Una stagione politica decisiva per il nostro paese

Una stagione politica decisiva per il nostro paese

di Bruno Steri

La battaglia per il NO nel prossimo referendum costituzionale per difendere gli spazi di rappresentanza democratica deve unirsi alla denuncia del massacro sociale già in atto e che sarebbe ancor più favorito dall’ulteriore riduzione delle possibili voci di opposizione.

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I lavoratori greci chiedono: ritirate la legge ghigliottina

I lavoratori greci chiedono: ritirate la legge ghigliottina

da Solidnet.org

Il 4 Febbraio si è tenuta la più grande mobilitazione per uno sciopero degli ultimi anni. Migliaia di persone, di lavoratori, di agricoltori, di partite Iva, studenti universitari e delle superiori, hanno riempito le strade di tutte le principali città…

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Liberate Leonard Peltier!

Liberate Leonard Peltier!

di Giorgio Langella

Se restate indifferenti di fronte a quaranta anni di ingiusta prigionia, cercate di pensare cosa prova quest'uomo, come ha vissuto rinchiuso in una cella, perché non si è mai piegato.

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Il XX congresso del Partito Comunista di Spagna deve essere storico

Il XX congresso del Partito Comunista di Spagna deve essere storico

di Javier Parra, Segretario generale del Partito Comunista del Paese Valenciano (PCPV)

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Associazione Politico-Culturale Marx XXI

Una stagione politica decisiva per il nostro paese

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referendumnomodifichecostituzione logodi Bruno Sterida www.lacittafutura.it

La battaglia per il NO nel prossimo referendum costituzionale per difendere gli spazi di rappresentanza democratica deve unirsi alla denuncia del massacro sociale già in atto e che sarebbe ancor più favorito dall’ulteriore riduzione delle possibili voci di opposizione. Soltanto unendo questi due momenti in una stessa prospettiva si può aprire da qui al prossimo autunno una nuova stagione politica.

Le due importanti assemblee tenutesi gli scorsi 11 e 30 gennaio su chiamata del Comitato per il No nel referendum costituzionale hanno visto salutarmente riunite pressoché tutte le frange ad oggi disperse della sinistra di alternativa e di classe italiana: esponenti di partiti e gruppi politici, del mondo associativo e sindacale, intellettuali e militanti, compagne e compagni “senza tessera”, generazioni diverse. Aggregazione larga e importante perché convocata non sulla base dell’assillo di un “contenitore” che (co)stringa sul terreno politico-organizzativo o anche solo elettorale esperienze e posizioni differenti (come di questi tempi accade), bensì al fine di concentrarsi su un obiettivo concreto e di vitale importanza per tutti: sbarrare la strada per via referendaria a un disegno di sostanziale ridimensionamento politico e istituzionale degli spazi democratici nel nostro Paese. Per così dire una sinistra plurale “al lavoro”, per l’occasione guidata da un gruppo di giuristi e costituzionalisti: presenze autorevoli, di garanzia.

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I lavoratori greci chiedono: ritirate la legge ghigliottina

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pame manifestazione 2016Nota del Partito Comunista di Grecia (KKE)
da www.solidnet.org | Traduzione di Marx21.it

Il 4 Febbraio si è tenuta la più grande mobilitazione per uno sciopero degli ultimi anni. Migliaia di persone, di lavoratori, di agricoltori, di partite Iva, studenti universitari e delle superiori, hanno riempito le strade di tutte le principali città del paese con la richiesta principale quella di ritirare la proposta di legge del governo Syriza-Anel sul sistema di protezione sociale.

Questa legge è stata nominata “legge ghigliottina”, poiché riduce pensioni, aumenta la contribuzione alla sicurezza sociale dei lavoratori, riduce la spesa pubblica sulla sanità e sullo stato sociale e aumenta l'età di pensionamento.

Le manifestazioni per lo sciopero del Pame, insieme con le forze dell'alleanza sociale popolare, sono state quelle maggiormente di massa di tutto il paese. Le altre componenti di questa alleanza sono: il Pasy (Alleanza militante di tutti gli agricoltori), il Paseve (Il Fronte nazionale anti monopolistico), le forze del Mas (Fronte di lotta studentesca), l'Oge (La Federazione delle donne greche). Gli agricoltori hanno preso parte alle manifestazioni dei lavoratori con i loro trattori, per simboleggiare la lotta comune della classe lavoratrice insieme ai poveri e ai piccoli agricoltori.

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Liberate Leonard Peltier!

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peltier leonarddi Giorgio Langella

Se restate indifferenti di fronte a quaranta anni di ingiusta prigionia, cercate di pensare cosa prova quest'uomo, come ha vissuto rinchiuso in una cella, perché non si è mai piegato.

Lotterò ancora un po' ... per sempre (Leonard Peltier)

Il 6 febbraio del 1976 Leonard Peltier, nativo americano ed attivista per i diritti del suo popolo, entrò in una prigione statunitense con l'accusa di aver partecipato all'uccisione di due agenti FBI. Fu condannato, dopo un processo nel quale le irregolarità e le discriminazioni furono all'ordine del giorno, da una giuria formata da soli bianchi di Fargo, città nota per i sentimenti anti-indiani, e da un giudice noto per il suo razzismo. Furono utilizzate testimonianze discordanti e palesemente pilotate. A Leonard Peltier fu sempre negata la revisione del processo, nonostante nuove testimonianze e prove lo scagionassero. Oggi, dopo quaranta anni di carcere duro e lunghi periodi di isolamento, Leonard Peltier continua a subire l'ingiustizia di vedersi negata la libertà a causa del suo essere nativo americano, di aver vissuto in una riserva indiana, di aver lottato per i diritti del popolo al quale appartiene. Un popolo fiero che è stato massacrato, brutalizzato, umiliato e ridotto, dal “progresso” del quale erano portatori i “bianchi” e la loro società capitalista, a sopravvivere in assenza di diritti e senza un futuro degno di questo nome.

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Il XX congresso del Partito Comunista di Spagna deve essere storico

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parra pcedi Javier Parra, Segretario generale del Partito Comunista del Paese Valenciano (PCPV)

da contraofensiva.com

Traduzione di Giulia Salomoni per Marx21.it

Nel 2015 sono passati 100 anni dalla Conferenza di Zimmerwald, probabilmente la riunione più importante della storia del Socialismo. La conferenza dibatté la posizione dei socialisti di fronte alla guerra mondiale e lo fece in un contesto nel quale la Seconda Internazionale si stava dividendo: la maggioranza dei socialisti si erano alleati con la borghesia per sostenere gli sforzi di guerra dei loro paesi contro la solidarietà di classe internazionale. Nella conferenza, quella che fu chiamata la “sinistra di Zimmerwald” con Lenin in testa. espresse la sua posizione sulla guerra, indicando che questa era un modo per promuovere l'imperialismo e sostenendo la rivoluzione contro la guerra. Quella conferenza è stata il germe della Rivoluzione d'Ottobre, dei partiti comunisti e della Terza Internazionale .

Oggi, all’inizio del 2016, e a un anno dalla commemorazione del centenario della Rivoluzione del 1917, il mondo è nuovamente immerso nella guerra, e in mezzo ad un’offensiva internazionale dell’imperialismo che sta costando la vite di milioni di persone e costringendo decine e decine di milioni di persone a fuggire dai loro paesi, con un aumento pericoloso del fascismo e della xenofobia, e una sinistra ancora divisa tra chi si allinea con l'imperialismo e i suoi governi e chi si allinea con la classe operaia mondiale e governi popolari.

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La Siria e la Dottrina Wolfowitz

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wolfowitzdi Luis Manuel Arce*
da www.prensa-latina.cu

Traduzione di Marx21.it

Il presidente Barack Obama continua a muoversi in base alla Dottrina Wolfowitz, avviata nel 1992 e conservata negli anni dai suoi iniziatori George Bush padre e figlio, il cui obiettivo è sostenere con la forza un mondo unipolare guidato dagli Stati Uniti e impedire l'ascesa di potenze rivali.

Molto di quanto si è fatto dai tempi dell'invasione dell'Afghanistan e dell'Iraq, inclusi i colpi di Stato in luoghi così differenti come l'Ucraina e l'Honduras, o su questioni tanto apparentemente lontane dall'assunto militare come l'estrazione di petrolio, con lo scisto bituminoso utilizzato per farne collassare il mercato, è costituito da azioni premeditate suggerite da questa dottrina.

Questo pensiero neo-conservatore elaborato da un gruppo di ideologi del sistema e apparso qualche mese dopo la scomparsa dell'Unione Sovietica e del campo socialista europeo, mira al consolidamento di un potere unilaterale concentrato a Washington.

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Una proposta di legge del PCF per fare uscire la Francia dalla Nato

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pc franceseda www.assemblee-nationale.fr

Traduzione di Lorenzo Battisti per Marx21.it

N° 2939

ASSEMBLÉE NATIONALE
COSTITUZIONE DEL 4 OTTOBRE 1958
QUATTORDICESIMA LEGISLATURA

Proposta di legge riguardante l'uscita della Francia dal Trattato dell'Atlantico del Nord.

Presentata da Jean-Jacques CANDELIER (Pcf), Patrice CARVALHO (Pcf) e Gaby CHARROUX (Pcf),

Motivazioni

Signore e Signori,

un appello plurale è stato lanciato per denunciare la partecipazione della Francia al Trattato dell'Atlantico del Nord (Nato) e per il ritiro delle sue armate dal comando integrato.

Il 21 Maggio 2015, all'Assemblea Nazionale, durante un dibattito intitolato “Può la Francia ritrovare una diplomazia indipendente?”, un vecchio ambasciatore francese e segretario generale del Quai d'Orsay (il Ministero degli Esteri francese) ha dichiarato che la Nato non avrebbe dovuto sopravvivere alla sparizione dell'Urss e alla dissoluzione del Patto di Varsavia.

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L’occidente rinchiuso nella sua fortezza (NATO) a digerire il bottino

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nato meeting auladi Sergio Cararo*
da www.lantidiplomatico.it

La discussione sul ruolo dell'Italia nella Nato e il futuro dell'organizzazione atlantica arriva all'interno del Parlamento italiano

Vedere un convegno che rimette in discussione l’adesione dell’Italia alla Nato in un aula parlamentare, è decisamente uno scenario al quale non eravamo abituati. Merito del Movimento 5 Stelle che venerdi 29 gennaio ha organizzato un incontro nell’aula magna dei gruppi parlamentari di Montecitorio dal titolo significativo: “Se non fosse Nato”.

Introdotto da un breve video che ha ricostruito tutte le nefaste conseguenze della Nato in Italia e delle guerre che attraverso questo apparato hanno coinvolto il nostro paese, il convegno ha visto la partecipazione dell’attivista cattolica irlandese Maired Corrigan Maguire (Premio Nobel per la Pace per il contributo dato al negoziato che ha portato alla fine del conflitto nell’Irlanda del Nord); del reporter e saggista Andre Vltchek (coautore con Noam Chomski di un importante libro), dell’avvocato Claudio Giangiacomo (membro di Ialena e estensore di una legge di iniziativa popolare contro le basi militari). Gli interventi sono stati presentati da Manlio Di Stefano del M5S in Commissione Esteri e sintetizzati da Alessandro Di Battista portavoce del M5S alla Camera. Dopo le relazioni ci sono state delle comunicazioni delle reti e dei comitati impegnati suo territori contro le basi e le servitù militari – da Camp Darby al Muos, dalla Sardegna al dal Molin – e interventi di vari attivisti dei movimenti contro la guerra.

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Ospaaal: mezzo secolo di integrazione dal Sud

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osmaga26 017410a001di Gabriela Ávila Gómez | granma.cu

Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

A 50 anni dalla costruzione dell'Organizzazione di Solidarietà dei Popoli di Asia, Africa e America Latina (Ospaaal)

"Questa è stata una grande vittoria del movimento rivoluzionario. Mai prima ha avuto luogo un incontro di tale ampiezza e portata, in cui le rappresentanze rivoluzionarie di 82 popoli si sono incontrate per discutere questioni di interesse comune". Così si esprimeva il Comandante in capo Fidel Castro durante la cerimonia di chiusura della Prima conferenza di solidarietà dei popoli di Asia, Africa e America Latina (Tricontinentale), che si tenne a L'Avana dal 3 al 15 gennaio 1966.

In questi giorni ricorre il 50° anniversario di quel discorso e della creazione dell'Organizzazione di Solidarietà dei Popoli di Asia, Africa e America Latina (Ospaaal), il 15 gennaio del 1966, come risultato degli accordi presi durante la conferenza.

Il contesto in cui si sviluppò era quello della lotta dei paesi del Terzo Mondo contro la dominazione coloniale, sotto la guida e l'esempio della Rivoluzione cubana che in quei giorni aveva appena compiuto sette anni di vita.

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Intervenire in Libia? Perseverare diabolicum

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bozzoli proiettilidi Diego Angelo Bertozzi
da www.cinaforum.net

Nel giugno 2014 il Los Angeles Times valutava, a distanza di tre anni, gli effetti dell’intervento della coalizione a guida Nato a sostegno della composita galassia della “ribellione” che avrebbe deposto e giustiziato il colonnello Gheddafi.

Ebbene, quella che al tempo, sotto la sigla “Responsability to Protect” (il dovere di proteggere la popolazione civile dalla repressione) era stata giudicata la nuova frontiera dell’esportazione della democrazia manu militari (senza intervento diretto sul terreno), mostrava un bilancio misero, riassunto dalla presenza incontrollata di oltre 120 milizie armate: non solo “una terra senza legge che attrae i terroristi, al centro di un traffico illegale di armi e di droga e che destabilizza i suoi vicini”, ma anche “una minaccia per la sicurezza maggiore di quanto fosse prima”.

Insomma, un’ammissione di fallimento che, tuttavia, non raffredda i bollori bellici. Lo stesso quotidiano statunitense teneva a precisare che questo quadro sconfortante era la conseguenza di un intervento troppo limitato, il frutto di un mordi e fuggi bellico: “L’esperienza libica è vista da molti come un ammonimento del danno non intenzionale che le grandi potenze possono infliggere quando mirano a un coinvolgimento limitato in un conflitto imprevedibile”.

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Dietro la maschera «anti-Isis»

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obama arabia sauditadi Manlio Dinucci 
da il Manifesto, 2 febbraio 2016

Quest’anno il Carnevale romano si apre il 2 febbraio, quando si esibisce alla Farnesina lo «small group», il piccolo gruppo ministeriale (23 paesi più la Ue) della «Coalizione globale anti-Daesh/Isis», co-presieduto dal segretario di Stato Usa John Kerry e dal ministro degli esteri Paolo Gentiloni.

Ne fanno parte, mascherati da anti-terroristi, i maggiori sponsor del terrorismo di «marca islamica», da decenni usato per minare e demolire gli Stati che ostacolano la strategia dell’impero. Alla testa della sfilata in maschera gli Stati uniti e l’Arabia Saudita. Quelli che – documenta una inchiesta del «New York Times» (24 gennaio) – armano e addestrano i «ribelli» da infiltrare in Siria per l’operazione «Timber Sycamore», autorizzata segretamente dal presidente Obama nel 2013, condotta dalla Cia e finanziata da Riyad con milioni di dollari. Confermata dalle immagini video del senatore Usa John McCain che, in missione in Siria per conto della Casa Bianca, incontra nel maggio 2013 Al Baghdadi, il «califfo» a capo dell’Isis.

È l’ultima delle operazioni coperte Usa-Saudite, iniziate negli anni Settanta e Ottanta: per destabilizzare l’Angola e altri paesi africani, per armare e addestrare i mujahiddin in Afghanistan, per sostenere i contras in Nicaragua.

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La quarta guerra mondiale

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di Spartaco A. Puttini

L'articolo è stato pubblicato nel numero di gennaio 2016 della rivista on line Gramsci oggi www.gramscioggi.org

La crisi del Vicino oriente sembra divenire sempre più calda e complicata. Le sue ricadute, dirette e indirette, sull’Europa si fanno sempre più pesanti. Ma è l’intero clima internazionale a surriscaldarsi. 

La dinamica è innescata dal tentativo statunitense si ottenere un dominio a pieno spettro che affermi Washington come l’unico vero centro decisionale del pianeta a scapito della libertà e della sovranità degli altri popoli e delle altre nazioni. 

Con la prima guerra mondiale si è assistito all’urto tra gli imperialismi delle Grandi Potenze europee che fino a prima si erano spartiti il mondo all’interno di una logica che potremmo definire di “concerto competitivo”. Fino a che gli antagonismi non divennero tanto irriducibili da accendere il fuoco alle polveri e mettere in moto la macchina infernale degli ultimatum, delle alleanze, delle dichiarazione di guerra e delle mobilitazioni.

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Webster Tarpley: Chi vuol essere imperatore? Guida alle elezioni USA 2016

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da PandoraTV

Autore tra gli altri di “George Bush: The Unauthorized Biography”, che lo ha fatto conoscere in tutto il mondo, e di “Chi ha ucciso Aldo Moro”, Webster Tarpley commenta la galleria di tutti gli aspiranti presidenti degli Stati Uniti.

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168 accademici italiani chiedono il boicottaggio delle istituzioni israeliane

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palestina univ1Un’iniziativa senza precedenti l’appello di 168 professori e ricercatori che chiedono la cessazione delle collaborazioni tra atenei italiani e quelli israeliani, a partire dal Technion di Haifa

Un’iniziativa senza precedenti in Italia, nel mondo accademico e culturale del nostro paese. Sono 168 gli accademici e le accademiche di oltre 50 università e istituti di ricerca italiani ad aver firmato l’appello che chiede il boicottaggio delle istituzioni accademiche israeliane.

Una campagna strettamente collegata alla chiamata della società civile palestinese del 2005 alla comunità internazionale, il Bds (Boicottaggio Disinvestimento e Sanzioni), e che esprime solidarietà ai colleghi palestinesi colpiti da violazioni strutturali della libertà accademica da parte delle autorità israeliane.

In particolare l’appello fa riferimento agli accordi di cooperazione siglati da numerosi atenei italiani (tra cui le università di Cagliari, Firenze, Perugia, Roma e Torino e i Politecnici di Torino e Milano) con il Technion di Haifa, accusato di “supportare e riprodurre le politiche israeliane di espropriazione e di violenza militare ai danni della popolazione palestinese”.

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Vladimiro Giacché: “Costituzione italiana contro i Trattati europei. Il conflitto inevitabile”

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giacche presentazioneIntervista a cura di Alba Vastano
da www.lacittafutura.it

L’ultimo saggio di Giacchè dimostra che i Trattati esprimono un’idea di società che confligge con la nostra Costituzione, violandone i diritti fondamentali, a partire dal diritto al lavoro. Come uscire dalla gabbia dei mercati e dai vincoli dell’euro? Intervista all’autore.

“Nessuno ha il potere di modificare, se non in meglio (cioè se non ampliando i diritti), i primi dodici articoli della nostra Costituzione. Né la Corte, né il Parlamento, né il Governo. Nessuno.” Vladimiro Giacchè

Incontro Vladimiro Giacchè a “Casale Alba2”, uno dei cinque casolari immersi nella  cornice naturale del parco Aguzzano di Roma. È un luogo dove si svolgono attività socio-culturali-didattiche e di ristoro L’occasione è la presentazione del suo ultimo libro “Costituzione italiana contro i Trattati europei”. Un saggio che l’autore, economista d’eccellenza, presenta con maestria.

Il tema è intricatissimo, intrigante (ndr: nell’accezione di affascinante, che incuriosisce, che cattura) ed  è assolutamente attuale. Giacchè, ne argomenta i punti focali: l’attacco alla Costituzione italiana, come uscire dalla gabbia economica, in cui ci hanno rinchiuso i Trattati europei,  riaffermando la validità dell’impianto della Costituzione e la sua priorità sugli stessi Trattati. Si sofferma a lungo l’economista sul nuovo art.81 che prevede l’obbligo del pareggio di bilancio, in conformità delle regole europee del Fiscal compact, e fa un’accurata analisi “dolens” sulla sua incostituzionalità. Offre spunti  per riflettere su come l’inserimento in Costituzione dell’art.81 sia “un vero e proprio cuneo che scardina il sistema dei fondamentali diritti”. Nell’intervista a seguire, concessa da Giacchè in esclusiva per La Città futura, pillole di economia  per i lettori.

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La lotta per la Costituzione

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cuci bandieradi Andrea Catone per Marx21.it

Abbiamo già scritto circa due mesi fa su questo sito dello sviluppo di un movimento a difesa e rilancio della costituzione repubblicana in opposizione alle “riforme” costituzionali del governo Renzi e alla legge elettorale battezzata Italikum, peggiore del Porcellum, dichiarato incostituzionale dalla sentenza della Corte costituzionale del dicembre 2013. Il “combinato disposto” di legge elettorale, che potrebbe dare la maggioranza alla Camera dei deputati a un partito che ha nel paese il 20-25% di consensi di chi va a votare (cioè, stando alle ultime consultazioni, il 50-55% degli aventi diritto al voto) insieme con una “riforma” (più correttamente ribattezzata “deforma” dall’avvocato Besostri, animatore dei ricorsi in tribunale per incostituzionalità dell’Italikum), che svuota il Senato delle sue competenze legislative e i cui componenti, ridotti a 100, non sono più eletti dai cittadini, ma nominati tra i consiglieri regionali, ha fatto parlare eminenti costituzionalisti di “svolta autoritaria.

Nel merito e nel metodo questa “riforma” costituzionale rappresenta un nuovo passaggio, una marcia del gambero, dal governo parlamentare su cui era stata imperniata la Costituzione del 1948, a una forma di governo presidenziale, con ulteriore svuotamento del ruolo e delle funzioni delle assemblee elettive. Basti pensare che l’articolo 12 della “deforma” renziana prevede che sia il governo a dettare l’agenda dei lavori parlamentari. E che il disegno di legge costituzionale per questa “deforma” è di iniziativa governativa. È il trasferimento all’esecutivo di funzioni e ruolo spettanti al parlamento. L’approvazione definitiva della “deforma costituzionale” è prevista – ormai senza intoppi per la maggioranza renziana (ottenuta nelle ultime elezioni politiche del 2013 grazie allo scandaloso premio dichiarato incostituzionale dalla Consulta) – per la metà di aprile.

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L'analisi dell'imperialismo al centro del dibattito del Forum Sociale Mondiale Tematico di Porto Alegre

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fsm portoalegre2016di Priscila Lobregatte per il portale “Vermelho

Traduzione di Marx21.it

Tema sempre presente nelle discussioni della sinistra mondiale, l'imperialismo, la sua crisi e la minaccia che rappresenta per i popoli per quanto riguarda la produzione di guerre e aggressioni è stato il tema affrontato al tavolo del Forum Sociale Mondiale, svoltosi a Porto Alegre il 22 gennaio.

Diego Pautasso, professore di Relazioni Internazionali di Unisinos (Università di Porto Alegre), ha affrontato alcuni temi  cruciali per la lotta dei popoli a livello globale. Oltre alla crisi economica mondiale e ai suoi riflessi, il professore ha concentrato l'attenzione sull'offensiva neo-conservatrice in America Latina.

Se negli anni 1990, il neoliberalismo ha rappresentato il tratto caratterizzante nel continente, il decennio del 2000, ha spiegato, “ha permesso la rinascita e il rafforzamento dei progetti popolari di centro-sinistra, vari governi progressisti si sono installati e ciò ha garantito il processo di integrazione latinoamericana con il Mercosur, la Celac e l'Unasur. Tuttavia, ciò a cui stiamo assistendo oggi è un'offensiva neo-conservatrice che sta mettendo a rischio buona parte delle conquiste realizzate nell'ultimo decennio”.

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Con Tsipras la Grecia diventa alleata di Israele

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Cyprus Greece Israeldi Michele Giorgio
il manifesto, 29 gennaio 2016

Atene-Tel Aviv. Per decenni la Grecia è stata apertamente filo-palestinese e il suo cambio di rotta genera preoccupazione ai vertici dell'Olp, tanto che l'ex ministro degli esteri Nabil Shaath, sulle pagine del quotidiano Haaretz, si è domandato se «la Grecia tradirà la Palestina». Ieri a Nicosia il vertice tra Israele, Grecia e Cipro.

Annunciato a metà mese da Benyamin Netanyahu, si è svolto ieri a Cipro il vertice a tre con il primo ministro israeliano, il premier greco Tsipras e il presidente cipriota Anastasiades. Un summit preceduto dalla firma due giorni fa di importanti accordi bilaterali tra Atene e Tel Aviv. Tsipras da uomo di sinistra ha stretto un’alleanza con Israele, dall’economia alla cooperazione militare, che non avevano saputo o voluto raggiungere neppure i leader greci di destra. La parola chiave del vertice di Cipro è stata “gas”. I tre Paesi hanno annunciato la costituzione di un comitato per studiare la possibilità di portare il gas naturale che si trova nelle acque al largo di Israele e Cipro, in Europa attraverso la Grecia.

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Partito Comunista del Vietnam: la rielezione di Nguyen Phu Trong manda un segnale positivo

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NguyenPhuTrongGlobal Times, 28 gennaio 2016

traduzione di Diego Angelo Bertozzi per Marx21.it

Traduciamo alcune interessanti considerazioni del Global Times (tabloid legato al Partito comunista cinese) in relazione al 12° congresso del Partito comunista del Vietnam. Interessante perché, pur non nascondendo le difficoltà e i punti di attrito nella relazione stretta e complessa tra Pechino ed Hanoi e l'interessata presenza statunitense, ritiene saldo il rapporto tra i due Paesi socialisti, entrambi sulla via della riforma e posti di fronte a pericoli di sovversione interna (Diego Angelo Bertozzi)

Il Partito Comunista del Vietnam ha rieletto mercoledì Nguyen Phu Trong come proprio segretario generale per un secondo mandato, segnalando la stabilità del percorso politico del partito al governo.

Il 12 ° congresso nazionale del partito ha attirato grande attenzione in Occidente. L'Occidente vede Nguyen Phu Trong e i suoi seguaci come dei conservatori e membri di una fazione pro-Cina mentre ritiene il primo ministro Nguyen Tan Dung un riformista che è anche vicino agli Stati Uniti. I media occidentali ritenevano che Nguyen Tan Dung, che ha promosso l'adesione del Vietnam  alla Trans-Pacific Partnership guidata dagli Usa (TPP), sarebbe stato il nuovo segretario generale e che avrebbe avviato una nuova fase di riforme.

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Argentina: ritorno al passato

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argentina proteste poliziottidaAvante!, settimanale del Partito Comunista Portoghese

Traduzione di Marx21.it

Prigione, repressione e licenziamenti in massa sono all'ordine del giorno in Argentina. Un mese dopo l'assunzione dell'incarico di presidente da parte di Mauricio Macri, il paese è in procinto di trasformarsi in uno stato di polizia.

Milagro Sala, leader storica del movimento popolare Tupac Amaru recentemente eletta al Parlamento di Mercosur, è stata arrestata il 16 gennaio, in un'operazione di polizia che ha coinvolto circa 40 agenti che hanno fatto irruzione a casa sua. L'imprigionamento arbitrario della dirigente indigena ha scosso il paese, ed è considerato un esempio della persecuzione e dell'oppressione del governo Macri contro i popoli indigeni e i movimenti sociali dell'Argentina. I membri della comunità Tupac Amaru hanno montato un accampamento di fronte al palazzo del governo del dipartimento di Jujuy esigendo la liberazione di Milagro, considerata un simbolo di “lotta, solidarietà e difesa dei diritti”. Anche il gruppo progressista del Parlasur ha immediatamente reagito, diffondendo una nota di protesta.

Questo caso è “solo” uno nel succedersi degli avvenimenti che hanno caratterizzato l'operato del governo di Macri da quando è entrato in carica, il 10 dicembre 2015, in conseguenza della vittoria ottenuta nel secondo turno delle presidenziali, il 22 novembre.

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Adesso si chiamano Small Group

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daesh maceriedi Marinella Correggia
da www.sibialiria.org

La Farnesina informa la stampa della prossima riunione a Roma, il 2 febbraio, del cosiddetto Small Group of the Global Coalition to CounterDaesh. Ovvero: Gruppo ristretto della Coalizione globale per contrastare Daesh.

La nota per i media elenca i 24 membri dello Small Group, che si suppone essere la crème de la crème, il nocciolo duro e puro della lotta a Daesh. Ebbene, in ordine alfabetico, quasi ironicamente il primo dell’elenco è…l’Arabia saudita. Seguono poi (a parte l’Iraq come paese vittima, e altri paesi arabi; ma la Siria non c’è; e non c’è la Russia, né l’Iran) entità come Emirati, Francia, Kuwait, Qatar, Regno Unito, Turchia, Usa. Insomma proprio quei soggetti, diciamo Nato/Golfo (più i satelliti), che individualmente o in forma aggregata sono stati determinanti nel far esplodere l’atroce fenomeno autodefinentesi Stato islamico o Califfato, in sigla Isis o Is o Isil.

Le petromonarchie lo hanno nutrito sin da piccolo, con dollari e armi quando magari si chiamava con altro nome (i flussi di denaro dal Golfo proseguono). La Turchia ha retto il passeggino agevolando l’andirivieni di “combattenti” in Siria. La Nato gli ha fatto da forza aerea con la guerra in Libia del 2011, regalandogli l’ingresso nel paese nordafricano e in molte aree saheliane. Gli Usa e altri paesi Nato gli hanno fatto da maestri d’armi, addestrando a caro prezzo gruppi armati in Siria, poi sfociati in Daesh o parimenti demoniaci.

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