Il mio ricordo di Mario Geymonat

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di Paola Pellegrini

geymonat“Chi osserva con attenzione la situazione di oggi, non può non rendersi conto di come essa attraversi un periodo drammatico, favorito e sviluppato dalla terribile crisi economica dovuta alle speculazioni finanziarie (se ne accorge anche il papa!). È in agguato pure la guerra, tante volte utilizzata in passato per risolvere i problemi dei potenti: penso ai tentativi di colpi di stato (di recente in Ecuador), all’assedio di Gaza e alle minacce israeliane a Teheran, alla tensione crescente dei paesi occidentali con la Corea del Nord e con la stessa Cina (fino alla assegnazione provocatoria del “premio Nobel per la pace” al dissidente Liu Xiaobo). I colloqui fra Netaniahu e Abu Mazen non producono nulla, ed è sempre più impantanata la “missione di pace”, come vergognosamente si continua a chiamare la guerra in Afghanistan (ora anche con le armi sui bombardieri italiani, tanto per fare stragi di civili innocenti). Ma non basta: i mezzi di informazione padronali tentano di convincere chi perde il lavoro che non è colpa del capitalismo, di una visione scellerata delle relazioni e dei conflitti, bensì degli immigrati, e il razzismo più nero avanza anche in terre di antica civiltà.

”“Questo elenco, pur certo incompleto, rende sempre più urgente la formazione anche in Italia di un vero, nuovo, più forte Partito Comunista, che si ricolleghi idealmente alla storia gloriosa del Partito Comunista Italiano (a cui, ironia della sorte!, alcuni dirigenti del PD, come Fassino e Veltroni, negano o si vergognano di essere appartenuti), che sappia reinterpretare le istanze dei lavoratori (vecchi e nuovi), infondendo loro una nuova fiducia, accogliere e sostenere le ragioni delle donne che sono odiosamente ancora una volta sotto attacco delle forze più reazionarie e patriarcali e le prime ad essere messe fuori dal mondo del lavoro, entusiasmare i giovani, stimolare gli intellettuali più preparati”.
 

Con queste parole intense, cariche di impegno civile e di passione politica, Il compagno Mario Geymonat prendeva di nuovo posizione, il 26 ottobre 2010, in occasione del primo Congresso della Federazione Della Sinistra, sulla necessità storica della ricostruzione in Italia di un unico, nuovo Partito Comunista, per uscire dal minoritarismo e dal settarismo sciocco che ancora imbavaglia le forze che si potrebbero battere con forza e coerenza, se di nuovo unite, per trasformare il nostro paese, difendere i lavoratori e le lavoratrici italiane, affermando i valori costituzionali della democrazia e della giustizia sociale.
 

Il nostro Mario se n’è andato ieri, ci ha lasciato all’improvviso, all’età di 71 anni, nella sua casa di Venezia, è morto tra le braccia della sua Anna, la nostra dolce compagna scrittrice e poetessa Anna Lombardo.
 

Mario da tempo aveva combattuto per una grave malattia, ma non si arrendeva e, con discrezione e ironia, pure ne parlava con noi, che sempre smemorati della sua fatica, gli abbiamo molte volte chiesto impegni per convegni e riunioni cui non si è mai sottratto, nonostante la sua debolezza e lo sforzo cui si sottoponeva per non dirci di no.
 

Ma un infarto fulminante l’ha stroncato proprio all’indomani del suo ritorno a casa dopo l’ennesimo ricovero. Anna piangendo mi ha raccontato del suo gran dolore alla testa, del suo malessere che in poco tempo ha avuto il sopravvento sulla sua fibra forse orma troppo logorata.
 

Noi oggi siamo qui sgomenti a ricordare la sua figura di intellettuale prestigioso e di militante comunista, senza mai un tentennamento, e senza nessuna enfasi, in tempi di facili ripiegamenti individualistici e narcisismi accademici, lui che portava con serietà e umiltà uno dei nomi più impegnativi della storia della cultura e della scienza italiane e mondiali, L’essere il figlio di Ludovico Geymonat, di cui lui parlava con la tenerezza di figlio, e con la devozione dello studioso, è stato per lui non l’etichetta per bypassare le dure prove della vita, entrandoci come molti figli di padri illustri dalle porte girevoli della benevolenza baronale.
 

E così, come Ludovico Geymonat ha vissuto la sua vita esemplare di studioso nella più rigorosa pratica della libertà da ogni condizionamento che limitasse o offendesse il suo pensiero libero e controcorrente, così Mario ha vissuto con disciplina e sobrietà la sua scelta di dedicarsi agli studi di filologia. E la scelta di seguire un altro piano disciplinare da quello del padre e di affrontare la sua strada professionale senza appoggi e scorciatoie è una cosa di cui oggi vale la pena riferire, in tempi in cui di uomini con quella forza morale e con quell’etica sembra perso lo stampo.
 

La sua opera scientifica è tra le più grandi e imponenti che si siano sviluppate nel suo campo di studio e di ricerca, a partire dagli studi e dalle edizioni del poeta Virgilio, tra i più importanti nel panorama italiano ed europeo.Professore di letteratura latina all’Università Cà Foscari di Venezia, nell’ambito della filologia classica e della letteratura latina si è occupato in particolare dei problemi interpretativi dei testi virgiliani, e collazionando per la prima volta in modo esaustivo i palinsesti di Verona, sulla traduzione latina degli Elementi di Euclide e di San Gallo, oltre a pubblicare alcuni papiri e facendo una revisione completa dell’edizione critica di Remigio Sabbadini per il Corpus Paravianum (ristampata nel 2008 con una nuova prefazione presso le Edizioni di Storia e Letteratura di Roma).

Geymonat ha scritto numerose voci per l’Enciclopedia Virgiliana della Treccani, articoli critici e interpretativi su passi delle Bucoliche, delle Georgiche e dell’Eneide. Si è occupato anche di poesia ellenistica greca e della sua penetrazione nella cultura latina di età cesariana ed augustea, producendo un’edizione degli «Scholia» agli «Alexipharmaca» di Nicandro e articoli su Eratostene, Partenio, Nicandro, Catullo e Valgio Rufo.

Mario era nato a Torino nel 1941, fin da giovane, certo per influenza del padre, si è interessato di storia della scienza antica, come testimonia l’importante biografia di uno degli scienziati più originali della storia, «Il Grande Archimede» (Sandro Teti Editore, 2006). Il volume su Archimede è stato insignito del Premio Corrado Alvaro ed è stato tradotto in inglese in edizione americana da Baylor University Press (2010). E’ stato allievo negli anni universitari della scuola filologica milanese (i suoi maestri furono Ignazio Cazzaniga, Vittorio de Marco, Alberto Grilli), Mario iniziò la carriera accademica come assistente di grammatica greca e latina all’Università Statale di Milano, per diventare poi professore di letteratura latina nell’Università della Calabria (dal 1973 al 1977), passando quindi a Siena e infine dal 1989 a Venezia.
 

E’ anche qui, a Venezia, come in ogni città in cui ha vissuto per il suo lavoro, si è messo a disposizione dei compagni e della vita politica, sempre a sinistra, sempre con il partito comunista. Ha sofferto molto le vicende che portarono alla rottura del 1998 e che determinarono la più grave scissione tra il Prc e il Partito dei Comunisti Italiani, cui ha aderito dall’inizio. Ma sempre pensando che quella frattura, di fronte all’aggravarsi della crisi democratica e alla perdita di rappresentanza politica e sociale degli operai e delle classi subalterne, alle lacerazioni nel tessuto civile del paese, dovesse ricomporsi in uno sforzo serio, superando meschine rappresaglie di potere e di piccolo cabotaggio di gruppi dirigenti miopi. Non ha mai tentennato nella sua cultura e identità di comunista, troppo forte e radicata la sua concezione marxista del mondo e della storia, ma mai ha dimenticato la lezione fondamentale che ogni comunista italiano ha imparato dal ‘45 in poi, quella dell’unità: unità a sinistra, unità delle forze democratiche, unità dei comunisti. Per questo, e ne abbiamo parlato tante volte, si preoccupava molto del continuo scivolamento del PD su posizioni sempre più incoerenti e lontane da quella idea di progresso civile e sociale che, almeno nella parte più legata alla tradizione del PCI, avrebbe, (aggiungo: avremmo) voluto ancora all’opera, per ritessere il filo di una interlocuzione solida sui temi drammatici posti dalla crisi e in grado di ridare una speranza di uscita da sinistra dallo sconquasso finanziario e sociale dell’Italia e dell’Europa.
 

Pativa nel vedere la difficoltà crescente nei rapporti tra i comunisti e altre formazioni di sinistra, cercava di lavorare ad ogni minimo spazio da aprire per unificare le forze e unire i comunisti.
 

E’ con questo spirito che Mario Geymonat ha condiviso fin dal suo sorgere il progetto di MARX XXI, di cui è stato socio fondatore, componente sia del Comitato Direttivo che del Comitato Scientifico. La sua perdita è grave per noi, sul piano politico, sul piano intellettuale, sul piano della forza morale.
 

E oggi dobbiamo separarci da lui e lo salutiamo, e gli diciamo addio,

caro Mario, dolcissimo compagno, gentile e buono, bastava guardare i tuoi occhi.
 

Caro Mario, che ci hai dato tanto senza mai chiedere o pensare di pretendere alcunché dai tuoi compagni e dal tuo partito, spesso distratto o dimentico di quanto costruivi, paziente come una formichina, ironico come tutti quelli che vivono di pensiero e intelligenza, vicino a tanti che oggi scriveranno di te.
 

Addio e grazie per la tua vita, spesa per la cultura e la civiltà di questo paese che sembra aver dimenticato entrambe.
 

Addio e grazie, compagno Mario Geymonat, per la serena e vitale affermazione degli ideali del socialismo che in te si fondevano alla più genuina capacità di vivere e condividere con gli altri le bellezze e le gioie della vita:

con amore e passione profondamente umane.