L'onore ritrovato di Costermano

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Costermano. Quando, nel 2004, l'«Iniziativa italo-tedesca per la memoria a Costermano» si costituì e iniziò il suo lavoro, nessuno avrebbe scommesso un soldo bucato sui risultati. Si trattava di convincere il Volksbund, la Lega per la cura dei cimiteri di guerra tedeschi, e, di riflesso, il governo federale, che dal cimitero militare tedesco di Costermano, dove sono sepolti 22.000 tra soldati della Wehrmacht e militi delle SS, bisognava togliere i cosiddetti «Libri d'onore». Incisi su lastre di metallo, gli Ehrenbücher riportavano in ordine alfabetico i nomi dei sepolti, cui si rendeva indistintamente omaggio. Nell'ottobre scorso le lastre di metallo sono state rimosse e portate in Germania. C'era anche una seconda richiesta: apporre un'iscrizione che nominasse i crimini commessi dai nazisti e ne ricordasse le vittime, dato che a Costermano sono inumati alcuni capi e gregari della Aktion Reinhard , responsabile dello sterminio di quasi due milioni di ebrei a Belzec, Sobibor e Treblinka. Oltre a ufficiali e sottufficiali, indicati nelle inchieste della magistratura italiana come presenti e attivi nei massacri di civili a Marzabotto, Sant'Anna di Stazzema, Valla, Vinca, Casaglia e Caprara. Anche questa richiesta è stata accolta e la targa è ora affissa all'estremità della scala che conduce al cimitero. Dirimere quest'ultima questione non era una bazzecola: già nel 1988 l'allora console generale tedesco a Milano Manfred Steinkühler, che era venuto a conoscenza dell'esistenza di una sepoltura particolarmente ingombrante - quella di Christian Wirth, ispettore delle sei cliniche della morte coinvolte nell'uccisione di malati psichici e handicappati nell'ambito del programma nazista di eutanasia denominato T4 (dall'indirizzo dell'ufficio centrale, sito in Tiegartenstrasse 4 a Berlino), ideatore delle camere a gas a monossido di carbonio, poi organizzatore dei campi di sterminio nell'est europeo e infine al comando del lager di San Sabba a Trieste - si era rifiutato di partecipare alla cerimonia del Volkstrauertag , la giornata del lutto del popolo tedesco, in cui si depongono corone e si piangono i morti. Una scelta che sollevò il problema, mentre il console fu costretto a dimettersi. Per qualche anno le autorità italiane, militari e civili, disertarono la cerimonia e, nel 1992, i tre nomi più «scottanti» - quello di Christian Wirth, dell'austriaco Franz Reichleitner, funzionario dell'eutanasia, comandante a Sobibor e persecutore di ebrei e partigiani in Istria, e di Gottfried Schwarz, aiutante di Wirth a Belzec, poi a Majdanek e infine a Udine - vennero cancellati dai «Libri d'onore». Ma fu solo nel 2004, con la costituzione dell'Iniziativa, a cui partecipano attivisti italiani e tedeschi, con la prima manifestazione silenziosa davanti al cimitero nel giorno del lutto del popolo tedesco e con l'incremento della ricerca riguardante i criminali sepolti a Costermano, che qualcosa inizia veramente a muoversi. I «Libri d'onore», posti nella «sala d'onore» all'interno del cimitero, diventano «Libri dei nomi», cambiando la forma ma non la sostanza. Immutate restano le formule celebrative, gli inni, la presenza di militari tedeschi e italiani, di diplomatici e istituzioni. Il 2005 è l'anno delle proposte: a Costermano l'Iniziativa italo-tedesca manifesta di nuovo in silenzio e organizza un convegno sui disertori tedeschi nella Seconda guerra mondiale, cinque dei quali - fucilati ad Albinea, nei pressi di Reggio Emilia, come collaboratori della Resistenza - sono sepolti a Costermano insieme ai loro carnefici. Il console Folkmar Stoecker annuncia, nel suo intervento al Volkstrauertag , che si sta procedendo nel senso richiesto dall'Iniziativa, con una targa che ricorderà i crimini commessi dalle truppe nazionalsocialiste e l'allestimento di un centro di informazione e documentazione presso l'entrata del cimitero. Nel 2006 la svolta, aiutata anche dalle interpellanze rivolte da alcuni deputati e senatori italiani - gli onorevoli Burgio, Migliore e Sperandio del Prc, Fabris dell'Udeur, Galante e Sgobio del Pdci, il senatore Grassi del Prc - ai ministri dell'Interno, degli Esteri e della Difesa, in cui si chiedono chiarimenti sulla posizione del governo rispetto alla querelle costermanese (ma il discorso vale per tutti i cimiteri di guerra, in cui ancor oggi risuonano le fanfare celebrative). Il Volksbund incarica un gruppo di storici di scrivere la targa e il testo dei pannelli informativi, inaugurati a Costermano domenica scorsa, durante la cerimonia del Volkstrauertag . Nell'iscrizione si citano i crimini di guerra e i crimini contro l'umanità, mentre le tavole allestite nella sala d'entrata offrono una ricostruzione corretta degli eventi del secondo conflitto mondiale. Certo, c'è qualche omissione, nella targa non si specifica quali siano i crimini e nei pannelli non si parla della deportazione di civili e militari italiani, costretti al lavoro coatto in Germania, né degli episodi di diserzione e del passaggio alla Resistenza di molti soldati tedeschi (le ricerche in questo ambito sono ancora agli albori). Tuttavia la scelta fatta a Costermano è in qualche modo esemplare. Non solo perché dà un seguito coerente alla politica della memoria che da almeno 25 anni la Germania pratica seriamente ma perché si riconosce che non tutti i caduti sono «vittime» della guerra, mentre, rispetto al linguaggio, sono spariti dagli interventi ufficiali tutti i riferimenti all'«onore». L'attuale console tedesco a Milano, Axel Hartmannn, commemora, nella sua allocuzione, i «sei milioni di ebrei morti per mano tedesca, tutti i popoli che hanno sofferto durante la guerra, soprattutto i milioni di morti dell'Unione sovietica» e parla apertamente delle stragi perpetrate a Marzabotto, Sant'Anna di Stazzema e in altri luoghi d'Italia «sinonimi del disprezzo del genere umano, di crimini di guerra e di crimini contro l'umanità». Il cimitero di Costermano non è più un luogo dove si rende «onore» ai caduti ma «un luogo di memoria e di ammonimento», che ricorda «che bisogna opporsi nello stato iniziale, quando intolleranza, razzismo o ideologie rendono gli esseri umani deboli per accecamento». Il suo discorso termina con la citazione di un detto ebraico «il segreto della redenzione si chiama ricordo». Fuori dal cimitero, gli attivisti dell'Iniziativa italo-tedesca distribuiscono un volantino. Non più di protesta ma di ringraziamento per l'accoglimento delle richieste e per l'apertura al dialogo dimostrata dalle autorità tedesche. A difendere «l'onore» dei nazisti, schierati ma tenuti a debita distanza da polizia e carabinieri, restano soltanto una ventina di aderenti a Forza nuova.