Associazione Politico-Culturale Marx XXI

16 giugno, la logistica si ferma

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16062017 scioperotrasportidi Marta FanaSimone Fana
da sbilanciamoci.info

Il 16 giugno i lavoratori della logistica e dei trasporti incroceranno le braccia a seguito dello sciopero nazionale indetto dai sindacati di base per il rinnovo del contratto. Ecco quale è la posta in gioco

Venerdì 16 giugno i lavoratori del settore logistica e trasporti incroceranno le braccia, a seguito dello sciopero nazionale indetto dai sindacati di base, in vista del rinnovo del contratto collettivo di riferimento. Una decisione che conferma l’alto tasso di conflittualità che attraversa l’intero comparto, investito negli ultimi anni da numerose vertenze che hanno riguardato grandi gruppi industriali come Coca Cola, TNT, GLS, Alitalia.

La logistica è diventato il motore di una nuova ondata di mobilitazioni che stanno ridisegnando il perimetro della lotta operaia, trasformando il quadro sindacale e l’intero assetto delle relazioni industriali. In questo contesto, si situano le rivendicazioni dei sindacati di base (Adl Cobas, Si Cobas, Cub, Sgb, Slai Cobas, Usi) che oggi confluiscono in una piattaforma per il rinnovo del CCNL. Tra le richieste avanzate al tavolo delle trattative vi è il riconoscimento del pluralismo della rappresentanza e del diritto a incidere sul sistema di nomina delle RSA e RSU a livello aziendale, nonché un ruolo di primo piano nella contrattazione nazionale.

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La corsa dei mercati al ribilanciamento

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wall street schermidi Demostenes Floros | da abo.net

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Diminuisce l'offerta globale di petrolio in conseguenza della riduzione delle estrazioni non-OPEC, mentre, l'andamento della domanda è stimato in crescita e arriva a un totale di 97.900.000 b/g. Sul fronte del gas invece la Germania richiama l'attenzione sull'indipendenza europea

A maggio, nonostante il Brent avesse aperto le contrattazioni a 51,42$/b per poi chiuderle a 51,05$/b, mentre il WTI le ha aperte a 48,71$/b e chiuse a 48,85$/b, il prezzi del petrolio hanno evidenziato una certa volatilità. Nel momento in cui scriviamo, il Brent sta prezzando a quota 49.16$/b, mentre il WTI a 47.12$/b. Il 4 maggio, sia il benchmark europeo e asiatico, sia il riferimento americano hanno toccato il minimo mensile, rispettivamente prezzando 48,26$/b e 45,76$/b sostanzialmente, a causa di due ragioni:

-In primo luogo, l’Energy Information Administration ha reso noto che le scorte di greggio USA sono diminuite di soli 930.000 barili nel corso dell’ultima settimana di aprile. In aggiunta, le scorte di benzine sono aumentate di 191.000 barili, oltrepassando del 10% il livello medio annuale segnato nel corso dell’ultimo decennio.

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L’Industria 4.0 rilancia la manifattura emiliana, non l’occupazione

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fabbrica catenadimontaggioda Contropiano.org

Scriveva qualche mese fa l’Huffington Post: “Il piano Industria 4.0, fortemente voluto da Confindustria e promosso dal governo, potrebbe rappresentare una grande opportunità per rilanciare l’industria manifatturiera nazionale. Puntando sull’innovazione tecnologica, il piano identifica 9 aree tecnologiche coinvolte nell’automazione industriale e introduce agevolazioni fiscali per le aziende che investono in produzione additiva, robotica industriale, integrazioni verticali e orizzontali, big data, cyber sicurezza, cloud, internet delle cose, simulazione e realtà aumentata. Per una nazione che vive di piccole e medie imprese manifatturiere, le aggregazioni tra imprese per aumentare la dimensione aziendale, l’ammodernamento delle linee di produzione, e le innovazioni tecnologiche, saranno i principali fattori di rilancio competitivo. La diminuzione del carico fiscale su imprese e lavoro, sarà decisiva e dovrà tornare a essere il primo obiettivo del governo italiano.”

Questo il piano su cui si basa l’Italia per il rilancio dell’economia, che vedrà in 5 anni il taglio di 1 milione di posti di lavoro, e che dovrebbe massimizzare la produttività e i profitti. D’altronde, come già si ricordava in questo giornale, un robot fa lo stesso lavoro rispetto ad un essere umano, col vantaggio di essere più preciso, più veloce, più silenzioso, e con meno (zero) bisogni sociali da soddisfare.

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Gli Stati Uniti in Africa giocano con il fuoco

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usa soldati africadi Carlos Lopes Pereira
da avante.pt

Traduzione di Marx21.it

L'amministrazione Trump sta aumentando l'ingerenza degli Stati Uniti in Africa, con una maggiore presenza militare e più azioni di guerra.

La recente visita del segretario della Difesa a Gibuti, dove è collocata la principale base militare degli USA in Africa, conferma il rafforzamento dell'interventismo statunitense.

Il generale James Mattis ha concluso a Gibuti la visita nei paesi del Medio Oriente e dell'Africa – Arabia Saudita, Egitto, Israele e Qatar – tutti questi fedeli alleati di Washington, sia in guerre passate, come l'invasione dell'Iraq e la distruzione della Libia, che attuali, come le aggressioni alla Siria e alla Yemen.

Lo scopo del viaggio, secondo il Pentagono, è stato quello di ribadire “alleanze militari fondamentali” per gli Stati Uniti, consolidare i legami con “partners strategici” e discutere della cooperazione per frenare le “attività di destabilizzazione” e sconfiggere “organizzazioni estremiste e terroristiche”.

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