da “Avante”, settimanale del Partito Comunista Portoghese | Traduzione a cura di Marx21.it
Dodicimila soldati nordamericani arriveranno in Libia per consolidare la dominazione del paese da parte dell'imperialismo. L'occupazione avviene mentre il territorio è immerso in conflitti tra le fazioni del CNT e un gruppo armato che si presume leale al vecchio regime ha dato l'assalto alla città di Bani Walid.

Secondo informazioni divulgate dal giornale pan-arabo Asharq Alawsat, il primo contingente delle forze armate di Washington (si presuppone che sia previsto almeno un secondo contingente) verrà sbarcato nella città di Brega, importante centro di esportazione del greggio.
Il controllo di giacimenti, porti, raffinerie e altri punti strategici per l'estrazione e il flusso del petrolio libico sarà il principale, e per ora l'unico, obiettivo delle truppe USA che arriveranno sul territorio.
L'occupazione viene annunciata pochi giorni prima che un gruppo armato, si presume fedele al precedente regime, ha preso d'assalto la città di Bani Walid. Secondo informazioni del cosiddetto Consiglio Nazionale di Transizione (CNT), gli uomini ostentavano bandiere verdi e intonavano canti a favore di Gheddafi.




L’economia cinese sembra subire una brusca battuta d’arresto. Ma è davvero così? Per capirlo dobbiamo sforzarci di ragionare “alla maniera asiatica”: ci affacceremo ad un mondo nuovo da cui, se saremo capaci, potremo trarne vantaggi enormi. L’anno del drago è un banco di prova anche per noi.
Da inizio gennaio nelle sale cinematografiche italiane è in programmazione il film "J. Edgar" di Clint Eastwood, opera a metà strada tra biografia e autobiografia di J. Edgar Hoover, ininterrottamente a capo del Federal Bureau of Investigations (FBI) per circa mezzo secolo, dalla presidenza di Coolidge (1923-29) a quella di Nixon (1969-1974).
Come dono emblematico della rinnovata «amicizia italo-libica», ad opera dei nuovi governi dei due paesi, il premier Mario Monti ha riportato in Libia la testa di Domitilla, che qualcuno aveva rubato vent’anni fa decapitando un’antica statua. Di teste tagliate, Monti in effetti se ne intende. Prima di ricevere l’investitura dal presidente Napolitano, ha fatto parte per anni della banca statunitense Goldman Sachs, le cui speculazioni (tra cui la truffa dei mutui subprime) hanno provocato tagli di posti di lavoro e di vite umane (con l’aumento dei prezzi dei cereali). Come consulente, scrive Le Monde, egli aveva «l’incarico di apritore di porte, per sostenere gli interessi della Goldman Sachs nei corridoi del potere in Europa». Interessi non solo economici ma politici: i padroni della banca fanno parte della onnipotente élite finanziaria, organizzata quale governo ombra transnazionale, nelle cui stanze segrete si decidono non solo le grandi operazioni speculative, come l’attacco all’euro, ma anche quelle miranti a sostituire un governo con un altro più utile.


Dall’atto del suo insediamento, avvenuto circa due mesi fa, ad oggi, il Governo Monti ha attuato una serie di politiche regressive, inique e antipopolari a partire dalla controriforma pesantissima del sistema pensionistico, la reintroduzione dell’Ici sulla prima casa e l’aumento dell’Iva sui consumi.

















