Associazione Politico-Culturale Marx XXI

Dalle Ceneri del Referendum

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Schede referendumCollettivo Studentesco Roma Nord

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

A tre mesi dall’esito del referendum costituzionale, come collettivo abbiamo pensato di pubblicare la sintesi delle nostre conclusioni sull’argomento e la nostra prospettiva di sinistra unita. Buona lettura.

La riforma costituzionale risulta essere chiaro esempio di attacco alla sovranità popolare. Questo sovvertimento istituzionale è stato fortemente chiesto dall’Europa e appoggiato dagli USA per permettere alle grandi banche di affari (JP Morgan ; Goldman Sachs etc) e ai poteri forti neoliberisti di adattare la nostra politica nazionale ai loro standard di mercato. Tutta la riforma era un progetto per rafforzare il governo centrale a scapito del parlamento e delle autonomie locali: il popolo avrebbe avuto sempre meno rappresentanza anche perché sarebbe venuta meno l’elezione diretta dei senatori. La riforma è stata chiaramente voluta dal governo e dall’Unione Europea per portare avanti con maggiore facilità politiche utili ai poteri economici (come le grandi banche e le multinazionali dell’UE e degli USA) e a sfavore dei lavoratori e della scuola pubblica.

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Il 25 Aprile a Milano

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milano 25apriledi Comitato contro la guerra Milano

Riceviamo dal Comitato contro la guerra Milano

Partiti dalla “base” per la manifestazione del 25 aprile, con lo spezzone della Brigata Immortale, siamo giunti alle 13.15 circa in Palestro. Lì abbiamo posto gli striscioni a terra per indicare lo spazio della Brigata. Alle nostre spalle, in cima a un camion, campeggiava la scritta “NO ONE IS ILLEGAL”, questa è la “parola d’ordine” (oggi si dice “claim”) sulla quale sarà bene riflettere, per poi aprire una discussione con “realtà” come “Cantiere” o “Partigiani in ogni quartiere” che l’hanno fatta propria.

Alle 16 circa il corteo si incammina, una ventina di “sentinelli” passano sulla nostra sinistra scortati dalla Digos, diretti verso la testa del corteo, lì troveranno spazio tra coloro che sono più politicamente vicini, come i “patrioti europei”, tra i quali pare ci fosse qualcuno incoraggiato magari con una mancia…

All’interno della manifestazione ci sono pezzi di partiti organizzati con un kit o con magliette come quella che, in modo un po’ ruffiano ed offensivo, riporta la scritta “Bella ciao”.

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La Giornata della Vittoria a Donetsk

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9 Maggio 2017, Repubblica popolare di Donetsk. Parata militare e Reggimento immortale in occasione della Giornata della Vittoria. Video di Eliseo Bertolasi.

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Filippine, il "Piano Goldberg" tra sinistra imperiale e manovalanza ISIS

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duterte filippine bandieradi Diego Angelo Bertozzi per Marx21.it

La presidenza di Duterte nelle Filippine, soprattutto da quando ha intrapreso un percorso di riavvicinamento a Pechino (e in parte a Mosca) qualche preoccupazione a Washington la alimenta senza dubbio: un'eccessiva indipendenza di un Paese strategico in acque "surriscaldate" come quelle del Mar cinese meridionale, rischia di minare l'intera strategia che supporta il "Pivot to Asia". Per dirla come George Friedman, le Filippine rappresentano il “Paese più critico per gli equilibri di potere nel Pacifico” perché offrirebbe a Pechino – in apprensione per una possibile strategia di “blocco economico” - un alleato indispensabile per uscire dalle strozzature del Mar cinese meridionale e ottenere l’accesso agli oceani globali. [1]

Per questo sulle rive del Potomac non poteva essere trascurata la possibilità di "facilitare" un cambio della guardia a Manila, non scartando l’ipotesi di ricorso ad un’operazione di “regime change”, sfruttando le solide basi e i punti di forza che Washington si è costruito nell’arcipelago: si pensi alla rivista Foreign Policy che ha minacciosamente ricordato a Duterte come l'esercito filippino abbia alle spalle “decenni di cooperazione con gli Stati Uniti sia stato costruito su immagine e somiglianza di quello statunitense”, e come la stessa "società civile" filippina sia storicamente influenzata dal modello statunitense e “gran parte filo-statunitense” [2].

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71° della Repubblica: poco da festeggiare, molto da lottare

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di Angelo d’Orsi
da temi.repubblica.it

C’è poco da festeggiare, verrebbe, banalmente, da dire, secondo una formula a cui troppo spesso facciamo ricorso, nel pubblico e nel privato, davanti alle ricorrenze temporali, ai compleanni, specialmente. E questo 71° della Repubblica ci coglie smarriti, scoraggiati, tentati dalla voglia di “salire sugli alberi”, come il protagonista del Barone rampante di Italo Calvino, anche se la tentazione del disimpegno viene allontanata, ma con gran pena, perché sempre più spesso si ha l’impressione che questo Paese non abbia vera speranza di uscire dalla via melmosa in cui si dibatte. 

Certo, abbiamo avuto uno straordinario momento di mobilitazione popolare, di partecipazione civile, di lavoro collettivo per un grande obiettivo politico, che si può sintetizzare nella salvezza stessa della Repubblica, con il referendum del 4 dicembre in difesa degli assetti istituzionali, a cominciare da quel baluardo che è la Carta Costituzionale. Eppure, v’è da essere amaramente disillusi quando si guarda all’esito di quell’azione corale, fondata sul lavoro di decine di migliaia di persone, che generosamente si sono buttate nella mischia, sacrificando tempo energie denaro, in nome della tutela di un interesse generale, di un vero “bene comune”. 

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