Milan. Presuntuoso, mi preparo all’isolamento, mi attrezzo con libri e giornali. Invece, niente di tutto questo. Sin dalla partenza, a fianco dell’autista, si forma un gruppo di cinque/sei interisti. La discussione è sull’articolo 18, sull’attacco alle pensioni, sull’ICI sulla prima casa. Dopo mezz’ora il gruppo diventa di una ventina di persone, chi sedute, chi in piedi. Una piccola manifestazione politica. Durissimo, liquidatorio, il giudizio sul governo Monti. “Una vergogna”, viene giudicato il fatto di non aver messo la patrimoniale, di aver esentato i padroni. “ Paghiamo sempre noi”, dice l’autista. “ Ci vorrebbe uno sciopero di un mese”, afferma un tifoso salito a Pesaro, sciarpa neroazzurra attorno al collo, mani da operaio, da muratore...

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Germania ipocrita e opportunista

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di Mariano Leone per Marx21.it

merkelGli interventi della Merkel mi richiamano il detto dei preti nostrani: fate quel che dico ma non fate quel che faccio…

Il richiamo continuo e ripetuto alla sacralità del pareggio di bilancio fino al suicidio italiota di inserire nella nostra bella Costituzione la costrizione del pareggio di bilancio mi ricorda i moniti dei nostri preti di campagna: fate quello che dico ma non fate quello che faccio. Quello che viene intimato agli altri non vale per la Germania. Agli altri paesi vengono imposti tagli allo stato sociale da un paese che ha un livello di assistenza sociale fra i più elevati di Europa. Ma allora da dove nasce questa richiesta di austerità per gli altri?

La Germania ha affrontato con Kohl uno dei più grossi indebitamenti della storia per la riunificazione della Germania dell’Est. Anche ammettendo che questo sforzo possa esser stato assorbito nel tempo, più recentemente la Germania è intervenuta con l’indebitamento pubblico a salvare le sue aziende, fra le quali quelle automobilistiche, pur continuando ad avere una notevole spesa sociale.

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Libia: petrolio rosso sangue

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di Manlio Dinucci | da il Manifesto del 25 settembre 2012

libia ambasciata violenzaÈ uscito il secondo episodio di  «Humanitarian War», famosa fiction washingtoniana sulla Libia. Ecco il trailer: aiutati i libici a liberarsi dal feroce dittatore, i buoni, guidati dall’eroico Chris, continuano ad aiutarli con uguale disinteresse; ma i cattivi – i terroristi ancora annidati nel paese – uccidono Chris che «rischiava la vita per aiutare il popolo libico a costruire le fondamenta di una nuova e libera nazione» (Hillary Clinton) e, «fatto particolarmente tragico, lo uccidono a Bengasi, città che aveva aiutato a salvare» (Barack Obama);  il Presidente invia una «forza di sicurezza» in Libia, ma sono gli abitanti di Bengasi, scesi spontaneamente in piazza con cartelli inneggianti a Chris, a cacciare i cattivi dalle loro tane. 

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La sinistra italiana a un bivio. I due partiti comunisti scelgono opzioni diverse.

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da http://www.sinistra.ch/?p=2219

ay diliberia-300x221Pubblichiamo, come utile contributo alla discussione sulle prospettive dei comunisti, la riflessione dei nostri compagni svizzeri del Partito Comunista del Canton Ticino

Subito dopo la disfatta elettorale del 2008 i due principali partiti comunisti italiani, il Partito della Rifondazione Comunista (PRC, con circa 30mila iscritti) e il Partito dei Comunisti Italiani (PdCI, con circa 20mila iscritti), avevano dato avvio a un processo unitario: il rifiuto del primo partito di procedere a una fusione per costituire un nuovo e unificato partito marxista, come proposto dal PdCI, aveva reso possibile solo federare le due sigle, le quali mantenevano però la loro indipendenza e identità. Nasceva così la Federazione della Sinistra (FdS). 

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Sul 25° anniversario della guerra del golfo

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guerre golfeComunicato del Comitato No Guerra No NATO

Venticinque anni fa, nelle prime ore del 17 gennaio 1991, iniziava nel Golfo Persico l’operazione «Tempesta del deserto», la guerra contro l’Iraq che apriva la fase storica che stiamo vivendo.

Questa guerra, preparata e provocata da Washington con la politica del «divide et impera», veniva lanciata nel momento in cui, dopo il crollo del Muro di Berlino, stavano per dissolversi il Patto di Varsavia e la stessa Unione Sovietica. Approfittando della crisi del campo avversario, gli Stati Uniti rafforzavano con la guerra la loro presenza militare e influenza politica nell’area strategica del Golfo. 

La coalizione internazionale, formata da Washington, inviava nel Golfo una forza di 750 mila uomini, di cui il 70 per cento statunitensi, agli ordini di un generale Usa. Per 43 giorni, l’aviazione statunitense e alleata effettuava, con 2800 aerei, oltre 110 mila sortite, sganciando 250 mila bombe, tra cui quelle a grappolo che rilasciavano oltre 10 milioni di submunizioni. Partecipavano ai bombardamenti, insieme a quelle statunitensi, forze aeree e navali britanniche, francesi, italiane, greche, spagnole, portoghesi, belghe, olandesi, danesi, norvegesi e canadesi. Il 23 febbraio le truppe della coalizione, comprendenti oltre mezzo milione di soldati, lanciavano l’offensiva terrestre. Essa terminava il 28 febbraio con un «cessate-il-fuoco temporaneo» proclamato dal presidente Bush. 

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