La pace di Cartagena con le Farc

La pace di Cartagena con le Farc

di Geraldina Colotti

Firmato ieri lo storico accordo che mette la parola fine a 52 anni di conflitto armato. Nella città caraibica 2.500 invitati, tra delegazioni Onu, ministri di 40 paesi, ex guerriglieri e vittime della violenza, per la celebrazione del patto tra…

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“Il mio popolo resiste perché vuole vivere”

“Il mio popolo resiste perché vuole vivere”

da Avante.pt

Intervista a Fayez Badawi, portavoce per l’Europa del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP)

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L’attacco degli Usa è stato intenzionale

L’attacco degli Usa è stato intenzionale

da PandoraTV

Il presidente siriano Bashar al-Assad commenta gli attacchi aerei su Deir ez-Zor, costati la vita a 62 soldati dell’esercito siriano e accusa gli Usa di rafforzare i terroristi

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I comunisti portoghesi sulla situazione internazionale

I comunisti portoghesi sulla situazione internazionale

da pcp.pt

Dal comunicato del Comitato Centrale del Partito Comunista Portoghese (PCP) del 17 e 18 settembre 2016

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Associazione Politico-Culturale Marx XXI

La pace di Cartagena con le Farc

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colombia aperturadi Geraldina Colotti
da ilmanifesto.info

Firmato ieri lo storico accordo che mette la parola fine a 52 anni di conflitto armato. Nella città caraibica 2.500 invitati, tra delegazioni Onu, ministri di 40 paesi, ex guerriglieri e vittime della violenza, per la celebrazione del patto tra il presidente Santos e il più longevo gruppo armato dell’America Latina, con Cuba come mediatore.

Un’altra Colombia è possibile? La domanda è risuonata con forza, ieri, a Cartagena de Indias. Come abbiamo anticipato sul nostro sito, la città caraibica ha ospitato una storica iniziativa, la firma degli accordi di pace tra il governo di Manuel Santos e la guerriglia marxista delle Forze armate rivoluzionarie colombiane (Farc). Una cerimonia breve (70 minuti, iniziata alle 17 ora locali), ma di portata internazionale: 2.500 gli invitati, tra i quali i leader o ministri degli Esteri di una quarantina di paesi e una decina di rappresentanti di organismi multilaterali, e poi parlamentari, magistrati, 400 vittime delle violenze degli ultimi anni, 120 membri delle Farc, industriali, sindacalisti, militari.

Al centro, la delegazione cubana, guidata dal presidente Raul Castro, che ha ospitato all’Avana i negoziati, durati quasi quattro anni. Un risultato ottenuto grazie alla diplomazia di pace inaugurata dallo scomparso presidente del Venezuela Hugo Chavez e proseguita con l’attuale, Nicolas Maduro.

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“Il mio popolo resiste perché vuole vivere”

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badawiIntervista a Fayez Badawi, portavoce per l’Europa del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP)

a cura di Gustavo Carneiro | da avante.pt

Traduzione di Marx21.it

Fayed Badawi è il portavoce ufficiale per l’Europa del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. In un’intervista concessa ad Avante!, ha sottolineato che solo l’unità delle forze della sinistra palestinese ed araba e l’intensificazione della resistenza popolare potranno porre fine all’occupazione israeliana e conquistare l’indipendenza della loro patria e l’emancipazione del proprio popolo. Da molto tempo Fayez Badawi partecipa alla Festa di Avante! in qualità di rappresentante del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), ma è la prima volta che è responsabile di un proprio padiglione nello Spazio Internazionale, che ha permesso a lui e ai compagni che lo accompagnavano, di contattare migliaia di persone.

Come valuta il FPLP l’attuale situazione dell’occupazione sionista della Palestina?

Prima di iniziare a rispondere a questa domanda, mi farebbe piacere inviare un saluto al popolo portoghese per la sua costante solidarietà con la Palestina e, attraverso il Partito Comunista Portoghese, un partito fratello, vorrei manifestare il mio affetto e il sostegno a questo grande popolo, il popolo di Aprile.

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L’attacco degli Usa è stato intenzionale

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Il presidente siriano Bashar al-Assad commenta gli attacchi aerei su Deir ez-Zor, costati la vita a 62 soldati dell’esercito siriano e accusa gli Usa di rafforzare i terroristi.

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I comunisti portoghesi sulla situazione internazionale

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pcp bandiera closeupDal comunicato del Comitato Centrale del Partito Comunista Portoghese (PCP) del 17 e 18 settembre 2016

da pcp.pt | Traduzione di Marx21.it

Situazione internazionale: instabilità e incertezza, resistenza e lotta

L’evoluzione più recente della situazione internazionale conferma il quadro di grande instabilità e incertezza che ha come tratto caratterizzante, oltre all’aggravamento della crisi strutturale del capitalismo, alla persistenza della crisi ciclica scatenata nel 2007/2008 negli USA e ai nuovi e grandi sviluppi dell’offensiva di sfruttamento e aggressiva dell’imperialismo, una forte resistenza dei lavoratori e dei popoli con lotte di grande importanza e significato in tutti i continenti.

La risposta del grande capitale alla situazione nell’Unione Europea, e in particolare le conseguenze del referendum sull’uscita della Gran Bretagna, confermano la fuga in avanti con l’imposizione di un direttorio delle grandi potenze guidato dalla Germania e di cui fanno parte Francia e Italia, manifestata nel corso di un insolito “vertice” di questi tre paesi su una portaerei italiana, nel tour della Merkel nell’Est dell’Europa e nelle nuove dichiarazioni di alti responsabili dell’UE in merito alla creazione di un “esercito europeo”. Tuttavia, le difficoltà e contraddizioni evidenziate tra Stati Uniti e grandi potenze dell’UE attorno alla firma del TTIP rappresentano un incentivo al proseguimento della lotta perché questo pericoloso progetto di dominazione sia definitivamente sconfitto.

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Il tramonto del Dalai Lama

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di Gianni Cadoppi
lacrescitafelice.blogspot.it
facebook.com/CinalaCrescitaFelice

Riceviamo da Gianni Cadoppi e volentieri pubblichiamo

Snobbato accuratamente dai governanti francesi, mentre Papa Francesco si è rifiutato di invitarlo ad Assisi, il Dalai Lama ormai non è più di moda. Pesa in particolare il mancato invito ad Assisi per l’iniziativa ‘Sete di Pace’ promossa dalla Comunità di Sant’Egidio che vede la partecipazione di 400 leader religiosi di ogni fede. Il pio monaco calzato Gucci invece preferirebbe dialogare con l’ISIS da quanto si apprende dalla stampa e magari scomunicare, nella sua infinita bontà, qualche altra setta buddista. 

Gode però ancora delle simpatie della “Sinistra Imperiale”, infatti Martin Schulz, presidente del Parlamento Europeo, lo ha ricevuto. Schultz è anche noto per aver fatto visita ai nazisti di Piazza Maidan e di avere visto solo bandiere europeiste senza vedere le svastiche. Occorre ricordare che in Europa tra i maggiori sostenitori della secessione tibetana troviamo i verdi tedeschi ed alta è stata la partecipazione alla causa tibetana dei circoli “alternativi” della Germania, magari neoconvertiti al buddismo. Un ex segretario del Dalai Lama è diventato assistente della parlamentare verde Petra Kelly e poi della Heinrich Boell Foundation dei Grune ed è allo stesso tempo corrispondente speciale di Radio Free Asia finanziata dalla CIA. 

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“Il voto a Mosca. Stabilità, ma con problemi”

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L’editoriale di Giulietto Chiesa da Mosca analizza la tornata elettorale per la composizione della Duma. Il partito Russia Unita del presidente Putin ha vinto, anzi stravinto, dando un segno di stabilità, ma ci sono anche stati dei problemi.

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I comunisti russi commentano l’intervento di Obama all’Assemblea Generale dell’ONU

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obama onu 2016RIA Novosti ria.ru

Traduzione dal russo di Mauro Gemma

 “Gli Stati Uniti stanno cercando di infangare la Russia, ma in questo momento per loro è sempre più difficile farlo”, ha dichiarato il membro del presidium del Partito Comunista della Federazione Russa, Leonid Kalashnikov, commentando l’intervento del presidente americano Barack Obama all’Assemblea Generale dell’ONU.

Obama, intervenendo all’Assemblea, ha messo in guardia la Russia “dall’ingerirsi negli affari dei paesi vicini”, e ha aggiunto che essa “sta cercando di riaffermare il proprio splendore con la forza”.

“Stanno cercando di coprire la Russia di vernice nera, ma sembrerebbe che, se un tempo erano in grado di farlo, ora gli risulta sempre più difficile, perché i dirigenti degli altri Stati, che siedono nell’Assemblea Generale, comprendono dove sta il bianco e dove il nero”, ha dichiarato a RIA Novosti Kalashnikov, che ha ricoperto l’incarico di primo vicepresidente della commissione per gli affari esteri nella sesta legislatura della Duma di Stato.

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Attacco Usa contro le truppe siriane: il racconto delle vittime

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Sabato 17 settembre, a soli cinque giorni dall’accordo tra Russia e Usa sulla tregua in Siria, due caccia F-16 jet e due aerei di supporto A-10 della coalizione occidentale hanno lanciato quattro attacchi aerei contro le postazioni dell’esercito siriano nella montagna di Al-Tharda. Sessantadue le vittime tra i soldati siriani. Oltre 100 i feriti. La zona è ora sotto il controllo dello Stato Islamico.

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Discorso pronunciato da Raùl Castro Ruz al XVII Vertice del Movimento dei Paesi Non Allineati

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raulcastro maduroDiscorso pronunciato dal Generale di Esercito Raúl Castro Ruz, Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba e Presidente del Consiglio di Stato e dei Ministri, al XVII Vertice del Movimento dei Paesi Non Allineati Isola Margherita, Venezuela.

17 settembre 2016, “Anno 58 della Rivoluzione”

Stimato compagno Nicolás Maduro Moros, Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela;
Capi di Stato e di Governo;
Stimati Ministri, delegati e invitati;
Signore e Signori:

Siamo 120 Stati Non Allineati e contiamo, oltre che sui Principi di Bandung, sulla Dichiarazione riguardante i Propositi, i Principi e il Ruolo del Movimento dei Paesi non Allineati nella  Congiuntura Attuale, approvata nel XIV Vertice de L’Avana. Non può essere sottovalutata la nostra enorme forza quanto agiamo in modo concordato.

Nel Vertice del 2006, respingemmo i tentativi di “cambio di regime” e ci siamo appellati a garantire che ogni paese si astenesse dal ricorrere all’aggressione e all’uso della forza.

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Il 17° Vertice del Movimento dei Paesi Non Allineati (MNOAL)

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MNOALa cura della redazione di Resistência

Traduzione di Marx21.it

Alla chiusura del 17° Vertice, i Non Allineati difendono la pace e la ricostruzione delle Nazioni Unite

E’ finito con successo nell’Isola Margherita, in Venezuela, il 17° Vertice del Movimento dei Paesi Non Allineati (MNOAL), nel corso del quale l’Iran ha passato la presidenza, che sarà esercitata nei prossimi tre anni, alla Repubblica Bolivariana del Venezuela. L’incontro ha approvato la Dichiarazione di Margarita, che ha tra i suoi scopi fondamentali accelerare i processi di rifondazione del sistema dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU). Il presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolas Maduro, ha affermato che l’obiettivo del movimento è ottenere la democratizzazione del sistema e la trasformazione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

Il documento comprende 11 linee di azione. La prima è accelerare i processi di cambiamento in seno all’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), espandendo i sistemi di direzione dei popoli del Movimento dei Non Allineati, e facendo in modo che i cambiamenti  avvengano nel senso della rifondazione e non solo della trasformazione.

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L’umanitario funzionale al potere

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distribuzione risodi Mostafa El Ayoubi | da nigrizia.it

La guerra e l’umanitario idealmente sono due realtà che si contrappongono: la guerra provoca disastri umani e ambientali; l’umanitario, invece, soccorre le vittime e promuove i diritti. Ma nella prassi le due dottrine sono spesso interconnesse e convergono, delle volte, verso lo stesso obiettivo: quello di essere al servizio degli interessi delle grandi potenze mondiali. Si fa la guerra in nome dell’umanitario. 

Il diritto all’ingerenza umanitaria è evocato quando è funzionale agli interessi dei Paesi dominanti del pianeta. In caso contrario è il diritto alla sovranità e, quindi, alla non ingerenza che viene sbandierato: ingerenza umanitaria in Libia nel 2011, non ingerenza nel caso della guerra condotta, a partire dall’aprile 2015, dall’Arabia Saudita contro lo Yemen.

Le organizzazioni non governative umanitarie – al di là dell’onestà e della generosità di chi vi milita dal basso e sul campo – nelle loro attività si muovono all’interno del perimetro che delinea gli interessi geopolitici/strategici dei paesi potenti. Molti di questi organismi sono legati in un modo o nell’altro ai governi occidentali che, direttamente o indirettamente, li finanziano. Save the Children, ad esempio, riceve fondi dalla discutibile Usaid (U.S. Agency for International Development), una ong legata al congresso americano.

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Le esplosive mail di Hillary Clinton

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clinton blackberrydi Manlio Dinucci
da il manifesto, 20 settembre 2016

Ogni tanto, per fare un po’ di «pulizia morale» a scopo politico-mediatico, l’Occidente tira fuori qualche scheletro dall’armadio. Una commissione del parlamento britannico ha criticato David Cameron per l’intervento militare in Libia quando era premier nel 2011: non lo ha però criticato per la guerra di aggressione che ha demolito uno stato sovrano, ma perché è stata lanciata senza una adeguata «intelligence» né un piano per la «ricostruzione».

Lo stesso ha fatto il presidente Obama quando, lo scorso aprile, ha dichiarato di aver commesso sulla Libia il «peggiore errore», non per averla demolita con le forze Nato sotto comando Usa, ma per non aver pianificato the day after. Obama ha ribadito contemporaneamente il suo appoggio a Hillary Clinton, oggi candidata alla presidenza: la stessa che, in veste di segretaria di stato, convinse Obama ad autorizzare una operazione coperta in Libia (compreso l’invio di forze speciali e l’armamento di gruppi terroristi) in preparazione dell’attacco aeronavale Usa/Nato.

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“Cina. Da sabbia informe a potenza globale”

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di Gianni Scravaglieri*

Riceviamo e pubblichiamo una recensione dello studioso Gianni Scravaglieri al libro di Diego Angelo Bertozzi

Nel suo libro - “Cina. Da sabbia informe a potenza globale” (Imprimatur editore) - Diego Bertozzi si affianca al lettore e lo accompagna nella complessità della storia cinese degli ultimi centocinquanta anni. Dalla Cina della dinastia mancese dei Qing, attraversando tutto il tribolato Ventesimo secolo, tra ideali costituzionali e guerra tra bande, tra vittorie e fallimenti, rivoluzioni contadine e guerre antimperialiste, tra movimenti di indipendenza nazionale e dura realtà della guerra fredda, tra molte riforme ma non quelle politiche, tra miracoli economici e profonde contraddizioni, fino alla Cina odierna, governata dal Partito comunista di Xi Jinping. Lo fa in un modo documentato, ma scorrevole. Le pagine sono ricche di riferimenti e di coordinate storiche, ma quello che cattura il lettore è l’andamento del racconto, che fin dalle prime pagine è inteso come una utile e necessaria preparazione alla comprensione dell’attualità internazionale e della Cina di oggi.

Un libro che è scritto per noi, per capire il futuro che abbiamo davanti. Un libro che aiuta a intravedere piccoli e preziosi sprazzi di verità dietro la cortina fumogena della disinformazione. Siamo in guerra, questo si intuisce fin da subito. In pratica lo siamo da sempre. Certamente dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. La storia non è finita, come si era pensato dopo l’implosione dell’URSS all’inizio degli anni Novanta. Il modello americano non ha vinto, non poteva vincere. Il mondo è troppo grande, troppo complesso per essere governato da una sola Super Potenza. Ora le potenze sono più di una, la Cina fa parte del gruppo e non si tirerà indietro, né altri possono immaginare di poterla rigettare in un angolo, a partire dal Mar cinese meridionale.

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Il socialismo è il futuro

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MlulekiDlelangaIntervista a Mluleki Dlelanga, segretario nazionale della Young Communist League del Sudafrica

a cura di Carlos Lopes Pereira | da avante.pt

Traduzione di Marx21.it

La rivoluzione nazionale democratica in Sudafrica avanzerà e il paese continuerà a seguire un orientamento progressista. Mluleki Dlelanga, segretario nazionale della Young Communist League (YCL), l’organizzazione della gioventù del Partito Comunista Sudafricano (SACP), difende il rafforzamento dell’unità dei comunisti e delle altre forze progressiste impegnate nel processo rivoluzionario.

Come si configura la situazione in Sudafrica, per quanto riguarda le trasformazioni sociali dopo la fine dell’apartheid,  a beneficio dei lavoratori e del popolo?

La domanda è interessante ed è stata posta nelle due riunioni del SACP, in cui si è proceduto ad analisi a tutto campo, facendo un bilancio degli ultimi 10 anni e guardando avanti per i prossimi 10.

Insieme con l’ANC (Congresso Nazionale Africano) e la COSATU (Congresso delle Unioni dei Sindacati Sudafricani), il SACP ha giocato un ruolo fondamentale nel rovesciamento del regime dell’apartheid, brutale e oppressivo.

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Che cosa hanno da proporre gli Stati Uniti all’America Latina

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usa aquila americalatinadi Emir Sader* | da alainet.org

Traduzione di Marx21.it

Dopo avere dovuto presentare la faccia buona durante il periodo del loro isolamento in America del Sud, gli Stati Uniti ritrovano ora nuovi interlocutori privilegiati della loro politica, specialmente in Argentina e in Brasile (non importa se, in questo caso, attraverso un golpe). E che cosa hanno da proporre gli USA al continente?

Sappiamo già che è stato poco o nulla, dalla situazione dei paesi che hanno Trattati di Libero Commercio con gli Stati Uniti. Il caso del Messico è esemplare, perché ci sono più di due decenni di scambi privilegiati con Washington, di rapporti carnali con l’Impero. Il bilancio di 20 anni del Trattato è spaventoso e spiega, in larga misura, perché il Messico è un disastro sociale e pure politico.

In effetti, gli USA non hanno nulla da offrire. Hanno un modello economico, adottato in Messico, tra gli altri paesi, che è già fallito in America Latina, in paesi come Brasile, Argentina, Venezuela, Uruguay, Bolivia, Ecuador, e altri. Che giustamente, per questo motivo, hanno deciso di cambiare tale modello e sostituirlo con un altro, alternativo al neoliberismo.

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Contro il mantenimento della messa al bando del Partito Comunista di Germania (KPD)

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dkp manifestoComunicato del Partito Comunista Tedesco (DKP) | solidnet.org

Traduzione di Marx21.it

Il 10 settembre, 250 militanti e amici del Partito Comunista Tedesco (DKP) hanno manifestato a Karlsruhe, sede della Corte Costituzionale Federale, e hanno chiesto di revocare la messa al bando del Partito Comunista di Germania (KPD). 60 anni fa, la Corte Costituzionale mise al bando il KPD perché aveva organizzato la resistenza contro la rimilitarizzazione della Repubblica Federale prevista dal cancelliere Konrad Adenauer. Alla manifestazione, la parlamentare Karin Binder (“Die Linke”) ha chiesto di revocare il divieto del KPD. Un rappresentante del perseguitato Partito Comunista di Ucraina (KPU) ha partecipato alla dimostrazione.

Alla manifestazione e all’incontro che ne è seguito, un giurista, rappresentanti del DKP ed ex funzionari del KPD hanno chiarito che il bando era in contraddizione con la Legge Fondamentale della Germania Federale. Il presidente del DKP, Patrik Köbele, ha dichiarato nel corso della manifestazione: “Viviamo in uno stato fuori legge”. Il termine “stato fuori legge” (Unrechtsstaat https://en.wikipedia.org/wiki/Unrechtsstaat) è usato dalla propaganda borghese per calunniare la socialista Repubblica Democratica Tedesca. Köbele ha affermato che la corte non mise fuori legge il KPD per veri reati, ma per la sua resistenza alla rimilitarizzazione. Il vice presidente del DKP, Hans-Peter Brenner ha evidenziato il fatto che la corte non solo mise fuori legge l’organizzazione dei comunisti, ma pure la concezione del mondo dei comunisti: il Marxismo-Leninismo.

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I miliziani di Misurata che l’Italia va a curare sono criminali di guerra

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isis 141114170103di Marinella Correggia | da ilmanifesto.info

Libia. L'operazione italiana Ippocrate aprirà un ospedale militare per curare i feriti delle Brigate di Misurata, responsabili di abusi e violenze fin dal 2011

Chissà cosa pensano dell’«operazione Ippocrate» i libici di Tawergha. Cinque anni fa, i 40mila cittadini di pelle nera che popolavano questa città furono oggetto di pulizia etnica: parecchi uccisi e imprigionati, tutti gli altri deportati in massa proprio dalle milizie dichiaratamente razziste di Misurata che l’Italia va a soccorrere. In effetti dei molti gruppi armati libici ai quali l’operazione Nato «Unified Protector» nel 2011 fece da forza aerea, le Misrata Brigates – decine di migliaia di combattenti, già parte essenziale della compagine islamista Fajr sostenuta dal Qatar – sono forse il peggio. Altro che gli «eroi in ciabatte», prima protagonisti della «rivoluzione» libica nel 2011, poi della «lotta contro Daesh a Sirte» nel 2016.

Dall’agosto 2011 Tawergha, in fondo un simbolo della «nuova Libia», è una città fantasma e semidistrutta. Gli abitanti fuggirono in massa mentre i «ribelli» vittoriosi uccidevano molti di loro, ne imprigionavano altri – accusandoli di stupri senza prove e chiamandoli mercenari – e davano fuoco alle case, con il pubblico consenso dell’appena insediato primo ministro libico Mahmoud Jibril, capo del Consiglio nazionale di transizione (Cnt). I fuggiaschi si rifugiarono nel sud della Libia e in campi profughi sparsi in diverse città oppure si spostarono in Tunisia ed Egitto. Da allora hanno condotto una vita grama.

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Il Dalai Lama non è il benvenuto

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dalailama stoplyingdi Francesco Maringiò
da ilpartitocomunistaitaliano.it

L’immagine di Martin Schulz, che accoglie al Parlamento Europeo il Dalai Lama, ci rende una chiara istantanea del livello di ingerenza che l’Unione Europea esercita nei confronti della Repubblica Popolare Cinese.

Solo pochi mesi fa le istituzioni dell’Ue si erano duramente opposte al riconoscimento dello status di ‘economia di mercato’ per Pechino.

È una pressione (politica, economica) continua, quella che le istituzioni dell’Unione conducono nei confronti della Cina., esse non si fanno scrupoli nel servirsi di personaggi apertamente reazionari. Il Dalai Lama è uno di questi: non solo per il suo passato (come hanno rivelato gli “investigative reporters della Sueddeutsche Zeitung” è stato per una lunga fase uomo legato alla Cia, che addestrava a finanziava la guerriglia tibetana in funziona anticinese) ma anche per le sue recenti prese di posizione, come quelle contro gli immigrati che giungono in Europa (alla Frankfurter Allgemeine Zeitung a giugno scorso ha dichiarato: «sono diventati troppi. L’Europa e la Germania non possono diventare arabe. La Germania è la Germania») o alla luce dell’incontro – a margine del discorso a Strasburgo – che ha avuto con Borghezio, il cui pedigree politico è fatto da ambienti monarchici ed estrema destra.

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Milosevic e l’attualità

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milosevic tribunaledi Jorge Cadima | da “Avante!”, Settimanale del Partito Comunista Portoghese

Traduzione di Marx21.it

Slobodan Milosevic moriva 10 anni fa nei sotterranei del “tribunale” speciale creato dai carnefici della Jugoslavia, l'ICTY. Seguendo il copione abituale, il presidente (eletto ripetutamente) Milosevic era stato personalmente demonizzato e calunniato alla vigilia della distruzione del suo paese. Ora che è morto, dall'ICTY viene il riconoscimento della falsità delle calunnie. E' necessario  rompere il silenzio complice della comunicazione sociale su questo riconoscimento che contrasta in modo flagrante con l'impressionante unanimismo delle accuse di due decenni fa. Ed è necessario trarre una lezione da tutto ciò. Lezione che è di tremenda attualità. Nuove campagne belliciste, dalle conseguenze probabilmente più drammatiche, sono oggi in corso.

I presunti “genocidio” e “pulizia etnica” di cui la Jugoslavia e Milosevic erano stati accusati sono come le “armi di distruzione di massa di Saddam Hussein”: una montatura mostruosa. La menzognera offensiva mediatica preparò l'offensiva mediatica propriamente detta. Nel suo libro Fools' Crusade, la giornalista statunitense Diana Johnstone fornisce abbondanti dettagli su questa truffa colossale. La “necessità” della “pulizia etnica” era stata confessata un anno prima dell'inizio della guerra dalla rivista Time (23.3.98).

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Autunno del capitalismo, primavera dei popoli?

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quarto statodi Samir Amin
samiramin1931.blogspot.it

Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Il capitalismo costituisce soltanto una parentesi breve nella lunga storia dell'umanità; ma una parentesi decisiva, perché ha soddisfatto le condizioni materiali (con uno sviluppo prodigioso delle forze produttive e delle conoscenze scientifiche) e culturali (con l'affermazione della modernità, fondata sul principio che gli esseri umani fanno la loro storia, che si sostituisce al principio tradizionale della fedeltà alle credenze degli antenati) che permettono di immaginare un futuro comunista, concepito come una tappa superiore della civilizzazione universale, che sostituisce i valori di uguaglianza e solidarietà (basi della democratizzazione autentica della gestione sociale in tutte le sue dimensioni) a quella della concorrenza al servizio del profitto immediato.

Tuttavia, oggi, l'opzione umanistica e razionale a favore del comunismo (attraverso una lunga transizione socialista) non ha il vento in poppa. L'opinione generale sembra acquisita all'idea che occorre vivere nel presente, farsi il proprio posto individuale, rinunciare a pensare al futuro. In quest'atmosfera di rassegnazione acconsentita, i popoli rinunciano all'azione collettiva necessaria e possibile "per cambiare il mondo". Rinunciano dunque all'esercizio indispensabile dei loro diritti sovrani, alla democrazia, affermando le loro riserve sulla "politica". Gli ostacoli sembrano loro insormontabili, tanto più che anche quando – eccezionalmente – riescono a realizzare alcune vittorie nel quadro delle loro istituzioni nazionali, le costrizioni della globalizzazione si incaricano di distruggere rapidamente le loro speranze. Sono allora fortemente tentati di dare credito a ideologie populiste, alla presunta "anti-politica" che ispirano loro nuove illusioni, antiquate.

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