Il Partito Comunista Siriano fa appello al rafforzamento della resistenza contro l'aggressione imperialista

E-mail Stampa PDF

da solidarite-internationale-pcf.over-blog.net | Traduzione di Anna Migliaccio per Marx21.it

syria piazza bandieraRisoluzione del Comitato Centrale

Il Comitato centrale del Partito comunista siriano ha organizzato una sessione allargata questo 5 dicembre presieduta dal Segretario Generale Ammar Bagdache, al quale si sono uniti i membri del comitato centrale, membri della commissione di controllo e i segretari federali. La sessione ha avuto inizio con un minuto di silenzio in omaggio alla memoria del compagno Wissal Farha Bagdache, presidente del Partito e di cordoglio per i martiri morti per la Patria.

Durante la discussione sulla situazione politica, il Comitato centrale si è concentrato sull’evoluzione della situazione interna del Paese, dove gli attacchi armati non cessano d’intensificarsi tra le forze governative che difendono l’autonomia nazionale siriana contro i piani bellicosi ed espansionisti dell’imperialismo e del sionismo, e dall’altra parte le forze ribelli la cui forza d’attacco è costituita da gruppi terroristi legati all’imperialismo ed ai regimi reazionari arabi, i quali vogliono distruggere la Siria percepita come una fortezza di forze di liberazione all’interno del mondo arabo, e come punto di riferimento importante della lotta di liberazione internazionale anti- imperialista.


A dispetto dell’espandersi dell’insurrezione e del suo intensificarsi, essi non hanno raggiunto i loro obiettivi: rovesciare il regime attraverso la distruzione della capacità di combattimento dell’esercito siriano, che fa fronte coraggiosamente agli attacchi ripetuti dei ribelli sulla capitale Damasco, ed Aleppo ha resistito con tenacità e orgoglio, tenendo alta la bandiera della dignità nazionale. L’ostilità delle masse siriane contro i ribelli si va rafforzando, nella misura in cui se ne rivela il volto barbaro, attraverso i crimini compiuti contro i civili, in particolare nelle regioni che resistono. A causa dei reali metodi di combattimento dei ribelli e delle angherie contro i civili cresce l’odio della popolazione contro di essi.

Il Comitato centrale ritiene che non sarebbe stato possibile che l’insurrezione potesse assumere caratteri di tale portata senza il massiccio sostegno dato ai ribelli dagli Stati imperialisti e dai regime arabi reazionari, in particolare gli Stati del Golfo e la Turchia di Erdogan, avamposto dell’OTAN nella regione, protagonista di un lavorio incessante contro la Siria che nulla ha a che fare con il diritto internazionale e si qualifica come schietta aggressione. Una delle ultime evidenze della bellicosità turca è il dispiegamento di missili Patriots sul proprio territorio.

La Turchia appoggia sfacciatamente le operazioni contro la Siria sul proprio territorio, e vi partecipa attivamente come è apparso evidente nella città di Ras-al-Ain. Tutti sanno che la Turchia sostiene le basi armate ribelli sul proprio territorio, e la presenza di un centro Atlantico che dirige e coordina gli sforzi dei ribelli che si trovano in Turchia. 

Il Comitato centrale ritiene che il primo scopo dei comunisti, come di tutti i patrioti, sia quello di difendere l’indipendenza nazionale della Siria e difendere l’integrità del territorio nazionale contro la cospirazione imperialista, sionista, e dei regimi arabi reazionari, opponendosi agli attacchi criminali dei nemici della Patria, esecutori della volontà dei colonizzatori.

Durante la discussione sulla situazione socio-economica, i compagni presenti hanno testimoniato circa la difficoltà delle masse e il deteriorarsi delle condizioni di vita, causato dalla caduta del potere d’acquisto e la tendenza al rialzo dei prezzi, che sta portando ad una degradazione drammatica delle condizioni di vita delle famiglie siriane. Sono state analizzate nel corso della riunione le grandi difficoltà della produzione nazionale e delle imprese. Il Comitato centrale ne individua le cause nell’isolamento imposto alla Siria e negli atti di sabotaggio. Non si vedrà soluzione fino a quando il Governo non assumerà misure chiare per far fronte a tale situazione, allontanandosi dall’approccio economico liberale, che ha contribuito a creare le condizioni dell’attuale crisi siriana. 

Occorre rafforzare il controllo statale sui settori strategici dell’economia nazionale, accrescere in particolare il ruolo dello Stato nei settori legati alla produzione di beni essenziali, riprendere il controllo del commercio estero, ed in particolare per ciò che riguarda le materie prime strategiche necessarie per assicurare continuità alla produzione, e soddisfare i bisogni dei cittadini. Il Comitato centrale ritiene che ogni tentennamento manifestato dai rappresentanti del Governo per rinviare a domani tali questioni, rinviando le scelte di politica economica alternativa a dopo la crisi non possa che prolungarla, con prevedibili conseguenze. 

E’ ormai palese che le potenze coloniali non riescono ad ottenere una rapida vittoria militare sulla Siria, e tentano di proseguire una guerra di logoramento per far sì che una Siria che uscisse dalla crisi sarebbe poi incapace di opporsi ai piani espansionisti dell’imperialismo e del sionismo nella regione.

Da qui l’importanza di un Fronte sociale ed economico, di perseguire una politica economica che protegga e rafforzi la produzione nazionale, corrispondente agli interessi delle masse, che sono i pilastri della resistenza nazionale siriana. Tutto questo passa attraverso un cambio di rotta radicale del Governo, ed una rottura con il liberismo economico in tutte le sue forme. 

Il Comitato centrale rileva come vi sia una condanna sempre più forte su scala mondiale delle azioni perpetrate dall’imperialismo internazionale e dai sui fedeli servi contro la Siria. Una delle manifestazioni più palesi è stato il comunicato di solidarietà inviato dai Partiti comunisti ed operai partecipanti al 14° Incontro internazionale (per l'Italia ha aderito il PdCI, link). Il rifiuto dell’intervento militare contro la Siria cresce egualmente al livello degli Stati, e perfino dei centri imperialisti. Esiste del pari una cerchia di coloro che comprendono i rischi derivanti da un allargamento della crisi siriana.

Questa situazione rinforza la furia dei regimi arabi reazionari contro la Siria. Essi reputano che la loro esistenza sarebbe minacciata nel caso in cui i piani contro la Siria finissero in scacco. Ciò conduce ad alimentare la febbre bellicista e sovversiva contro la Siria, in piena collaborazione con la Turchia e i suoi dirigenti reazionari. 

Il Partito comunista siriano conferma che la resistenza non è solo un dovere ma che è possibile. Tutte le prove sono evidenti a livello nazionale, regionale ed internazionale per dimostrarlo. La scelta importante è ormai di sostenere rafforzare, tutto ciò che va nella direzione di una mobilitazione delle masse, di un rafforzamento della capacità di combattimento dell’armata siriana e di un mantenimento della produzione nazionale.

Il comitato centrale si è soffermato sulla partecipazione del nostro partito alla riunione dei partiti e coalizioni nazionali, insistendo sull’importanza dell’alleanza di tutte le forze nazionali e della loro unità in particolare nella difficile congiuntura attraversata dal nostro paese. L’unità del Fronte nazionale è un dovere contro le forze reazionarie. 

La scena politica araba ci mostra il lato oscuro e il contenuto oscurantista delle forze reazionarie, che si oppongono ai concetti di democrazia e progresso, ed alla domanda di civiltà ed umanesimo. Ciò che dimostrano gli avvenimenti in Tunisia e in Libia ed in particolare la situazione dell’Egitto, dove le masse resistono ai tentativi di imporre un regime dittatoriale ed oscurantista del tutto fedele all’imperialismo quanto quelli che l’hanno preceduto. La rapida evoluzione degli eventi nel mondo arabo lascia presagire seri cambiamenti di rotta nella strada seguita dai movimenti di liberazione nazionale araba.

Il Comitato centrale esprime la sua solidarietà con tutti questi slanci di libertà nel mondo arabo che rifiutano la tutela coloniale e le autorità reazionarie in tutte le loro forme, vedendone il pericolo. 

Durante la discussione della situazione internazionale il Comitato centrale ha proseguito l’analisi del partito sulla crescita attuale delle contraddizioni imperialiste, in particolare nelle condizioni di crisi strutturale vissuta dai centri imperialisti e l’acuirsi nel loro seno del conflitto tra capitale e lavoro, così come la rinascita di un movimento di liberazione nazionale globale nella resistenza alle politiche di impoverimento ed ai tentativi di imporre un dominio assoluto del capitale finanziario globale.

Il Comitato centrale ha inviato i suoi saluti a tutte le forze progressiste ed anti-imperialiste nel mondo, in particolare ai partiti comunisti in prima linea nella lotta contro il potere del capitale. Sottolineando come la lotta dei comunisti siriani per rafforzare la resistenza nazionale siriana è ugualmente un obiettivo internazionale: quello di rafforzare il fronte mondiale anti-imperialista. 

Il Comitato centrale ha inoltre ascoltato il rapporto degli attivisti consacrato al centesimo anniversario della nascita del compagno Khalid Bagdache, dirigente storico dei comunisti siriani che ha mantenuto viva l’organizzazione del partito in tutti i paesi in condizioni difficili, che si è concentrato sugli aspetti della lotta di classe, nazionale ed internazionale del Partito comunista siriano.

Il Comitato centrale ha infine discusso talune questioni d’organizzazione ed ha assunto le decisioni necessarie e le raccomandazioni adeguate nel presente contesto. Il Comitato centrale ha salutato gli attivisti delle organizzazioni del partito e della lotta dei compagni comunisti insieme con tutti i patrioti per la difesa della Patria, della sua sovranità, della sua dignità.