Associazione Politico-Culturale Marx XXI

Vandali sotto bandiera Nato

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di Manlio Dinucci | da il Manifesto del 9 aprile 2012

siria insorti ak47Quando nel marzo 2001 due antiche statue di Buddha vennero distrutte in Afghanistan dai taleban, le immagini dell’atto vandalico fecero il giro del mondo, suscitando legittima indignazione. 

La cappa del silenzio politico-mediatico copre invece quanto avviene oggi in Siria. I siti archeologici vengono non solo danneggiati dalla guerra, ma saccheggiati soprattutto dai «ribelli» che, alla ricerca di gioielli e statuette, distruggono spesso altri preziosi reperti. Ad Apamea hanno asportato antichi mosaici e capitelli romani servendosi di bulldozer. Molti delle decine di musei sparsi in tutta la Siria, compreso quello di Homs, sono stati depredati di beni di inestimabile valore storico e culturale, tra cui una statua d’oro dell’8° secolo a.C. e vasellame del terzo millennio a.C. In due anni di guerra sono state cancellate testimonianze di millenni di storia. 

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E' l'imperialismo a minacciare la pace, non la Corea Popolare

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da www.vermelho.org.br | Traduzione di Marx21.it

corea-del-nord bandiereL'editoriale di “Vermelho”, portale web del Partito Comunista del Brasile (PCdoB), sugli sviluppi della situazione nella Penisola Coreana

Una scalata della tensione militare e dei pericoli di guerra si sta sviluppando già da diverse settimane nella Penisola Coreana. Sugli sviluppi della situazione, l'apparato mediatico al servizio dell'imperialismo si sta esercitando nelle arti di cui è più esperto: tergiversare, distorcere, disinformare e mentire.

I notiziari e gli editoriali vengono confezionati a partire da immagini e frasi selezionate e decontestualizzate, con il deliberato obiettivo di presentare la Repubblica Popolare Democratica della Corea (RPDC) – un paese socialista e rivoluzionario impegnato a costruire la sua economia e a consolidare il potere nazionale sulla base delle proprie forze e dell'esercizio della sua sovranità – come un regime “eccentrico”, “totalitario” e “minaccioso”.

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Commercio delle armi, trattato paravento dell’Onu

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di Manlio Dinucci | da il Manifesto

proiettili cassaDopo sette anni di travagliati sforzi, l’Assemblea generale delle Nazioni unite ha dato alla luce il Trattato sul commercio di armamenti. Scopo dichiarato è quello non di limitare le esportazioni e importazioni di armi «convenzionali», pesanti e leggere, ma di regolamentarle. Tra i principi su cui si basa il Trattato vi è infatti quello del «rispetto degli interessi legittimi degli stati di acquistare armi convenzionali per esercitare il diritto di autodifesa e per le operazioni di peacekeeping, e di produrre, esportare, importare e trasferire armi convenzionali». 

Le cento maggiori industrie belliche del mondo, 78 delle quali basate negli Stati uniti e nell’Europa occidentale, potranno così continuare ad aumentare le loro vendite, il cui valore annuo stimato si avvicina ai 500 miliardi di dollari.

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Siria: "Il rapporto della commissione d'inchiesta dell'Onu è unilaterale"

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Intervista di Silvia Cattori alla giornalista Anastasia Popova | da silviacattori.net
 
popovaLa giovane giornalista russa Anastasia Popova era totalmente sconosciuta all'opinione pubblica prima dell'uscita dello scioccante documentario che ha realizzato sulla Siria: "The Syrian Diary" (*); un buon film, sensibile, rigoroso, che dà voce a tutti quei siriani cittadini comuni che si dicono vittime dei gruppi armati e che contrasta nettamente con quanto riportato dai giornalisti occidentali impegnati a fianco degli insorti.
 
Anastasia Popova ha parlato della propria esperienza a Ginevra, dove è intervenuta a margine della 22° sessione del Consiglio dell'Onu per i diritti umani. Avendo saputo che a seguito della presentazione era stata invitata ad esprimersi davanti alla Commissione d'inchiesta dell'Onu a proposito della situazione in Siria, le abbiamo chiesto come si è sviluppato esattamente l'incontro.
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La guerra umanitaria

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di Andrea Catone

sirte-dopo-la-guerraPubblicato in Umano troppo disumano, n. 11 di Athanor Semiotica, Filosofia, Arte, Letteratura, n. 11, 2007-2008, a cura di Fabio De Leonardis e Augusto Ponzio, Meltemi, Roma, pp. 309-330

1. Un modo umano di fare la guerra

“Il termine guerra umanitaria fu coniato nel 1999 a ridosso dell'aggressione della Nato nei Balcani. […] Da allora altre guerre umanitarie sono scoppiate, mentre i rischi di monopolio dell'informazione e i tentativi di manipolarne i contenuti si stanno moltiplicando”. Vi potrebbe essere anche un celebre e tragico antecedente, che in alcune traduzioni suona come “guerra umanitaria”: è il discorso che Hitler pronuncia, trasmesso via radio in diretta negli USA, per annunciare l’invasione della Polonia il 1° settembre 1939, data che i libri di storia indicano come inizio della seconda guerra mondiale:

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