Niente di nuovo sul fronte kosovaro

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Il dibattito sul Kosovo al Consiglio di sicurezza dell’ONU ha dimostrato che su questo problema rimangono profonde le divergenze fra le maggiori potenze mondiali.
La mancanza di stabilita’ nella regione da fiato alle forze estremiste.
Il generale tedesco Erhard Buhler, oggi alla guida di KFOR, ha già annunciato la riduzione del contingente di pace.
Il dibattito e’ stato vivace, ma senza risultato.
I rappresentanti dei paesi occidentali che controllano l’attività delle missioni ONU, UE e KFOR non hanno voluto rispondere a nessuna delle domande avanzate dal ministro degli esteri serbo, Vuk Eremic, sostenute dal rappresentante permanente della Russia Vitali Ciurkin.
Sulle responsabilità dell’assalto kosovaro alle comunità serbe e sui reati di cui sono imputati i vertici di Pristina, l’Occidente ha preferito il silenzio e bloccare la bozza di documento presentata dalla Russia.
Il capo della diplomazia kosovara in omaggio ad un’antica tradizione ha accusato la Serbia di tutti i mali.
Vitali Ciurkin ha detto in questo proposito che il Kosovo porta avanti una politica di provocazione permanente.
Le prospettive sono incerte e pessimistiche.
Dice l’esperto Aleksandr Karasev:
"La Serbia non riconoscerà mai l’indipendenza del Kosovo, nonostante che la sua leadership tenti di emarginare continuamente la minoranza serba. I rapporti fra le due comunità si trovano in un vicolo cieco."
Sono peggiorati i rapporti fra Belgrado e UE dopo il miglioramento intervenuto in seguito alla consegna del generale Mladic al Tribunale dell’Aia.
Le continue pressioni sulla Serbia possono avere delle conseguenze negative per tutto l’Occidente. Di fatto, viene impedita l’integrazione nell’Unione Europea di tutta la regione balcanica.
Una soluzione potrebbe passare per l’ingresso della Serbia nell’UE insieme al Kosovo, ma le recenti dichiarazioni di Angela Merkel che avrebbe imposto a Belgrado di porre fine ad ogni forma di solidarietà’ con i serbi kosovari non fanno escludere che la via d’uscita sia a portata di mano.
Intanto da Pristina si annunciano nuove provocazioni.